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IVANO MACALLI

MACALLI Vs ROVELLI

PENSIERI DI UOMO QUALUNQUE Perché Carlo Rovelli si presta cosi umilmente a farsi prendere per il culo? E se anche non si prestasse perché qualsiasi intervistatore, elegantemente o bonariamente, finisce col farlo? O è solo timore reverenziale di fronte a tanta intelligenza? Solo per riconoscere e sdrammatizzare la propria ignoranza o perché ci si diverte

PENSIERI DI UOMO QUALUNQUE

Perché Carlo Rovelli si presta cosi umilmente a farsi prendere per il culo? E se anche non si prestasse perché qualsiasi intervistatore, elegantemente o bonariamente, finisce col farlo? O è solo timore reverenziale di fronte a tanta intelligenza? Solo per riconoscere e sdrammatizzare la propria ignoranza o perché ci si diverte al gioco dell’assurdo che viene inscenato? Perché Carlo Rovelli esiste, ma allo steso tempo esiste anche il suo doppio che lo imita, fino a farli diventare intercambiabili? Perché non riesce a spiegare quello che per Lui è semplicissimo? Perché il tempo di cui abbiamo esperienza solo intuitiva, dice Lui, è altra cosa rispetto alla linearità di cui abbiamo concretezza? Perché il tempo scorre più velocemente in alto e più lento in basso? E quando anche abbiano verificato che due orologi di precisione posti ad altezze diverse finiscono per segnare ore differenti a noi cosa ce ne frega? E se anche per la gravità i due orologi segnassero ore diverse questo basterebbe per dire che il tempo come lo conosciamo noi non esiste? E se anche la gravità determinasse questo, inciderebbe o inficerebbe la nostra idea di tempo o semplicemente agirebbe su una macchina, sulla sua meccanica? Perché uno sgabello per me esiste e per un altro no? Perché se per me è rosso per altri è bianco? In verità sto attingendo molto da Crozza, e anche se ascolto Rovelli dialogare con Monsignor Ravasi sul tema della luce io non riesco proprio a prenderlo seriamente. Andate a vederlo, in rete si trova, quando spiega o non spiega davanti alla candela, che prontamente accende, perché altrimenti noi non capiamo di cosa sta parlando, cos’è la luce. Secondo me non spiega nulla. Neppure con la candela accesa in primo piano. Se mai vedrete il video osservate anche l’aria di sufficienza e il sorriso ironico, sotto i baffi, del Monsignore. Sinceramente queste mie domande attingono più dalla filosofia spicciola che non dalla scienza, ma anche Rovelli è fisico e filosofo insieme. Più uno o più l’altro? Per alcuni commentatori la filosofia più ovvia. E perché quel vezzo dei sandali francescani? Dipenderà dalla stagione, dalla circolazione, problemi metabolici? Lo avete mai visto con le scarpe? Rilascia interviste solo in estate? Oddio, in verità ognuno si calza come vuole. Perché dice che in teoria esistono gli extraterrestri? Perché appunto si affida sempre alla teoria perché per quella tutto è possibile e mai alla pratica? Eppure la fisica è pratica, non credete? Il piano inclinato non è forse esperienza di tutti come la mela che potrebbe caderci in testa? E questo da sempre, non da Newton in poi. E se poi da lì ne è venuta anche la teoria della relatività ad un comune mortale cosa gliene frega? Perché cercare sempre di spiegare l’impossibile che già la parola stessa lo escluderebbe (Wittgenstein)? Ma quando insegna all’università di Aix-Marseille cosa mai insegnerà quel simpaticone di Rovelli con la sua aria accattivante, bonacciona e naif? Pur sapendo che la fisica è scienza ben più ampia di comparsate televisive o presentazione dei suoi libri. Ma la scienza è anche metodo, non “mi pare, sembrerebbe, mi piacerebbe”, si parte da ipotesi e queste devono essere verificate, altrimenti si cambia strada. Nel L’ordine del tempo, un suo precedente libro, ad una presentazione pubblica, lo stesso riconosce che parla di cose difficilissime da spiegare e da capire, per questa ragione consiglia i lettori di saltare quel capitolo, forse il terzo. Ma allora perché l’ha scritto? Che cavolo di divulgatore è? In verità io mi sono stufato di quelli che per sembrare intelligenti loro fanno sentire stupidi gli altri. Da un concetto di tempo lineare si è passati all’idea, con la relatività, con i quanti, che questo non esiste, ma esistono avvenimenti, parole sue. E questo cosa spiega? Dove avvengono gli avvenimenti? Nel tempo, nello spazio io ho sempre creduto. Il fisico cita spesso Proust e la sua Recherche come esempio calzante, secondo lui, che gli avvenimenti non avvengono in linearità, ma accavallandosi. A dimostrazione di cosa? Secondo me semplicemente di una scelta narrativa, stilistica che niente attiene alla scienza, metafora inutile. Lo cita a fare? Insomma, cos’è il sapere? In verità non voglio buttare tutto in vacca, ma io, uomo comune, faccio esperienza di alcune cose e di altre assolutamente no. C’è l’esempio dei cubetti di ghiaccio e della termodinamica, col calore che passa al ghiaccio e lo scioglie, e che non può poi tornare indietro. E questo per Rovelli sarebbe l’unico esempio di irreversibilità e quindi di linearità, mi pare di aver capito. E se funziona per il ghiaccio che piano piano fonde irreversibile, e perciò lineare, il calore non può ritornare da dove è venuto, perché non può essere interpretativo anche per il resto? E qui appunto si torna al vecchio concetto di prima e dopo, al concetto di tempo come lo intuiamo. E magari da ignorante quale sono non sto ad analizzare che quel progresso scientifico o tecnologico deriva proprio da quei pensieri deliranti che mi rimandano solo alla loro parodia. Le domande prima o poi esigono delle risposte. Perché Rovelli, svestita la divisa da scienziato, o contemporaneamente, è diventato narcisisticamente così mediatico? Non so, qualcuno più intelligente di me me lo spiega?

