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ADRIANO TANGO

La Pasqua delle occasioni?

Una Pasqua diversa. Indubbiamente peggiore, e comunque non tutti l’abbiamo potuta vivere, purtroppo. E allora, cerchiamo di vederci qualcosa di buono? La Pasqua: festa di rinascita a forte impronta naturalistica, divenuta poi ricorrenza religiosa. Festa alimentare, come ogni buona festa, caratterizzata da piatti tipici che abbondano dei nuovi prodotti, specie caseari, purtroppo anche carne di

Una Pasqua diversa. Indubbiamente peggiore, e comunque non tutti l’abbiamo potuta vivere, purtroppo.
E allora, cerchiamo di vederci qualcosa di buono?
La Pasqua: festa di rinascita a forte impronta naturalistica, divenuta poi ricorrenza religiosa.
Festa alimentare, come ogni buona festa, caratterizzata da piatti tipici che abbondano dei nuovi prodotti, specie caseari, purtroppo anche carne di cuccioli animali, ma anche del riciclo delle scorte che non è più necessario accantonare (farina dei precedenti raccolti stagionali, le granaglie tenute per una eventuale risemina in caso di gelate, alla base della “pastiera” il dolce campano di Pasqua, ma anche torte lombarde alle uvette, ricordo della passata vendemmia, salumi che pendevano dai travi come ultima assicurazione contro le carestie).
In ogni caso una festa della nuova abbondanza che ci viene, anzi veniva, dalla nuova prolificità degli animali da cortile, dalla lattazione dei greggi e mandrie, da gemme e germogli, ma anche dal riciclo del contenuto delle madie che si svuotano per far posto ai nuovi prodotti.
Qui di abbondanza quest’anno proprio non se ne vede, salvo per quanti della disgrazia comune abbiano fatto occasione di lucro, maledetti; ma voglia di risorgere tanta.
E allora, in senso figurato, cosa attingiamo dai nuovi prodotti e cosa ricicliamo da quanto ancora conservato e accuratamente custodito?
Perché è una festa del rinnovamento, e quindi mai tanto in sintonia come ora con il motto che compare in ogni angolo: “Nulla sarà come prima”.
Nulla? Quindi buttiamo il bambino con l’acqua sporca? Bando ai proclami e vediamo cosa è urgente recuperare e cosa rinnovare, attingendo a nuove opportunità per questa resurrezione.
Recuperare: già il fatto stesso che la nostra economia non tragga un sospiro di sollievo dalla stagionalità propizia ci deve far riflettere sul dato che è un’economia priva di nessi con la natura, tutta inventata ed artificiale! I derivati hanno addirittura invaso la produzione primaria come concetto!
Quindi per recuperare bisogna fare un passo indietro, mica di tanto, basta una cinquantina d’anni per ridare alle cose il loro valore intrinseco, un problema antico in economia, ben noto già ai Romani.
Chiacchiere, starete pensando (o discorsi alla Grillo).
Iniziamo da una ferma condanna, dall’individuazione delle storture che ci hanno condotto ai fatti che stiamo vivendo, i fattori di economia planetaria che hanno vitalizzato il virus, e faranno esordire i prossimi microrganismi dispensatori di morti e sventure, se nulla facciamo, poi vedremo cosa fare del bambino e dell’acqua sporca, cioè dopo questo severo avvertimento del sistema planetario come darci una regolata.
E il nuovo lievito, o caglio che sia?
Ci sono cose nuove: la voglia di ripartire è nuova, la voglia di giustizia sociale si sta facendo strada, verso famiglie dalle risorse più equamente distribuite, in cui non si debba decidere fra alternative inconciliabili: o la carriera o il figlio; ma anche consapevoli di una natalità accorta.
Ma le Istituzioni, sia pur arrancando, a spot, hanno messo in atto anche altri strumenti di giustizia sociale: la strada da perseguire per ridurre i divari si intravede. E ci sono esempi esteri da seguire: ponderiamoli, senza tuttavia cadere in un’esterofilia modaiola di vecchio stampo.
Possiamo ora contare su una Chiesa rinnovata, che sa parlare alla gente e non costringe all’autoesclusione per una palese distanza bacchettona rispetto al sentito comune, addirittura rispetto alle leggi dello Stato! Facciamone una ricchezza interiore, un tema di confronto. Contiamo su una promessa di energia pulita, e guai a chi fa lo scettico. Quindi, visto che la promessa c’è, cerchiamo di non far guai peggiori nell’attesa!
Ma soprattutto dobbiamo contare su una famiglia e una società evolutive, perché di assoluto non esiste niente, ma solo un “giusto” in rapporto alle esigenze del contesto.
Contiamo su un minor disordine, su una ingegnerizzazione di tutti i fattori in gioco, perché condizioni di sopravvivenza nel sovraffollamento e nella riduzione all’osso delle risorse residue lo richiedono, prima che la navicella-pianeta sia totalmente fuori rotta.
E allora auguri, a tutti gli uomini di buona volontà, in questa festa della saggia rinascita!

