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FRANCESCO TORRISI

Le acque del Marzale – Lettera aperta al Presidente del Parco del Serio

La strada “del Marzale” l’ex “Provinciale n° 52” la percorro quotidianamente da quando, più di trentanni fa, ho deciso di abitare a Ripalta Arpina. Mia moglie e mio figlio, allora bambino, ci hanno firmato nel 2002 testi e immagini di un bellissimo libro dal titolo “Sul cammino del Marzale” – appunti da un viaggio quotidiano

La strada “del Marzale” l’ex “Provinciale n° 52” la percorro quotidianamente da quando, più di trentanni fa, ho deciso di abitare a Ripalta Arpina.

Mia moglie e mio figlio, allora bambino, ci hanno firmato nel 2002 testi e immagini di un bellissimo libro dal titolo “Sul cammino del Marzale” – appunti da un viaggio quotidiano (a cura del “Nodo dei desideri”)

E’ una strada immersa nel verde che offre soprattutto a podisti e ciclisti un percorso piacevolmente estraneo ad altre strade di gran traffico, sinuosamente inserito tra corsi d’acqua sopraelevati rispetto al piano del Fiume Serio a poche decine di metri di distanza.

Sembra un controsenso quello che ho detto: come possono dei corsi d’acqua di pianura scorrere, sopraelevati di metri, parallelamente, rispetto al corso del Fiume?

In effetti il corso del Fiume Serio ha subito nei secoli un profondo radicale mutamento di percorso che l’ha portato al suo attuale assetto sinuoso, tra Crema e Bocca Serio (il luogo dove il fiume diventa affluente del Fiume Adda) abbandonando quella che era la sua sede più ad est, ora rettificata, impegnata del “Serio morto”.

E veniamo al titolo del post: “Le acque del Marzale”:

Venendo da Crema, abbandonata la “circonvallazione interna” di Via Visconti, si percorre un rettilineo di un paio di Km costeggiato da due rogge parallele che poi, superato l’abitato di Ripalta Vecchia (e il turpe spettacolo più simile ai più tristi paesaggi della guerra in Siria che ad un abitato nel parco del Serio, provocato dai cumuli di rottami e macerie

lasciate da anni dopo l’abbandono demolizione di un mega allevamento di maiali!), in prossimità del Santuario del Marzale si incrociano, scambiandosi l’una con l’altra, passando e ripassando da un lato all’altro della strada.

Le rogge di cui sto parlando sono la Borromea (che prende l’acqua dal fiume Serio, attraverso una presa “palata” a nord di San Bernardino) e l’Archetta – Pallavicina (che prendono acqua dal Naviglio Civico in località Fontanella BG).

I loro fantasmagorici percorsi sono il frutto di secoli di attività di bonifica e regolazione delle zone paludose del “lago gerundo” dal quale emergeva l’”Insula Fulcheria” Cremasca,

Allo stato attuale, la “strada del Marzale”, percorsa quotidianamente da centinaia di amanti della natura (se pure “attrezzata” meritevolmente, anni addietro con piazzole di sosta panoramica) non è dotata di adeguata segnaletica , cartellonistica, se non un unico tabellone,

nel piazzale del Santuario, dove peraltro non si fa riferimento ai percorsi d’acqua delle Rogge che ho citato.

Perchè invece non realizzare, a cura del Parco del fiume Serio una adeguata serie di cartelli didattico/informativi, che consentano ai tanti frequentatori di rendersi conto, “capire”, avere consapevolezza del gran lavoro meritoriamente realizzato nei secoli, con sapiente capacità finalizzato alla salvaguardia e miglior utilizzo del territorio?

Perchè non consentire di avere cognizione, poter “chiamare per nome” i corsi d’acqua che fanno loro compagnia nel loro camminare, spingere sui pedali?

Il Presidente del Parco del Fiume Serio è stato recentemente avvicendato con un personaggio Cremasco, già Preside del locale “Professionale per l’agricoltura” , che, uomo di scuola, credo possa/debba validamente recepire e mettersi in sintonia con la mia proposta tendente proprio a documentare, educare i cittadini.