IVANO MACALLI

26 Mag 2021 in Società

35 commenti

Commenti

  • Grazie Francesco, io avevo inviato una foto di Rovelli. Arrivata o non arrivata quella che hai postato é molto più significativa dei misteri che si vogliono svelare a tutti i costi.

  • La foto: semplicemente , come già accaduto in precedenza, il tuo post era spovvisto di immagine in evedenza ed allora, mi sono permesso completrlo io. Sono contento di …..essermi messo in sintonia!
    Il commento:
    Ivano, non credo di essere “più intelligente” di te e cmq nn ho capito se tu punti ad avere risposte rispetto alla tua ultima domanda con la quale concludi il post “ ….Perché Rovelli, svestita la divisa da scienziato, o contemporaneamente, è diventato narcisisticamente così mediatico?….” oppure ad una delle altre sterminate domande che compongono il post stesso, oppure a tutte quante le domande!
    Io ho incontrato Carlo Rovelli col titolo “Sette brevi lezioni di fisica” (hai letto anche questo?), al quale ha fatto seguito il più …..corposo titolo “L’ordine del tempo”.
    Lo sto rileggendo, credo, per la quarta volta e, solo adesso, mi rendo conto di cominciare ad ….”entrare in sintonia”.
    Si, perchè per poter essere in grado di ascoltare una “emittente” è necessario anzitutto, ça va sans dire, accendere il ricevitore e poi, altrettanto fondamentale, sintonizzarsi sulla stessa frequenza con la quale la emittente trasmette! Poi, se si vuole, si regolano anche bassi e acuti e volume.
    Sono ingegnere meccanico ed ho fatto il percorso scolastico usuale elementari/medie/liceo scientifico/polimi, la “fisica” quindi l’ho masticata, pur a livelli diversi, parecchio.
    Però era la “Fisica di Newton”:, proprio niente a che fare con la “relatività” e ancor meno con la “quantistica”.
    Altro approccio, altro “linguaggio”, altra “sintassi”; non è facile!
    Però, il personaggio, l’uomo che mi si delineava leggendolo, mi ha intrigato da subito e …..non l’ho più mollato. La sua lettura mi da molto e, anche se al momento non “capisco” tutto, mi piace lasciare che “agisca” in me.
    Per via del personaggio, dell’uomo della tua sfilza di domande, ti segnalo un link che potrebbe servire: https://www.youtube.com/watch?v=z157TuQ2ONs
    Poi magari se ne riparla neh.