ADRIANO TANGO

02 Apr 2021 in Antropologia

16 commenti

Commenti

  • Un testo che condivido, caro Adriano, dall’inizio alla fine. E quanto agli “uomini di buona volontà”, sarebbe bello che, dopo l’esperienza di questa pandemia, avendo imparato che cosa per davvero valga di più e che cosa in realtà valga di meno, sarebbe bello, dicevo, che noi italiani trovassimo, dentro l’uovo di Pasqua che apriremo dopodomani, una sorpresa inaspettata. La sorpresa di una nuova consapevolezza, di una ripresa di coscienza civile, di una “buona volontà” ritrovata: una sorpresa positiva, quella di una rinascita economica e sociale del nostro paese basata su un nostro rinnovamento personale, individuale, interno a noi stessi. Perché è soprattutto dai nostri vizi e dalle nostre virtù personali di italiani che nasce la comunità in cui viviamo e si sviluppa il futuro delle nostre prossime generazioni. Sta a noi, a ciascuno di noi, dare l’esempio, comportandoci correttamente in tutti i campi e gli ambiti da te indicati. Evitando di fare le cose che sappiamo essere sbagliate. Eleggendo i politici che dicono le cose vere anche se dolorose e difficili da realizzare, non i politici che dicono le cose che ci piace sentire e che ci rassicurano nei nostri errori. Smettendola di accapigliarci rissosamente di continuo, divisi in fazioni, consorterie e corporazioni, in guelfi e ghibellini, Capuleti e Montecchi, per il gusto dello scontro e della polemica, sempre a farci sgambetti reciproci sulle cose che ci dividono e mai a cercare di trovare un accordo sulle cose che ci uniscono. Provando finalmente a costruire qualcosa invece di continuare a distruggere quello che resta della nostra nazione. Capendo che essere furbi, furboni e furbetti non è il massimo a cui noi italiani possiamo ambire nel mondo. La lotta alla criminalità e alle mafie, la tutela dell’ambiente, il contrasto all’evasione fiscale e alla corruzione, il ripianamento del debito pubblico, l’avvenire dei nostri figli e nipoti e molto altro ancora: sono tutte cose che non iniziano da qualche provvidenza divina o da qualche fato sovrumano, da qualche complotto internazionale o da qualche potenza straniera, da qualche messia politico o da qualche libro sacro, da qualche congiunzione astrale o da qualche destino ineluttabile ma iniziano solo da noi, qui ed ora, solo dal nostro impegno, realismo e pragmatismo quotidiano. Questa sarebbe una bella sorpresa, per noi italiani, da trovare dopodomani nell’uovo di Pasqua.

  • Cheppiacere festeggiare la pasqua con voi, amici miei (sempre più, ancora, “amici di penna”, purtroppo!) voi, con i quali mi piace scambiare considerazioni, ascoltare e imparare e sapere di essere da voi ascoltato!
    Cheppiacere ritrovarmi in sintonia con il bel post di my brother Adriano, ben sapendo che le nostre posizioni, anche politiche tanto spesso si assomigliano e, nel contempo per la ….” proprietà transitiva” legata al commento di Pietro, ascoltare in sintonia anche le “trasmissioni” di Pietro, ben sapendo che le nostre posizioni, anche politiche non siano magari proprio le stesse!
    E chissà che nell’Uovo” ci troviamo davvero uno stop definitivo alla “furbizia” in favore dell'”intelligenza” (so che ne sarebbe entusiasta anche il mio amico Jack, che sul tema, a suo tempo, aveva scritto un delizioso pamphlet!), un impegno a ricercare in ogni circostanza l’attenzione ai “fatti”, anzichè lo scoppiettare delle “narrazioni”, la presa di coscienza di quanto nelle nostre vite siamo noi e solo noi responsabili di interpretare il personaggio che abbiamo scelto di essere.
    In questa “piazza” , proprio per scelta precisa di CremAscolta, i “personaggi” e “interpreti” non si limitano ovviamente a Adriano e Pietro! A loro mi sono rivolto in modo consequenziale a post e commento, e attendo solo di poter “sintonizzarmi” anche con tutti …los otros amigos!
    Un bel “big abrazo” pasquale dal redattore di CremAscolta.