FRANCESCO TORRISI

29 Apr 2021 in Senza categoria

28 commenti

Commenti

  • Ottimo, Francesco, tocchi un argomento molto importante per noi cremaschi.
    Ho il vostro “Sul cammino del Marzale”, davvero interessante per me, e condivido il piacere di questo percorso (oltre che di quello sul fiume, con qualche …… trucco nei punti che sappiamo).
    Più che giusto l’invito riguardante i corpi idrici e magari qualche riferimento di educazione ambientale in più.
    Su questi temi, come sempre, d’accordissimo.

    • Grazie per l’attenzione e l’apprezzamento, anche da Pietro e Marialisa!
      Ai tempi del libro (iniziava il 2000), le rive delle rogge erano ancora manutenute “a mano”, con rispetto, oltre che delle pendenze naturali dei bordi, della flora e della fauna. Con le ruspe …..tet diers!!!
      Sic transi!

  • La chiesetta del Marsale è un mio luogo di meditazione, di carattere non religioso, ma diciamo esistenziale. Il fascino della zona afferra al primo impatto anche chi è vissuto sotto altri cieli. Non solo, l’interesse alternativo alle grandi opere del passato, l’intimità, ne fanno una meta da turisti raffinati (fortunatamente pochi). E l’acqua ha il suo ruolo fondamentale. Iniziarei allora a pensare anche al mantenimento diquesto fascino quando lasiccità sarà la regola non solo per pochi mesi, perché è allora che i cementificatori assatanati avranno buon gioco per la tombizzazione. Mi chiedo se gli stanziamenti per le riserve minori d’acqua che sta predisponendo l’associazione agricoltori ci possa entrare qualcosa. La rete distributiva c’è, l’utilità di quest’acqua a valle anche, ci manca qualche serbatoio intermedio non cementificato, come dal progetto di tanti mcrolaghi. Ma con chi si parla?

  • Dalla castelleonese a Ripalta vecchia, un chilometro di strada o due, scusate il realismo, a me non me ne frega niente di sapere come si chiamano i due canaletti artificiali che l’affiancano e da quali acque sono alimentati, se rischio di finirci dentro. Oltre, la strada si allarga, ma fino al primo paese è solo disagevole per il transito in auto, oltre a non essere granché da un punto di vista paesaggistico. Isola di Cherso, Croazia, molti anni fa una strada impervia, pericolosissima e bellissima da un punto di vista paesaggistico, da togliere il fiato. Negli anni la strada è stata allargata segando rocce apparse senza un ago di macchia mediterranea nella loro crudezza, da far rimpiangere la pelle d’oca transitandola. Questo per i turisti. Gli isolati invece ben contenti di una strada più sicura e percorribile in meno tempo. Le ragioni del paesaggio e della sua fruizione a confronto. Dopo qualche anno ho benedetto l’intervento.

    • Ma “la strada” no è quella!

  • Il tuo approccio “automobilistico” ad un post che nelle mie intenzioni aveva tutt’altro taglio, mi lascia sconcertato Ivano!
    Ti ho visto in bicicletta, magari con la tua compagna, sulla strada del Marzale e, pensa un pò, mi sarei aspettato tutt’altro da te.
    Resetto!
    Never mind, prendo atto del “non me ne frega niente”, almeno è detto in modo diretto, con chiarezza!
    Un consiglio Ivano: in auto, la strada del Marzale, non percorrerla proprio, per andare a Ripalta Vecchia, non è una strada da “automobilisti”, vacci da Madignano, è tutta bella larga e senza “canaletti artificiali” (sic!) ai lati!
    Quanto all’isola di Cherso, confesso che “non ho il piacere”.

  • Sai Francesco che io evado spesso, e non volevo essere provocatorio o offensivo. Certamente che ci vado in bicicletta, anche oltre naturalmente, noi ci siamo parlati per la prima volta proprio su quella strada, l’ho già ricordato un’altra volta a significare quanto anche a me piaccia quel percorso, così che metto a confronto. Ma a Ripalta vecchia ho nipoti e pronipoti e spesso raccolgo il loro disagio. Se poi consigli di fare il giro dell’oca anche ai residenti, orari, lavoro, scuola allora non ci siamo. Quanto alle acque e alla segnaletica, più specificamente a quelle, io direi che come per un lago o un mare apprezzo l’acqua pulita io credo che il benessere da perseguire sarebbe proprio quello. I nomi sarebbero un valore aggiunto. E scusa l’impertinenza.