  • Francesco, dopo il predicozzo delle prime righe ho visto il video senza perdermi una parola. Simpatico Rovelli, uomo qualunque, da invitare a mangiare una pizza o in un bel salotto.

  • …..”uomo qualunque” Ivano?
    Dici?
    Caspita se mi piacerebbe essere “uomo qualunque” di quel portato scientifico/culturale, senza tirarmela neanche un pochetto!!!!

  • Francesco, un albero nella foresta cade. Se nessuno lo ascolta questo non fa nessun rumore.
    Un altro albero cade, lo osservo cadere, ma se nessuno mi guarda io non lo vedo cadere. Non esistono le cose, esistono le relazioni. Alla luce di tutto queste scoperte scientifiche l’uomo dovrà rivedere tutto il suo modo di pensare, alle grandi domande dovremo sostituirne altre. E sarebbe la prima volta da che mondo è mondo, perchè in tanta Storia l’umanità si chiede ancora se Dio esiste o non esiste e perchè la vita è sofferenza o perchè si muore.
    Quanto all’uomo qualunque il mio era un complimento. Rovelli è diventato così pop che in una cena metterebbe tutti a proprio agio, appunto perchè, come dici tu, non se la tira.

    • Rovelli mette tutti a proprio agio effettivamente: organizza delle settimane di convivenza, o full immersion se vogliamo, in località varie, spesso Dolomiti, per pochi selezionati ospiti, cui un mio amico, chimico 85enne, uno ancora da dodici metri in apnea e comprensione illimitata per me pigmeo, ha partecipato. Lo scopo è proprio quello di trasmettere una visione diversa, che serva da nutrimento al nostro spirito.
      Già, ho sempre detto che lo scopo della vita è il pensiero e la sua crescita, in una visione teilhardiana dell’esistenza che si stratifica, e ogni frammento compreso in pancia (in testa non conta) è un reale progresso di tutti. L’attinenza con la filosofia: ma non ti stupisce che al tempo circolare arrivino sia Rovelli che Nietzsche? Gli eventi che generano il tempo, e non si inseriscono nel tempo: è esperienza comune che più cose si fanno e più si ha una percezione dilatata del tempo, mentre da vecchi “il tempo vola” (ma c’è l’antidoto Cremascolta!)
      Non ti affascina l’entanglement, un Universo con gemellaggi indifferenti alla distanza, ormai dimostrate anche per strutture più complesse degli atomi? (si sta tentando addirittura con l’animaletto detto tardigrado).
      Le relazioni che sopravanzano gli oggetti fisici: e se vedessimo le nostre individualità in questo modo? Non era quanto affermava Merlo, da noi incompreso e beffeggiato? Più allarghiamo la nostra visione e più prospettive abbiamo per guardare alla cose “in obliquo”.
      Discorsi da pancia piena, dirà Marino.
      Certo, e poi serve anche la sedia su cui sederci, che statisticamente potrebbe essere anche inesistente in quel momento, secondo un criterio eisenberghiano di oscillazione probabilistica della corporeità versus funzione d’onda, il panino da addentare, che se in quel momento scompare mi incazzo, una persona da amare, che si spera resti fisica e non funzione d’onda e pur vibri in sintonia, ma tutto ciò serve solo a produrre altre unità pensanti per uno scopo comune di immedesimazione comprensiva, e più ci sforziamo e più lasciamo a generazioni migliori di noi con il nuovo meccanismo ora dimostrato dell’epigenetica, e la realtà sarà più vicina al suo senso, perché oggi è meglio di ieri e peggio di domani.