  • Voglia di ripartire, voglia di giustizia sociale. A mio avviso una bussola c’è (ormai è diventato un mio mantra): la “Laudato si'” di papa Francesco. Lì ritroviamo sia il grido della terra che il grido dei poveri: un’economia sostenibile, rispettosa della natura, e la giustizia sociale. Certo, un conto sono gli obiettivi (condivisibili) e un contro sono i mezzi, ma avere almeno di fronte la direzione è già un buon punto di partenza.
    Auguro anch’io una serena (per quanto possibile di questi tempi) Pasqua.

  • Grazie amici, e Pietro mi riporta alla sorpresa, mentre io mi fermavo all’involucro: l’uovo, metaforicamente. La parte esterna è fatta di tanti aspetti, ma al cuore che ci troviamo? Qualcosa di inatteso. E allora, mi basterebbe, come sorpresa ritrovare la consapevolezza che un’umanità abituata a difendersi da nemici esterni in poco più di una generazione ha interiorizzato il nemico, è artefice dei propri mali. In quest’ottica anche le nostre radici cambiano aspetto, quanto era giusto prima è dannoso oggi, un esercizio interessante per Pasqua, vero?

  • La Pasqua, non so fino a che punto metafora spendibile, tra il venerdì e la domenica in questo sabato di sospensione. Il Venerdì è iniziato più di anno fa con “la morte che dove si presenta fa visite frequenti” (Emily Dickinson), e una domenica di resurrezione lontanissima da venire. Ed è sempre sabato, tra proclami ottimistici e fiduciose attese, smorzate da testimonianze economiche di forte impatto emotivo. E tabelle regionali di prenotazioni fittizie confidando nella buona sorte di vaccini sufficienti. Potrebbero anche non arrivare o ritardare le somministrazioni. In balia degli eventi, pianificazioni che trovano il tempo che trovano, tra paure che si alternano velocissime a speranze brevissime che basta un niente per un equilibrio a dura prova per tutti. Questo sabato non è sabato, è ancora venerdì. Certo, ha ragione Pietro, basterebbero gli esempi, ma chi questi esempi non li ha avuti? Giusto quando parla di uguali opportunità di partenza e comunque di un arrivo non uguale per tutti. E questa pandemia ha mostrato il volto feroce di disparità che si concretizzano in comportamenti deplorevoli o ammirevoli a seconda di territori, formazione, anagrafica di appartenenza, anche classe sociale. Ecco quindi i comportamenti scriteriati da parte di molti perchè non istruiti, non imparati. E’ in momenti come questi che i nodi vengono al pettine, non quando va tutto bene e si è senza fatica tolleranti o garantisti. Micro mondo o cosmo i punti di osservazione di ognuno, vedi il condominio o la città, per distinguere benissimo senso civico ed egoistiche irresponsabilità. Ripeto: se tutti ci fossimo attenuti alle regole fin da subito questo virus sarebbe sconfitto. Senza obbligatorietà di vaccino che tanto fa discutere scienziati, giuristi e filosofi. Se so che guidando ubriaco rischio di andare a sbattere non c’è comunque regola che tenga. Ci sarà sempre qualcuno positivo al palloncino. Comincio a pensare anch’io a questo punto ad una dittatura non solo sanitaria necessaria, tanto i piccoli sacrifici fino ad ora hanno sortito poco. Mi viene in mente Prova d’orchestra di Fellini e la fine di quella sconclusionata orchestra di mentecatti alla fine soggetta all’autoritarismo del direttore. E’ questo il finale di partita che si prospetta? Amen.

    • Un ottimo esempio, Ivano, quello che fai ma speriamo che il finale di partita non sia quello del film. Sono d’accordo che è in momenti difficili come questi che “i nodi vengono al pettine”. E di nodi, adesso, in Italia ne stanno venendo al pettine parecchi. Certo, dovremmo avere l’onestà e il coraggio di ammettere che la pandemia ha avuto un effetto di accelerazione, drammatico ma soprattutto di catalizzazione, dei varii nodi che negli ultimi decenni si erano già formati nel nostro paese, dal debito pubblico fuori controllo alla disorganizzazione istituzionale e amministrativa, dalla farsesca balcanizzazione della politica alla mancanza di crescita e produttività, dal parassitismo economico causato da certi assistenzialismi al blocco quasi completo del cosiddetto “ascensore sociale”, soprattutto per le nuove generazioni.
      Tuttavia a volte è in questi “momenti difficili” (raramente, però in certi casi succede), una volta toccato il fondo, per di più con una media di quasi trecento morti al giorno di Covid in tredici mesi (110.000 morti : 400 giorni = 275, alla faccia della “influenza solo un poco più forte”), è in questi momenti, dicevo, che potrebbero spuntare energie e forze nuove, che si potrebbe provare a rinascere, tentare di ricominciare, cercare di risorgere.
      Ovviamente, si tratta solo di una speranza. E la speranza, si sa, è l’ultima a morire.
      Ma se non si spera di risorgere a Pasqua, per credo religioso o per spunto narrativo, sarà forse più difficile sperare di risorgere in un altro momento.

