menu

IVANO MACALLI

ISTAT, ENTI, ISTITUZIONI,STATO e cittadini

ISTAT Mese di Febbraio, riceviamo una lettera dall’Istat che ci chiede di partecipare come famigla campione all’ennesimo rilevamento sui consumi. Che culo. Non rispondo. Una settimana dopo dal Comune di Crema ricevo un sollecito di risposta con numero di telefono della responsabile della raccolta dati del questionario. Obbligo di risposta in ottemperanza all’articolo 7 del

ISTAT
Mese di Febbraio, riceviamo una lettera dall’Istat che ci chiede di partecipare come famigla campione all’ennesimo rilevamento sui consumi. Che culo. Non rispondo. Una settimana dopo dal Comune di Crema ricevo un sollecito di risposta con numero di telefono della responsabile della raccolta dati del questionario. Obbligo di risposta in ottemperanza all’articolo 7 del decreto legislativo n. 322/1989, DPR 20 maggio 2019 che prevede sanzioni da 200 a 2000 euro in caso di rifiutata partecipazione. Mi informo ulteriormente e ho la conferma dell’obbligo. Prendo contatti con la responsabile, gentilissima, che dopo pochi giorni mi recapita il diario di compilazione giornaliera per i primi 14 giorni di Marzo. Diligentemente compiliamo i costi dei generi previsti dal rilevamento. Alcune spese non compaiono, come la spesa di riparazione di una bicicletta. Anche lo scottex non compare, ma poi ad interpretazione, troviamo la casella da riempire. Il ciclista lo annoterò su un foglio a parte. Passati i primi 7 giorni dobbiamo indicare i luoghi di acquisto dei vari prodotti specificando se presso negozi tradizionali, mercati, supermercati. E questo vale anche per i 7 giorni successivi. Tra gli altri adempimenti chiedono riscontro delle spese e degli strumenti di pagamento, ma solo per le spese del 2 marzo. Chissà perchè proprio quel giorno che magari non siamo neppure usciti di casa. Rimangono altre due settimane per dichiarare acquisti non previsti dal questionario. Es.: l’acquisto di un paio di scarpe o maglione in saldo. Capirete che in periodo di colori sgargianti, con i negozi chiusi, di acquisti se ne faranno pochi. Ne terrà conto l’Istat o la famiglia campione risulterà solo morigerata negli acquisti? Ma non finisce qui. Su un foglio a parte, naturalmente, prima o dopo il ciclista, non è ancora prevista la compilazione in linea, devo sommare, faccio solo degli esempi, le spese effettuate per assicurazioni, spese condominiali, utenze varie sostenute negli ultimi dodici e tre mesi. Il questionario è comunque più articolato perchè in Italia è pieno di gente che si produce beni da sé, in orti, vigne e stalle e magari li regala. In questo caso è necessario dichiarare le quantità espresse in grammi e chili. I litri non sono previsti. Meno male che abitiamo in città. Nel questionario sono anche contemplate domande su viaggi, gite fuori porta , viste a musei ecc. ecc. Di questi tempi, ma forse aggiornare il questionario ai vari tempi che corrono sarebbe troppo complesso. In verità basta bypassare le pagine che non ci riguardano. Vogliono anche sapere chi della famiglia ha compilato il questionario. Per desumere cosa? Se in famiglia si collabora o se ci sono ruoli ben distinti e definiti? Dimenticavo: dopo una breve intervista iniziale ne seguirà una finale, anche se raccolti i dati, la signora responsabile potrebbe richiamarci telefonicamente per delucidazioni. Naturalmente in questo periodo il questionario mi è stato recapitato nella cassetta della posta, come avverrebbe la restituzione qualora volessimo evitare incontri troppo ravvicinati. Il resto si sbriga per telefono. Naturalmente vogliono sapere se si fuma, se si gioca al lotto e quante bottiglie di vino si sbevazzano in un mese. Non chiedono se ci droghiamo.
Naturalmente, per la privacy, l’Istat fornisce tutte le rassicurazione sull’utilizzo dei dati forniti che verranno distrutti dopo sessanta mesi. Ultima fatica ci chiedono se la compilazione è stata una rottura di palle o “ci siamo divertiti”.
Compiuto il nostro dovere di bravi cittadini, anche o soprattutto per le sanzioni, rimane sospesa la domanda: dobbiamo sentirci SPIATI? Scusa Anna, avrei potuto incollare queste righe in quota al tuo post, ma forse i rapporti tra Istituzioni e cittadini meritano una discussione a parte.
P.S.: su alcuni social è in corso una raccolta firme per cancellare l’obbligo.