  • L’entanglement, certo, l’interdipendenza, le leggi della natura, ma anche le leggi degli uomini che non corrispondono. Appunto l’individualità, le coscienze di ognuno in situazione di repulsione/avvicinamento che non so se le pietre o gli alberi sentono. Io non vedo questa intercambiabilità di sistemi, non vedo questo incrocio. Io nel groviglio sento l’incontro ma anche lo scontro, soprattutto questo, che ci vede succubi di eventi di cui non siamo causa e allo stesso tempo effetto di creatori di situazioni sempre imprevedibili, che poi è anche il caos della bufera di vento contro interi boschi poi divelti. Così da pensare che fisica e filosofia debbano per forza essere in perenne conflitto, appunto sempre per via delle individualità, ma anche nel cosmo io vedo questo, con le sue leggi un costruire e distruggere uguale a quello degli uomini, come se anche Lei avesse un’anima, sentimenti o amore come quando dalle crepe di un muro sbrecciato nasce un papavero. E tornando alle relazioni allora io concordo che non abbiamo conoscenza di quello con cui non veniamo in contatto, ma se il battito d’ali di una farfalla provoca uragani a migliaia di chilometri di distanza, allora si deve riconoscere che queste relazioni esistono, ma sempre si esprimono tramite le cose, che esistono eccome. E comunque questa mi sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, ma se però qualcuno di geniale mi dice che non esistono cose ma relazioni tra di loro me lo devono dimostrare. Tra due duellanti c’è senza dubbio relazione ma quello che sento di più è il cazzotto che mi spacca i denti. Sia il cazzotto che i denti sono cose, indubbiamente in relazione tra loro perchè un cazzotto dato al vento produce solo spostamento d’aria e i denti non investiti non fanno male. E la teoria dei quanti a me non serve a niente se non per dire che quella particella, il cazzotto, è diventata un’onda, il gesto che mi lascia dolorante.
    Poi su Wikipedia alla voce Entanglement quantistico trovo in un breve paragrafo questo esempio illuminante: “Analogo classico Una versione “classica” può essere così formulata: due amici possiedono due monete, una d’oro e una di rame, e se le dividono a caso senza guardarle; poi uno parte e va ai confini dell’universo. Appena uno dei due guarda la propria moneta sa istantaneamente quale moneta ha l’altro.
    Oh bella, finalmente ho capito tutto.
    Comunque sto rileggendo “Sette brevi lezioni di fisica” neh.

  • “un costruire e distruggere uguale a quello degli uomini”, uguale a quello degli atomi nelle molecole, individualità sublimate in nuove proprietà acquisite dalla fusione in uova materia che trascnde l’ìantecedente (capacità emergenti, iòl tutto che supera la somnma delle parti…). Che poi è quanto accade nell’evento morte, ai massimi livelli di fusione, ma questa è altra storia (ogniuno se ne deve pur dare una sua rrappresentazione no? Anche se Epicuro sosteneva, pare, l’insania del pensdiro di morte io sto con Hermann Hesse, che affermava che bisogna pensarci molto).
    Torniamo a noi, ma come faccio con tutta la carne che hai messo al fuoco!
    Partiamo dall’individualità. Perché noi non saiamo cloni, come i lombrichi che non sono individui in senso stretto? I lombrichi non hanno mai abbandonato otalmente la fase di amalgama (se ne dividi uno ne escono due uguali).
    La vita nasce con “l’individualità”.
    Come illustrato dalla scuola di Santiago, nasce con una membrana fosfolipidica che si forma per puri meccanisami fisici. La cosa si verifica anche mescolando in acqua polvere di meteoriti. Poi dentro, individuo, si sviluppa da altri elementi semplici, in ambiente concentrato e protetto. E questo miracolo della voglia di vita dalla vita, già ci sconvolge.
    Ma perché individuo e nopn clone? Per potenziare le occasioni individuali di successo evolutivo. ma la vita, come gli atomi, si vuol fondere ugualmente e nuovamente!
    E allora nasce il sesso, a partire dai virus, che fanno sesso anche con noi, cioè si ibridano.
    Ora mi spieghi quale opera umanistica potrebbe commuoiverci ed esaltarci più di questa ricostruzione del pensiero, nel dare un senso al tutto? L’espressione “solo gli scienziati possono dare del tu a Dio”, non è arroganza, ma frutto della conoscenza. La scienza serve, è la sintesi dello scopo del nostro cammino, come strumento dalla vista lunga cui possiamo ricorrere, per lanciare un sasso di conoscenza oltre il buio, e forse “ci prenderemo”: avremo profonda conoscenza da mattoncini un po’ più veritieri dei nostri sensi.
    Mi pemetto di “fare il matto intellettualmente” perché sono fra le persone che più stimo, fra queste pagine, ma se qualcuno mi facesse domande anche fuori non avrei pudori, darei le stesse risposte, ma dovrebbe proprio chiedermelo esplicitamente!
    Bravo amico mio, dal dubbio alla ricerca!