    • Ivano non cicredo! Tu che difendi l’edilizia industriale come testimonianza epocale! Stiamo parlando di uno dei biglietti da visita del Cremasco che mi convinsero a metterci radici, e l’altro la morta di Cavenago, mica piazza Duomo, con tutto il rispetto.

  • Forse non ci siamo capiti e voi state esagerando. Ho solo segnalato la necessità di una proiezione da entrambe le parti del primo tratto. Se su un lato c’è si può mettere anche dall’altra. Oltretutto la carreggiata si é già allargata naturalmente grazie ai pneumatici costretti fuori asfalto. Adriano, ripeto, sto parlando del primo tratto partendo dalla castelleonese. Poi si transita meglio e il paesaggio aumenta di interesse. In tutti i casi, credo di averlo scritto tempo fa, il passagio in auto lo riserverei solo ai residenti di Ripalta vecchia. Gli altri facciano pure il giro da Macinano o rientrino da Castelleone. La strada bassa tra Cremosano e Campagnola in alcune domeniche dell’anno diventa ciclopedonale.

  • Madignano

  • Protezione

  • Le strade, a volte persino provinciali (e in certi casi, fino a non molti anni fa, neppure asfaltate), che hanno due rogge ai lati e una larghezza di carreggiata molto stretta, non sono poche dalle nostre parti. Si tratta evidentemente di percorsi un tempo destinati a un certo utilizzo e oggi soggetti a un uso automobilistico spesso eccessivo e senza limiti. Anche se non si tratta di rogge laterali di buona portata idrica ma solo di bocchelli di irrigazione: finirci dentro in macchina è comunque un bel problema. Perché non sempre si conosce l’imprenditore agricolo in zona che ti aiuta agganciandoti al trattore e tirandoti fuori.
    Addirittura, posto l’usuale divieto di transito ai veicoli superiori a una certa stazza, a volte si deve incrociare il padroncino sconsiderato di turno o anche il legittimo conducente di aziende casearie (il vecchio menalàt, oggi meglio organizzato). Insomma, ne esce il solito gioco della fermata a bordo campo, dove c’è un ponte agricolo o uno spiazzo occasionale, per far passare chi arriva in senso opposto. La strada del Marzale è solo uno degli innumerevoli esempi nel nostro territorio. Vedi un paio di tratte intorno a Romanengo o quella dalla cava al Castello, verso Ricengo. Ma ce n’è un’infinità. Ogni pedalatore rurale potrebbe fare una mappa di questa viabilità minore ma indispensabile ai residenti e appetita dai gitanti domenicali troppo pigri per il sellini, la sella o le suole.
    La pedonalizzazione nei fine settimana o in certi periodi dell’anno (con permessi ai residenti, però ben concessi e ben controllati) può essere una soluzione. Ma non è l’unica. E ha ragione Ivano a citare il tratto tra Cremosano e Campagnola (mi sembrava anche quello successivo, tra Campagnola e lo scempio edilizio appena a ponente di Pianengo e della Torre, intendo la località Torre sul confine intercomunale con Crema). Da quanto so, anche il nostro bel “Cammino del Marzale” ha beneficiato o beneficia di simile pedonalizzazione.
    Molti sono percorsi proprio belli. E da conservatore in cerca di guai dico che per parecchi è stato un peccato mettere l’asfalto al posto della strada bianca o della terra battuta (contumelie, prego, lo so).
    Questi percorsi danno molti vantaggi. A partire dal piacere di percorrerli. E magari per finire con lo scoprire tracciati paralleli un po’ più “duri” ma di grande soddisfazione, scendendo di lato (basta un passaggio in un campo o un sentiero coperto dalla vegetazione), in riva al fiume o passando una roggia bassa in un guado ghiaioso o risalendo un costone o tagliando bici in spalla per una scorciatoia su un ponticello dimenticato di vecchi mattoni. Abbiamo una bellissima campagna da difendere e da conoscere, capire e apprezzare.

  • Da considerare inoltre che i due canali hanno una discreta profondità e a regime d’acqua…

    • Ivano le nonne ci dicevano “vedi dove metti i piedi” ma potremmo dire anche le chiappe, che non si bagnino.
      Possiamo mica sciugare il mare per evitare gli annegamenti! Più volte ho avvertito contro il garantismo che imperversa.