IVANO MACALLI

18 Mar 2021 in Società

11 commenti

Commenti

  • Come in premessa, Ivano: che culo!
    Ma dai, in questi periodi di lock down, ti fa passare un pò il tempo, no?
    Tienici info sugli sviluppi, per parte nostra, andremo fieri del fatto che un assiduo di CremAscolta ha contribuito a meglio delineare caratteristiche e abitudini del popolo italico!
    Bravo (ob torto collo!) Ivano….. e family!

  • Che storia! Bel post. I sondaggi mi hanno sempre intrigato, e ne sono diffidente. Non solo perché capita che la gente vuol fare bella figura: e se sbevazza di brutto, dice che beve poco; se fuma dieci sigarette al giorno, dice: quattro o cinque. I sondaggi, utili e anche comodi, mi ricordano una collega giovanissima che, dopo il lavoro, integrava lo stipendio magro (era in ufficio con me con un contratto da precaria), al Call Center di una cittadina, dalle 21 alle 2230, tre giorni la settimana, per un un’istituto di sondaggistica. Ditte private che volevano sapere i gusti dei consumatori, anche partiti politici, eccetera.
    Era una ragazza timida, religiosa, che non leggeva altro che la Bibbia; si era intrippata con i Focolarini, e se la sondaggistica è questa…

  • La modalità compilativa manuale mi sembra arcaica, anche per un fossile come me. Le telefonate fuori luogo poi. Ma come, niente documentazione di ritmi sessuali? Ma allora è un’inchiesta rispettosa e morigerata!
    Di questa amministrazione ho stima, ma mi secca che dietro di ciò ci sia quella parola magica: “progetto di…”
    A, mbe’, se è un PROGETTO allora… E poi dietro un progetto c’ è un consulente, gente al lavoro, e allora in breve arriviamo alla liturgia del supremo, l’altissimo.
    Chi? Ma il PIL che anche così cresce! Perché nessuno dice state buon che consumate di meno, no, agitatevi furiosamente!
    Pensavo che il real decreto delle Due Sicilie sul “facit ammuina!” fosse relegato fra le barzellette (vero o falso che fosse). E no, ecco che rispunta.
    Sull’obbligatorietà poi non ho parole. Non proprio per la privacy, sulla cui esigenza di riduzione nella nostra scietà mi sono espresso anche sul post di Anna, ma in ogni caso da sempre in passato. No,non per questo.
    Sapete, come coltivatore di orchidee intendo esprimere contraretà, secono il principio di salvaguardia orchidica, il diritto al “non mi rompete le orchidee”!