  • “Ora mi spieghi quale opera umanistica potrebbe commuoverci ed esaltarci più di questa ricostruzione del pensiero, nel dare un senso al tutto?” Adriano, è vero che come diceva Lorenzo Merlo, anche Lui sta parlando di fisica quantistica sull’altro famigerato bolg, l’esperienza non è trasmissibile, ma riconoscerai anche tu che Rovelli non si accontenta della scienza per spiegare tutto, difatti infarcisce i suoi testi di filosofia e lettere. Se mi dibatto in problemi esistenziali è molto più facile che trovi conforto nei grandi della scrittura e del pensiero speculativo che non in astratte equazioni matematiche. O nelle vite degli altri, che sarebbe anche meglio.

    • La cosa sconvolgente è roprio la convergenza di risultato qualsiasi sia lo strumento speculativo che usi!

  • Prima considerazione leggendo il primo capitolo. Prima di tutto mi chiedo come Rovelli possa essere diventato un autore o scienzato pop. Poche pagine difficili che sfiderei molti a sintetizzarmi in termini concreti. A meno che i suoi lettori non abbiano adeguata preparazione scientifica. Ho sempre scritto che qualsiasi teoria, anche la più astratta, possa essere ridotta a minimi termini. Non ho ancora trovato nessuno che riesca a spiegarmi la teoria della relatività generale tra onde eletrromagnetiche e campi gravitazionali, tra stelle binarie e spazio che é esso stesso campo gravitazionale quando io sono ancora fermo alla mela che cade. In modo comprensibile, é ovvio. Perché si sa, io non ho una mente o preparazione scientifica adeguata. Sarà grave? Ma diffido anche delle menti degli altri. Ritorniamo al pop e al fenomeno in questione. Se assistiamo alle conferenze di o interviste a io credo che si possa diventare pop anche parlando a tutti in modo astruso solo se si hanno carisma fisico e mediatico, se si ha un bell’aspetto e un accattivante modo di fare. E queste caratteristiche Rovelli le ha. Insomma, pur partendo da conoscenze il nostro scienziato é così ruffiano da essere riuscito a diventare un prodotto mediatico. Cosa poi i suoi ascoltatori portino a casa questo non lo so, se non la magia del diventare vecchio e restare giovani secondo l’altitudine o lo sgabello che c’è o non c’è. E in questo caso certo non batte Houdini, però in simpatia é bravo anche lui. Potrò rispondermi a questo dilemma quando qualcuno di loro saprà soddisfare la mia richiesta di prima.
    Solo così capirò se Rovelli é più apprezzato come scienziato o come uomo di spettacolo.