  • Andare al Marzale è stato, e in parte lo è ancora, era l’andar a respirare la campagna, al “parco” esterno, la gita anche mentale, anche un po’ pensatoio , butta desideri, caccia dentro speranze, strappa qualche bacio o bacetto o peggio (o meglio) perché era pure camporella notturna.

  • E fai bene, Francesco, a segnalare quel “bombardamento”, quel biciclettare al di là dal fosso e dalle macerie “siriane” dell’ex maialificio. Speriamo non stiano lì il tempo pari all’ex officina vicino a Porta Ombriano rimasta in attesa di diventare qualcosa per oltre quarant’anni (ora sarà negozio biologico). Non starà lì come l’edificio di Via Indipendenza con le colonne di cemento circolari e i vetri da ufficio commerciale polivalente, per la Crema del fare, per decine d’anni come se fossero “minutini”. Crema è un grosso borgo, pure tutto il cremasco non ha fretta nel far le cose. A Castelleone, paese più cremonese che cremasco, va peggio ancora. Non sanno cos’è una ciclabile, e per decidersi come rifare una piazza vicino alla torre, ci hanno impiegato cinquant’anni. In provincia la lentezza è un pregio, anche una malattia.

  • Dai Franco!!! ancora con questi romanticismi!!??…. “Quel ramo del lago di Como…”!
    Cosa te ne fai, tanto non puoi più andare a limonare sulle panchette del Marzale: abbiamo il coprifuoco!! Ti eri dimenticato a causa di un attacco virale o effetto vaccinale?
    Anche quel maledetto Torrazzo, che, oltre a fare una brutta rima, crea quell’odiosa strettoia su via Sconosciuta (xx) Settembre, buttare giù!!!
    “Vengo a prenderti stasera, con la mia Torpedo blu… poti, poti”!!! I teeempiii sooonoo caaambiiaaatiii!! “Gas ai motori verso l’immensità!!

    Non so perché, con milioni di persone che non fanno un cazzo da due anni, sono cosi fecondo questo Primo Maggio, Festa del Lavoro? Forse Festa nel senso “far la festa”?

    • ….tu quoque, Jake, fili (oddio, si fa per dire!) mi !!!!!

    • Pota, non saprei dirle tanto di bello, ma sa che mi è piaciuto! ‘Le’ bel bee, il poti poti della Torpedo blu. Crema è luogo vintage, a parte il futuro di capitale dei pannolini con dieci prezzi concorrenziali, pure le mele golden; a parte il bombardamento lungo il Marzale, dell’ex-maialificio, che è un gemellaggio con la Siria, e potrebbero porci un cartello: affacci su…
      Ma che belle limonate nel piazzale del Marzale! E mano nella mano giù dalla scalinata a farci gli occhioni! Mentre l’altro Torrazzo, non ancora nuovo tuonava contro i peccatori. Espiate le vostre colpe! Si stava in macchina belli distanziati, nel buio, e capitavano pure manigoldi che arrivavano a spaventarci suonando il clacson, e urlandoci sconcerie. Per qualche bacio rubato…..

  • Vivi e lascia vivere

  • Aiutare l’ambiente a rimanere

  • Vivi e lascia vivere, magari con quanto serve per non doversi umiliare, in un ambiente naturale e urbano piacevole, che la bellezza anche quella nutre. Il Parco del Serio è un parco regionale che non conoscevo, prima della pandemia. Non ci andavo mai. Ora, quando sono a Crema, ci vado spesso. Ci cammino, o meglio lo frequento in bici, che ci sono tratti anche piacevoli, che non sembra di essere nel Cremasco. Lungo il fiume, sponda sinistra: da S.Maria al Menasciutto, il Serio Morto, fino al ponte di Sergnano; a Mozzanica. Questi i tracciati che preferisco, anche se ho quasi raggiunto Seriate; ma poi il fiume si abbassa, s’incontrano fabbrichette, e lo sterrato non è adatto a biciclette di città. Basta poco, per rendere il Parco del Serio un luogo piacevole. Questo hanno i cremaschi. C’è di meglio altrove, ma bisogna accontentarsi. Spero che la politica locale capisca l’importanza del fiume, che non è più un accidente d’acqua che passa attraverso, riservato a quattro pescatori che debbono passare in qualche modo la giornata.

