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ADRIANO TANGO

La giornata mondiale dell’acqua: una volta solo un problema di giustizia planetaria

Moniti che ci lasciavano forse turbati, ma in fin dei conti alla fine presto dimenticati: • Oltre un miliardo di persone nel mondo non ha accesso ad acqua potabile. • Un bambino su cinque muore per sete o per malattie legate al consumo di acqua non sicura. • Il 40% della popolazione globale convive con

Moniti che ci lasciavano forse turbati, ma in fin dei conti alla fine presto dimenticati:

• Oltre un miliardo di persone nel mondo non ha accesso ad acqua potabile.
• Un bambino su cinque muore per sete o per malattie legate al consumo di acqua non sicura.
• Il 40% della popolazione globale convive con problemi di scarsa disponibilità d’acqua
• La scarsità sarà alla base di tensioni e conflitti armati (se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI secolo avranno come oggetto l’acqua).

Già, ma noi apriamo il rubinetto e scorre! E anche a basso prezzo!

Nel 1992 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Mondiale dell’acqua, che ricorre oggi.
Ma a che punto siamo? Lo sapete che il problema ce lo ritroveremo presto in casa?
In Italia, avvisa l’Istat, la media dei consumi si aggira intorno ai 245 litri quotidiani a persona, cinque volte il necessario.
Solo l’1% dell’acqua viene utilizzata per bere, la maggior parte (39%) è utilizzata per doccia e bagno: solo per lavarsi i denti, si possono sprecare fino a 30 litri d’acqua al giorno. E lo sciacquone? Pulizia igienica con “chiare, fresche, et dolci acque”!
E ben sappiamo delle colpe istituzionali,della quantità che si perde a causa del cattivo funzionamento delle reti idriche: la media nazionale è del 40%.
E la Lombardia presto dovrà abbandonare la sua vocazione per le monocolture e le stalle, divoratrici d’acqua.
Un ritornello che ho già cantato, con dati, ma fin quando il rubinetto butta, fin quando lo sciacquone va e annaffio il prato con acqua potabile…
Ho più volte sottolineato gli adeguamenti urbanistici, i requisiti di concessione edilizia con impianti di recupero inclusi, gli adeguamenti di strategie agricole necessari.
Ma invece i politici non si azzuffano per l’allestimento di nuovi bacini, ma di uno stadio!
Siete stufi?
Io il mio dovere di Cassandro lo faccio lo stesso.

ADRIANO TANGO

22 Mar 2021 in Ambiente

13 commenti

Commenti

  • Credo che Isralele sia stato il primo a produrre i pomodorini piccoli con irrigazione a goccia. Era ed é in buona parte territorio desertico. Non li hanno inventati a Pachino, credo. Imparato a Expo 2015. Tutto il padiglione era dedicato a quello, con interessanti filmati d’epoca. Di necessità virtù.

    • Ricordo anch’io la stessa cosa di Ivano, riguardo all’Expo.
      Quanto al tuo “cassandrismo”, Adriano, fai bene a insistere, anche perché ormai non sono più vaticini ma fotografie di situazioni attuali. Per l’acqua già si combatte e sappiamo che si combatterà sempre di più.
      In aggiunta al problema della quantità di acqua, inoltre, ricordiamoci anche di quello della sua qualità. La questione dei depuratori, ad esempio in Italia, è indicativa. E basta un giro in campagna tra le nostre rogge per rendersene conto. Figuriamoci poi in certe altre parti del territorio nazionale.

  • Esatto! E questa è la pria cosa da fare. La seonda è sostituire il fieno cn un’altra pianta da arido che ra mi sfugge. La terza è l’aratura profonda. La quarta far fuori le mucche. La quinta il recuero obbligatorio delle acque grige con i oppi condottidomestici. La sesta i bacini di raccolta dell’acqua piovana….,.

  • Mio figlio, il geologo, mi prestò un bel testo sull’acqua, con tanti stimoli sui metodi più astrusi di raccolta, a partire dagli Egizi, e sulle liti per l’acqua: causa fra Stati americani confinanti per furto di nubi (con tecica di inseminazione), assalto al treno di banda a cavallo (forse Messico) per furto d’acqua dalla riserva nei serbatoi…. Posso sempre chiedergli di ridarmi il titolo. Ma come ci ricorda Pietro non c’è bisogno di andar lontano, basta la nostra campagna.

  • Da bambini si faceva il bagno al canale e nella vaschetta con cascata verso il Serio accanto alla Van Den Berg. Ai Saletti ho imparato a nuotare. Alla Casinasa, ne é rimasta un’ala in abbandono da anni, verso i Mosi, ci abitavano i miei nonni, nella roggia accanto, da più piccoli si faveva il bagno. Adesso i ricchi hanno le piscine, e di acqua ce ne vuole.
    In pochi anni cosa abbiamo combinato.

  • In verità le piscinette le vogliono anche i poveri che hanno un pezzettino di giardino, quelle orribili vasche di plasticaccia fuori terra.