    • La tua fine scrittura è sempre piacevole. E’ comne per la filosofia: quandò si iniziò a dissertare queste persone non avevano le parole per esprimersi, e le fabbricarono. Per la scienza ci sono ma sono ermetiche, ed è proprio per il desiderio di superamento di questo alone iniziatico che la gente segue diffusori come Rovelli. Prima le parole, poi io concetti alieni… Ai sandali non avevo fatto caso, ma poltrtebbe esee benissimpo un Francescamno del terzo ordine, quello semilaico. Lo si diceva anche di Battiato, che ben volentieri attingeva al linguaggio della scienza nei suoi testi.

  • Si Ivano e di Bollani che cosa mi dici?
    Mi preoccupa questo senso di ripulsa, di ….. voglia di trovarci dentro il baco, che troppe persone lasciano che si impossessi di loro quando incrociano uno che è “bello” e anche “bravo”, “sa” e “sa fare” ed è anche simpatico toh!
    Quando incontro quei “super tipi li” io mi dico: si, si può fare! Sto cazzo di umarel può essere anche questo e, mano a mano, mi accorgo di smettere di dare il mio tempo, ai tanti, troppi umarei che il mio tempo non lo meritano, mentre, al contrario, di tempo questa società malata di egoismo e ignoranza, di tempo gliene da davvero troppo, praticamente tutto !!!

  • Francesco, di Bollani ho già detto.

  • O forse intendevi Battiato?

    • No, Ivano, Battiato non c’entra proprio col ragionamento che stava facendo!

  • Potreste leggere il mio libro: “I cieli in una stanza”. Parla sostanzialmente di meccanica celeste ma contiene anche un paragrafo dedicato a “I trent’anni che sconvolsero la fisica”: meccanica quantistica (entanglement compreso) e relatività.

    • Ben tornato Bruno. Per gli altri io ho avuto l’onore di lòeggerlo in fase di bozze, ed è bello, tanto che in sala pubblioca, durante una lezione di Bruno, ho affermato che ci trovavo della spiritualità. Ricordi Bruno? Ma a quest’aperturta il Cordani scienziato pragmatico si è sottratto: “Adriano, per favore, lascia stare la spiritualità…”

  • Francesco forse hai poca memoria, ma in un tuo post dedicato, il 17 aprile, mi ero già espresso. Trovi anche una riga di Pietro. Non ho ritenuto di aggiungere altro, o se proprio, preferisco Martha Algerich.

  • Borghes nel 44 pubblicava Finzioni. Solo una riga o quasi: “finché si accorse che anche lui era una parvenza, che un altro stava sognandolo”. Fisica quantistica?

  • Borges, senza h, ignorante.

  • Io parto sempre dagli esempi, così è più facile. I quantisti dicono che si invecchia di più in alto che in basso, o viceversa, non ricordo. Due gemelli e due orologi. Magari i nano-secondi sono misurabili, ma come si fa a misurare l’invecchiamento cellulare? Si può? La Repubblica non me lo spiega. E non ho ancora avuto l’opportunità di chiederlo direttamente a Rovelli.

  • Lezione seconda: I quanti.
    Copio alcune righe e così capiamo come la tecnologia del pc e i transistor utilizzino la meccanica quantistica e se davvero sia una sua applicazione. Anzi, non me lo spiego e lo domando e cerco di capire. Si parla di interazione e di qualcosa che esiste solo quando incappa in qualcos’altro. Come dire che un mail che mi viene inviata esiste solamente quando apro la mia posta elettronica? Effettivamente sì, prima continua ad esistere in un modo non reale, che non c’è. Ma senza la meccanica quantistica, chi ha inventato il computer avrebbe potuto farlo? O l’intuizione è scaturita solo dalla nuova teoria? Insomma, è nato prima l’uovo o la gallina?
    Le righe: “Che cos’è la teoria dei quanti a un secolo dalla sua nascita? Uno straordinario tuffo profondo nella natura della realtà? Un abbaglio, che funziona per caso? Un pezzo incompleto di un puzzle? O un indizio di qualcosa di profondo che riguarda la struttura del mondo e che non abbiamo ancora digerito?”. Ma davvero questa meccanica aiuterà a capire gli altri misteri che, non solo della fisica, non ci fanno dormire di notte? Nell’ultima lezione Rovelli “In chiusura: noi” “si chiede come possiamo riuscire a pensarci nello strano mondo descritto da questa fisica.” E me lo chiedo anch’io. Sono certo che alla fine delle lezioni troverò la risposta o è molto più probabile che aumenteranno le domande.