  • Cosa ci vuoi fare Adriano delle 14:20 di oggi, ognuno ha le sue paure. Io i nostri fossi, impestati dalle nutrie, con le loro acque putride, li tombinerei quasi tutti. A proposito del guardare dove si mettono i piedi sono notizie di queste ore le morti sul lavoro magari dovute a mancanza di protezione. ad elementari norme di sicurezza. E il paragone non suoni irriverente perchè in fondo io cosa ho chiesto? Ringhiere nel tratto più a rischio. Tutto qui.

  • Via Indipendenza, sessanta anni fa. Davanti ai condomini popolari correva un piccolo fosso, pieno di topi, che salivano la tromba delle scale. All’inizio quei caseggiati non avevano neppure il portoncino d’ingresso. Poi li hanno coperti. Non essendo le fonti del Clitunno non l’ha rimpianto nessuno. Sì, magari suggestive le vecchie fotografie del mercato coperto col fosso fiancheggiato da tigli, e con questo non voglio dire che è meglio adesso, e capisco la passeggiata lungo il Serio che pure io trovo di notevole interesse,-quando non c’è corrente e piogge a nord sembra quasi acqua pulita, ma lungo una canaletto artificiale di acque puzzolenti io non trovo suggestioni. Fosse tutta acqua dai fontanili e risparmiata da scarichi di tutte le provenienze sarei d’accordo, per il resto non enfatizziamo. Iè sultant dai fos.

    • Ivano, sul tema, Pietro Martini ha commentato facendo anche sompaticamente riferimento al libro scritto e illustrato una ventina di anni fa da mia moglie assieme a nostro figlio (Pietro anche lui) allora poco più che bambino. Credo tu non lo conosca e mi farebbe piacere regalartene una copia. Credo ti aiuterebbe ad entrare un po’ meno da ….”automobilista” sul tema del mio post. Cordialmente!

  • IlSerio è un fiume che non è paragonabile, dove scorre e per quello che è, al Ticino, il Po, e nemmeno l’Adda. Il paesaggio del Parco del Serio non è incantevole, ma ci sono alberi (e dove si trovano gli alberi, i boschi o boschetti dalle nostre parti, se non vicino al fiume?), ci sono angoli selvaggi, dove si può dimenticare di essere nella Bassa; di essere nel Cremasco.
    Fino a qualche anno fa non c’era la manutenzione dei perc sul fiume; non c’era segnaletica; gli sterrati erano in alcuni punti impraticabili. C’era chi portava i sacchi di spazzatura, o i detriti di muratura e li scaricava nel Parco del Serio. So bene che cos’è il Cremasco, la sua campagna noiosa e utilizzata solo per produzioni intensive, un paesaggio naturalistico e ambientale modesto. C’è chi trova struggente anche il Canale Vacchelli Ma dopo aver visto i canali navigabili in Francia, o quelli che si alzano e si abbassano a Leeds, i percorsi dei canali nell’alto mantovano (consiglio la Peschiera del Garda-Mantova, noleggio bici, in parte o tutta sul Mincio, con varianti sui canali, gita in salita, che ti accoppa, a Volta Mantovana, e ristoro a Valeggio sul Mincio), è difficile provare emozioni camminando sulle rive del Vacchelli, dove ho passato pomeriggi interi, estati anche, e facevo regolarmente il bagno nell’acqua gelida del canale. Ma non ho nessuna nostalgia

  • Francesco, ricordo il libro che non ho e accetterei volentieri. Ricordo anche, essendo io e Viviana assidui del percorso, non conosco la genesi, ma poi il libro ha preso una strada diversa, che incontrandoci alla Coop, tu eri con Marilisa e io con Viviana, ci proponeste di entrare nel progetto, cosa che poi non si concretizzo’ . Peccato, col nostro contributo sarebbe stato anche più bello. 😊Scherzo naturalmente e non so neppure se ve ne ricordate. Comunque tra la macchina e la bicicletta sai bene cosa preferisco.

  • E poi se ci finisco dentro so nuotare, magari prenderò la leptospirosi ma almeno sarò vivo.

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