    • “una dittatura non solo sanitaria necessaria” ci dici Ivano, un tema che ho sempre affrontato alla luce della storia, specie quella antica. La dittatura è un sistema semplice per le cose semplici, dalla logica cristallina del bianco o nero. Se la stragrande maggioranza degli Italiani sostiene la vaccinazione coatta non saranno mica scemi: cosa semplice, soluzione semplice.
      Ma se parliamo di economia, di società, di futuro, le cose si complicano, a partire dal concetto di efficacia versus efficienza. Già, tutti gongolano se il PIL sale, ma questo è il bene dell’Umanità? Efficacia sì, efficienza no. Una popolazione con buone prospettive di vita richiede una suddivisione delle risorse, ma questo è il punto d’arrivo per una società che guarda al futuro? Direi che è un concetto efficace per una Società civile, ma non sempre efficiente per la voglia di fare. Visto come si complicano le cose? Se poi ogni aspetto lo compariamo con un’altro con una serie di “if”, buonanotte; quale dittatore troverebbe il bandolo della matassa?
      Ma ci vuole tanto a dire semplicemente che i totalitarismi sia di destra che di sinistra sono la sciagura del mondo, salvo emergenza? Certo, di fronte a un pericolo imminente il popolo deve obbedire, e basta, come nella convinzione della disfatta incombente deve rinunciare a ogni egoismo e mettere in comune tutte le risorse, ma nella variegata gamma di stadi intermedi?
      E nelle proiezioni degli effetti dei comportamenti verso il futuro?
      Ecco allora che si sente l’esigenza di una terza via, che si tinge di libero arbitrio nell’ambito di un’organizzazione salda e punitiva quando serve, di preparazione, di rispetto delle regole senza annullamento dell’ideazione di nuove soluzioni…
      Difficile vero?
      Ma guardiamo a una tribù di macachi, e se ci riescono loro…
      Ma pensa che ti doveva uscire da quest’uovo di Pasqua…
      Ma Cremascolta è un labratorio, esiste per questo.

  • Un’occhiata alla stampa: Speranza minacciato di morte, Salvini gongolante che lo accusa di scelte ideologiche e non scientifiche, e sai la pancia della gente, componenti di governo in fortissimo contrasto dopo accordi fittizi per il bene dell’Italia. E la nonna di Fedez? E l’influenza degli influencer ai quali addirittura Draghi si è affidato? Per denunciare le incongruenze o per non dichiarare che nella domanda di vaccinazione mancavano dati che ne avrebbero rallentato la prenotazione? Quale bene, quale Italia? Quale Governo?

    • Bravo Ivano, questo vuol dire far la sentinella, fare. Perché che facciamo altrimenti, ci sediamo e aspettiamo che piova, altra preoccupazione annunciata che si aggiunge, fra l’altro. In altre parole Cremascolta serve a questo.

    • Sì, le minacce a Speranza. E poi, messo a fuoco il portone dell’ISS a Roma. Quindi due bombe incendiarie contro il centro vaccinale di via Morelli a Brescia. E non finirà certo qui. Ne vedremo ancora, di cose del genere, dopo tutto quello che è girato e continua a girare sul web. Comunque, le indagini sono in corso. E non sembra che gli autori siano dei grandi geni dell’attentato. Anzi. Per cui, magari qualcuno di questi delinquenti verrà beccato. Speriamo. Due le piste: una è ovvia. L’altra forse è quella di frange degli scontenti delle chiusure (mah…). Intanto gli italiani capiscono meglio con chi si ha a che fare in certe circostanze e dopo talune prese di posizione mediatiche. Personalmente sono contento della tabella diffusa in questi giorni sulle prenotazioni per il vaccino. Per me, nella fascia dai 60 ai 69, prenotazioni dal 22 aprile e vaccinazioni tra il 13 maggio e il 9 giugno. Salvo ritardi. Vabbè, se anche si va in là di una o due settimane, ci può anche stare. Riuscire a farmi vaccinare prima dell’estate, nonostante Fontana, Gallera, Moratti & C., mi va benissimo. Speriamo in bene. E alla domanda di Ivano “quale Italia?”, rispondo “l’Italia delle persone di buon senso, buona volontà e buoni costumi, che manda avanti il paese giorno dopo giorno, nonostante l’Italia dei furbi, dei parassiti e degli arruffapopolo. Qualunquismo? No, realismo.