    • Buona la seconda, Ivano!
      Se vuoi avere “certezze” (che derivano dalle semplificazioni del “macro”, non dalla struttura intima della materia) segui la fisica di Newton che quello che “si vede!” e “si tocca” lo spiega perfettamente.
      La ricerca porta ad altro.
      L’Atomica ha frantumato oltre che l’atomo, Hiroshima e Nagasaki e allora …..uno dice, vabbeh, smettiamola, oddio si potrebbe anche smettere di ricercare, volendo!

  • Chissà che qualcuno mi risponda. Ma davvero senza la teoria dei quanti non avremmo i pc? Lo chiede uno, come diceva Paolini in un suo spettacolo, che non ha mai capito come dei tubi possano diventare dei fili. Parlava delle centrali idroelettriche.

    • I nuovi P.C sono basati sul famoso entanglement, che manco sappiamo cos’è ma già sfruttiamo! Ciò fra l’altro risolve il problema della inaccessibilità dei dati, perché entanglement si è solo in due. Così gira Ivano, così siamo noi già nel mondo fossile, ma con gloria! (con la minuscola, nessuna Gloria, fossile ma ancora…)

  • Lezione terza: fisica e basta, racconto del cosmo, senza filosofia. Per me poco interessante. Campo anche senza.

  • Francesco 17:15. Il problema etico insito della ricerca c’è sempre stato e dal quel “francescano” di Rovelli, nella sua evanescenza o leggerezza, immaginerei un fine ultimo che sarebbe il bene. Ma il pericolo è insito ormai in quasi tutto. Che finchè i quanti, che ancora non capisco cosa siano, tra particelle elementari e tutti i condizionali che una lucida analisi riconoscono, rimangono pura astrazione può andare anche bene, ma hai ragione tu, si deve saper prima dove andare a parare, se mai possibile. Comunque tra relatività e meccanica quantistica che non si riescono a conciliare, anzi inconciliabili, se dovessimo accontentarci di questa tecnologia che orami conosciamo, tra i cyber pericoli che ormai sperimentiamo tutti e chissà quali futuri che si prospettano, io credo che una pausa di riflessione sarebbe auspicabile. E siccome non so se tutto serve a tutto io credo che questi professoroni dovrebbero smetterla di cercare un senso universale tra fisica e filosofia applicabile alle circostanze della vita qualsiasi di ciascuno di noi. Che si ricerchi quel che serve, sarebbe sufficiente, e non mi vengano a dire che prima o poi questa fisica porterà a chissà quale conoscenza. Che è la giustificazione più semplice da trovare: “vedrai che dopo sarai contento”: Tutti gli uomini passano la vita ad interrogarsi tra tanti se a tanti ma. Non abbiamo bisogno dei loro “condizionali”. O mettiamola così: per un uomo comune che noia la narrazione scientifica di Rovelli. E mi chiedo come possa essere diventato tanto popolare. Grazie Crozza.

  • Scusate lo sproloquio di poco fa, ma di fatto tra scienza e tecnologia questo pianeta ce lo siamo sputtanato. E a questo punto il “francescano” sono io.

  • I quanti sono delle particelle molto più piccole dell’atomo, che però esistono solo quando entrano in relazione tra di loro.

  • Sai Ivano, mi hai fatto venir voglia di rileggerlo: oltre a essere scritto bene, direi che tocca il punto stesso del senso della vita.
    Appetiti, di tutti i generi, divertimenti, amori, alti e bassi impulsi, sentimenti assortiti, sono tutti espedienti che la natura ha messo in campo per farci procedere verso il senso unico dell’esistere: il pensiero. Visione teleologica? Non saprei, ma il reale è qualcosa che ha senso solo nell’autoconsapevolezza, che poi se vogliamo lo chiamiamo Dio, e le nostre coscienze ne sono solo nodi, punti di smistamento. A che serve questo gioco? Una volta risposi a Piero “Serve a servire” secondo una libera interpretazione molto buddista, o potremmo dire a far chiudere il cerchio. Altro senso nelle cose non trovo.
    Fatto sta che letture così mi fan capire di aver speso bene le mie energie intellettive, sempre più scarse.
    Non contesto mica le tue posizioni, ti invito a goderti Rovelli!

  • L’abbiami letto in pochi, credo, come per i classici, che tutti vorremmo aver letto, ma noi non l’abbiamo fatto limitando la nostra conoscenza agli sceneggiati televisivi di quando eravamo ragazzi, da Manzoni a Cronin, da Omero a Tolstoi. Ricordi Adriano? Io Rovelli l’ho letto, e lo sto ancora leggendo, partendo da Helgoland di Patrizia De Capua, conoscitrice e comnentatrice di Rovelli. Peccato che dopo sporadiche incursioni su questo blog sia sparita da anni. Patrizia, toc toc, non hai voglia di scrivere qualcosa? Anche a costo di sentirmi dire che non ho capito niente. Adriano, io comunque il senso della vita non ce lo trovo.

  • Scusate, scritto di fretta col cellulare. Sgrammaticatissimo.

  • Rovelli è senza dubbio un ottimo fisico (non straordinario) ma un pessimo divulgatore. Il mio non è un giudizio artistico-letterario e se qualcuno trova i suoi libri interessanti e piacevoli da leggere non ho alcun titolo per affermare il contrario. Piuttosto è un giudizio puramente tecnico, espresso da chi non solo sta studiando da mezzo secolo (anche) la meccanica quantistica e la relatività, ma ci ha lavorato sopra, scrivendo articoli e libri su riviste internazionali altamente specializzate e insegnando queste materie a migliaia di studenti universitari. Vi posso assicurare che dai libri di Rovelli non imparerete nulla di seriamente scientifico. Ovviamente siete liberi di preferire il giudizio di qualche professore liceale di Lettere e Filosofia, ognuno si scelga i riferimenti che vuole. Nelle librerie e in rete potrete trovare decine di ottimi libri divulgativi sulla meccanica quantistica, ad esempio quello di Ghirardi intitolato “Un’occhiata alle carte di Dio”. Ma attenzione, bisogna applicarsi seriamente, non si può fare della filosofia su un argomento senza conoscerne almeno i fondamenti, così come, ad esempio, non si può commentare Dante senza aver letto la Divina Commedia. Buono studio.

  • Cordani, mi sono avvicinato a Rovelli pur non avendo nessuna curiosità scientifica. I miei interessi sono per lo più umanistici e blandamente filosofici, se pur possibile separare le discipline. Ma a ritroso nei secoli prima della scienza, del metodo scientifico, le intuizioni che poi hanno portato alle grandi scoperte certamente le dobbiamo anche ai filosofi. Poi sono arrivate le specializzazioni, e le incursioni in materie specifiche, altre, non sono mai ben viste dai detentori di saperi unici. Invece Rovelli queste incursioni le fa e tra le varie recensioni ai suoi libri non mancano quelle di detrattori che lo imputano di filosofia banale, scontata e fatta di frasi fatte, di citazioni ad effetto, quelle che tutti noi usiamo quando vogliamo ammantarci di un’aura intellettuale. Anche se nelle 7 brevi lezioni di fisica quasi solo nella settima esce dal suo seminato specifico. Quanto ai professori di lettere e filosofia questi hanno tutta la legittimità per interpretare la scienza anche attraverso modelli filosofici. Cosa che un tempo si faceva intrecciando alchemicamente le discipline. Ecco, forse Rovelli vuole strafare, ma forse no. Difesa la mia, pur non avendo simpatia particolare per Rovelli, spesso ridotto alla sua autocaricatura mediatica.

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