  • Altra chicca del questionario: tabella a doppia entrata da crocettare dopo la domanda fatidica: Relativamente all’acquisto dei seguenti beni e servizi, come ha modificato i suoi comportamenti di spesa rispetto ad un anno fa? Le risposte relative a cibi, bevande, abbigliamento e calzature, spese per la cura e l’igiene personale, visite mediche ed accertamenti periodici di controllo, carburanti per mezzi privati, viaggi e vacanze con tre opzioni di risposta suddivise in più colonne contemplate in “un anno fa li compravo e”, 5 risposte possibili, e “un anno fa non li compravo e”, qui con due possibilità di risposta. . A parte il fatto che un anno fa eravamo già in lockdown e che lo Stato sa benissimo che di spostamenti e viaggi nisba, con risparmio di carburante collegato, la cosa più divertente è che anche al bene “cibo” e “cura e igiene personale” sono previste due possibili risposte: ho iniziato a comprarli e continuo a non comprarli. Naturalmente la tabella è molto più articolata e non vorrei annoiarvi troppo. Ma mi chiedo: se rinuncio a medicina preventiva e periodici controlli programmati perchè in cassa integrazione o senza lavoro, causa pandemia, ci sarà qualcuno che rispetto ai due ultimi beni menzionati, cibo ed igiene, risponderebbe che “un anno fa non li compravo, adesso ho iniziato a comprarli o continuo a non comprarli? E l’analisi potrebbe continuare.
    Invece, relativamente ai rapporti tra cittadini, enti e istituzioni, in questo caso l’obbligatorietà della risposta pena sanzioni, vorrei chiedere come mai il cittadino ha tanti obblighi quando per esempio l’Inps dopo i dodici mesi di legge più i tre di elaborazione della pratica, a distanza di diciotto mesi non mi ha ancora pagata la liquidazione? Non vorrei insomma arrivare alla conclusione che se il cittadino ha degli obblighi (doveri), le Istituzioni o Enti no. I cittadini i diritti se li può dimenticare. Ma sarebbe una conclusione o domanda retorica. Povero Inps che si è visto appioppare anche cassa integrazione, redditi di cittadinanza ed emergenza e ristori vari. Come fa poverino a far fronte a tutto magari senza incremento di organico? Ad un mio sollecito ci mancherebbe solo che mi rispondessero di accontentarmi perchè almeno io la pensione la percepisco, invece chi è rimasto senza lavoro ha diritto per primo a ricevere i sussidi promessi perchè altrimenti non mangerebbe. E per molti è davvero così, ma non per tuti, inutile citare i delinquenti che hanno indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. Invece la sede preposta al pagamento, quella di Como, neppure risponde, dopo che l’efficientissimo servizio della casa madre nel servizio My Inps mi ha immediatamente risposto indirizzandomi a quelli di confine. Senza riscontro, se non un sms che lapidario recitava che mi sarebbe stata liquidata a gennaio 2021. 2021? Ma sì, siamo solo in marzo e noi ex statali abbiamo un sacco di pazienza. Preciso, la norma fu scritta durante l’ultimo governo Berlusconi a nome Brunetta che ci divise in due scaglioni di dodici e ventiquattro mesi, più accessori. E che adesso ci ritroviamo ancora ad affiancare il governo e sempre alla Pubblica amministrazione. Che bello.
    Scusate la lunghezza.

  • Ivano,in merito al finale del tuo commento qui sopra, senz’altro ricordi bene la canzone di DeAndrè che metteva in relazione la “statura” e la “carogneria”, causa l’eccessiva vicinanza tra cuore e buco del c…!

    • 😟😀👏

    • Uno dei suoi album migliori, anche se il titolo “non al denaro, eccetera” fu poi in contraddizione con i proficui proventi che consentirono al cantautore non pochi sfizi. Comunque, in “Un giudice”, quella significativa vicinanza era compensata dalla (almeno supposta) “virtù meno apparente”, con la ragazza dal “dubbio impertinente”.
      A proposito, Francesco, De André ha sempre dichiarato 175 cm di altezza e 75 chili di peso. Francamente, quando l’ho visto in un paio di occasioni (e non era ancora sulla cinquantina), mi è sembrato che si fosse concesso qualche centimetro in più e diversi chili in meno. Vanità artistica.

  • A dire il vero, Pietro, mentre con Enzo Jannacci ho avuto buona ….familiarità, Faber dal vero non l’ho mai incrociato, ergo non saprei proprio entrare nel merito.
    Nel tuo commento, quel “(almeno supposta)” vista la fattispecie …….. mi ha proprio divertito!