  • Quando da bambino amavo il mare con l’acqua a mezzo busto il gioco preferito era cercar di prendere l’aragosta per le antenne quando si sporgeva dalla tana. Qusto sul Tirreno. A MIlan marittima invece i bambini riempivano interi secchielli di pesci ago che si prendevano facilmente sotto sabbia.
    Non eravamo solo meno impattanti, eravamo pochi!
    E voi mi dierete, ma se convinvci no che non dobbiamo più riprodurci che risolvi?
    Conto sul passa parola e sulla vostra autorevolezza.

  • Il calo demografico nei paesi occidentali è sotto gli occhi di tutti, più di così si andrebbe all’estinzione. Vecchi, in Italia lo siamo tutti. Leggo qui che questa tendenza è in atto anche in paesi meno sviluppati del nostro. Io credo che il problema sia anche territoriale, con territori deserti ed altri sovrappopolati. Lo abbiamo visto in questo periodo pandemico dove il tasso di contagiosità in territori ad alta densità abitativa è maggiore. Leggo del tentativo di ripopolare al centro al sud, paesi destinati a diventare fantasmi. Leggo del voto ai sedicenni, i pochi, che dovrebbero sostituire l’attuale e vecchia classe dirigente, e qui non sono d’accordo, già diciotto sono pochi, con la formazione affidata in questo momento più ai social che alle scuole chiuse. Distribuire sarebbe la soluzione, in Italia basterebbe, invece che infognare il nord con densità fa favelas brasiliane. Certo si dovrebbe riorganizzare il tutto, infrastrutture in primis, perchè se scelgo il paesino dell’appennino per scappare dal fragore metropolitano vorrei anche che nei pressi ci fosse un ospedale decente e strade per arrivarci, soprattutto di fronte ad una emigrazione anche senile da tanti invocata, con case in offerta ad un euro e magari detassazione incentivante. C’entra anche col consumo d’acqua? Credo di sì. Perchè pensare in grande credo sia lodevole, ma risolvere in piccolo potrebbe esser un primo passo.

    • Mi aggiravo per Penticìdattilo, totalmente deserta, deliziosa su questo monte calabro a cinque dita, sposino anni 70 con mia moglie. Se aprivi una porta ci trovavi appartamenti con i mobili. La gente in quel modo non ci te voleva già vivere più. Tornando all’acqua la desertificazione purtroppo toccherà prima a vaste zone del sud, quindi a maggior regione lo spopolamento. Ecco perché continuo a dire che il sud ha una vocazione per le produzioni immateriali! Il nord invece verdrà sparire vasti territori per subsidenza e avanzamento del mare, e anche una certa riduzine di portata idrica.
      Ma come dicevano i Nomadi? Ma anche se noi non ci saremo programmare il futuro di chi ci seguirà tocca ancora a chi il male l’ha fatto!

  • Adriano, anni settanta, un secolo fa. Ora forse c’è più consapevolezza. Invidio in questo momento chi vive in case singole piuttosto che in condominio dove il rischio di contagio è altissimo. La primavera scorsa, dove sto io molti, ora purtroppo si ricomincia. Non c’entra l’acqua, ma il momento è così. La prossima epidemia capiremo tutti che dovremo sparpagliarci. Anche a Penticidattilo chi se n’è andato, alcuni, si pentirà delle migrazioni, obbligate o meno. Qui e ora noi ci siamo, accidenti.

    • Pentidattilo è proprio il paese sede di una neocomunità di migranti, per intenderci. Vedrò di consultarmi con un urbanista, ma la mia ipotesi è quella di una città verticale, meno impattante, ma a blocchi, con ampie barriere spegnicontagio, come facevano i Romani con le insule per il rischio incendio. Come la giri e la volti bisogna essere in pochi!

  • Penso alle grandi città allungate, come nei paesi anglosassoni. Con tante piazze e piazzette all’italiana. E collegamenti frequenti fra centro e la lunga mano delle città. A Birmingham, Midlands, un luogo come Crema a 35 chilometri da Rogoredo, sarebbe Birmingham, con testa, mezzi di trasporto, caratteristiche che fanno parte della metropoli. Noi siamo capaci di avere un municipio a Campagnola Cremasca, che è un pugno di case a un chilometro da Crema. Come se fosse un’altro mondo dalla cittadina. Come a Cremosano, che è attaccata a Crema, solo un campo a dividerla. Se ci fosse più urbanesimo di testa, anche nelle campagne, ci sarebbe più spazio, più cultura urbana, e meno alberi massacrati, meno Biancaneve e i sette nani, e bar dal nome “Dietro le quinte”, visto ieri in bicicletta nel nostro deserto della Bassa che si alza solo un brisinin. Dietro le quinte di che? Hanno fantasia, in campagna.

    • Pieno consenso! E poi mi ricordi Birmingham: mio primo approdo anglosassone ani 90 di una vacanza itinerante, coi miei figli bambii che guardavano stupiti le famiglie di colore vestite a festa con abiti sgargianti, e tanta gente variopinta che si mandava richiami da lontano, ragazze intirizzite ma stoicamentìte in minigonne stile cintura che mangiavano panna montata erogata da bombolette a forma di pene. Il senso dell’essere in terra straniera.

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