  • Certamente Adriano, e ricorderai che ho sempre tuonato contro qualsiasi dittatura, del pensiero quando si impone troppo e politica, il perchè mi è chiarissimo. Nessuno metta in dubbio le mie idee democratiche e di libertà. Ma qui siamo in emergenza. E ho citato il film di Fellini non a sproposito. Se un’orchestra in conquistata autogestione non riesce a gestirsi cosa succede? Mi pare che tra no vax ed imbecilli di tante risme il pericolo necessario e voluto per molti potrebbe essere questo. Vedi certe corse a Budapest e polacchi di incontro.Ho citato poi Beckett e il suo Finale di partita. Questo a proposito dei tanti nodi che stanno venendo al pettine perchè la gestione dell’epidemia sta mostrando il lato peggiore di non vax e imbecilli, incapaci di riconoscere come elettorato i propri rappresentanti. Colpa anche di scienza e politica che sono state incapaci fino ad ora di dare risposte credibili ad un popolo oramai spazientito. Certo, il tempo è breve ed aspettarsi soluzioni è come credere ai miracoli, tanto più che vedi vertici lombardi che si avvicendano, ci si domanda, in base allo loro capacità o aderenza? Non stiamo giocando a scacchi e “Beckett era famoso per essere un appassionato di questo gioco, ed il rifiuto di Hamm di accettare la fine imminente può essere paragonato a quello dei giocatori dilettanti che continuano a giocare non accorgendosi dell’inevitabile sconfitta, mentre i professionisti, di fronte ad una chiara situazione di svantaggio, sono soliti arrendersi abbandonando la partita”. Gallera se n’è andato o l’hanno cacciato? Fontana se ne andrà o dovrà intervenire la magistratura. Quelli di Aria se ne sono andati? Tanto per stare in zona. Riprendo la domanda, certamente, ma dopo lo scandalo della loro inettitudine. Angela Merkel ha chiesto scusa, in Italia nessuno. Siamo nelle mani di dilettanti patentati dal loro potere politico o delegato. E’ per questo che non ne usciamo.
    P.s.: Chiudo ribadendo le grosse responsabilità di noi cittadini incapace di rispettare le regole anche in uno Stato democratico che da subito avrebbero dovuto essere più rigide.

  • Pietro, anch’io, classe 52, dicembre, potrò prenotarmi dal 22. Non so se succede a tutti, però ora che la data si avvicina, la mia paura aumenta giorno dopo giorno. Paura del Covid intendo, così che sempre teso mi ritrovo come un censore a richiamare chiunque sconosciuto incontri senza mascherina. Il montare della paura e la fretta credo comunque che siano normali, o no?

  • Io e “padron” Piero prenotati (casualmemte) lo stesso giorno, il 18. Quando si dice sintonia. Vediamo come butta! Unico fatto certo: cambiata l'”aria” , la piattaforma di Poste ( “a gratis”! Ennesima magra/scandalo della Giunta Fontana !!!) ….la va che l’e’ ‘n ghindol!!!!

  • Scriveva Aldo Moro:
    “Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà”.
    Questo tempo dobbiamo viverlo allora con tutte le sue difficoltà, con senso di responsabilità, ma soprattutto con un nuovo senso di comunità.

    Caro Adriano, le tue riflessioni come quelle di tutti gli altri amici, di “tutti gli uomini di buona volontà” che hanno commentato sono una boccata d’ossigeno. Cremascolta è una boccata d’ossigeno.
    Buona Pasqua di rinascita!

    • Ben tornato fratello minore, anche se so bene che eri silenzioso per preminenti ragioni, che ci riguardano tutti, nel nostro futuro. Si andrà avanti alla grande, con un saldo patto intergenerazionale!

  • E sarebbe anche ora e tempo che dalla squallida “patta berlusconica” ( ivi compresi quanto ai suoi sodali di fatto renzi&c) si passasse proprio ad un ben più qualificante “patto intergenerazionale” che punti gli obiettivi reali esplicitati della “transizione ecologica”, per ora solo …..”chiacchere e distintivo” !!!!

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