  • Consegnato all’Istat il diario delle spese di Marzo, poche in verità, un po’ perchè non siamo consumisti, un po’ perchè con tutto chiuso si tiene chiuso anche il portafoglio. Ora aspetto, da prassi che l’istat mi ringrazi per il mio senso civico e onestà delle risposte. Però un appunto vorrei farlo: nel questionario sono previste crocette sull’uso e abuso di giochi come Lotto e gratta e vinci. A parte il fatto, con avvertenza ipocrita statale, che il gioco crea dipendenza patologica, come lo sono le droghe, vorrei sapere perchè a questo punto non chiedono anche se il consumatore usa eroina, cocaina, cannabis, anche sintesi, ed altri vizi più o meno confessabili che probabilmente creano anche loro un mercato. Certo, l’Istat violerebbe la privacy e alcune domande sarebbero inopportune. Poi c’è molto spazio alle produzioni fai da te, pomodori in vaso sul davanzale o orticello, o come se quasi tutti abitassimo in campagna, frutta dei nostri alberi e marmellata derivate, se consumate in proprio o omaggiate. Insomma, solo degli esempi, forse il questionario andrebbe rivisto. In attesa che siano resi pubblici i risultati di quest’ultima indagine per capire quali sono i consumi di sintesi delle famiglie campione e se la mia si identifica o meno. O se siamo degli originali fuori dal coro. Boh.

    • In effetti secondo il catechismo della chiesa cattolica sarebbero tutti vizi, anche il consumo di “eroina, cocaina, cannabis”, per non parlare di “altri vizi più o meno confessabili”, che se ho ben inteso, Ivano, sono quelli descritti dal canone 2514 in avanti. Va detto però che l’ISTAT dovrebbe riferire, pur essendo noi in Italia e quindi molto sensibili a tale catechesi, non a certe istituzioni ma allo Stato italiano.
      Allora, forse la spiegazione delle domande sul lotto e sul gratta e vinci sta nella loro funzione di customer satisfaction survey, nel senso che è lo Stato il fornitore di tali svaghi popolari e quindi è normale che cerchi di monitorare la fidelizzazione dei propri clienti. L’Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli, dopo lo scorporo delle relative strutture dal Ministero dell’Economia e Finanze, non si occupa più solo di sali, tabacchi e chinino, come le organizzazioni che l’hanno preceduta storicamente. Anzi, fermi restando gli introiti da tabagismo cancerogeno, il gioco rende una fetta notevole del fatturato e del risultato operativo.
      Inoltre, visto che dopo la legge del 20 febbraio 1958 n. 75 lo Stato è uscito, almeno ufficialmente, dal business della prostituzione, è normale che l’ISTAT non s’informi, in questa materia, sulla clientela altrui. Ciascuno fa il suo mestiere e infatti la mafia nigeriana non si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione (non so se questa mafia di diletti fratelli invii questionari).
      Anche per le droghe, almeno sino a oggi, lo Stato non sembrerebbe avere interessi commerciali diretti, per cui pure questa potrebbe essere una spiegazione della mancanza, nel questionario, di domande circostanziate sulle sostanze stupefacenti.
      Insomma, tutto sommato questa parte del questionario mi sembrerebbe coerente con la mission statuale e con i conseguenti orientamenti di mercato.
      Quanto ai pomodori sul davanzale e alla produzione di marmellate al PM10, si tratta ovviamente di un tocco di poesia, di una pennellata di colore per accrescere la nostra fede nella sostenibilità della vita urbana.

  • Caro Pietro, lo Stato per quantificare gli introiti del gioco legalizzato non ha bisogno dell’ISTAT. O magari farebbe bene ad interrogarsi sul perchè dell’aumento esponenziale di questa attività che coinvolge un sacco di cittadini, non il singolo, che come unica chance confida solo nella botta di culo, non nell’elemosina, doverosa per alcuni, non per tutti, dello Stato sociale.

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti