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FRANCESCO TORRISI

Il Pianeta in pericolo

FRANCESCO TORRISI

31 Ott 2021 in Ecologia

9 commenti

Commenti

  • Fatto. Ma perché fra i promotori tutti visi di fanciulle? I maschietti tutti intenti a sparger fumi con i motociclettoni?
    Certo, l’aggressività ormonica ci sta con il disinteresse per le conseguenze, e anche con certi personaggi “con le palle”, e nulla più, ammesso che funzionino.

  • Adriano, come si vede che siamo coetanei! I maschi (e già dire “maschi” rischia gli anatemi delle Murgia e delle Gruber, diciamo che abbiamo un mix non prevalentemente femminile, visto che oggi va molto il “mix”) con i “motociclettoni”! Guarda che adesso vanno gli “scooteroni” asiatici. Tra non molto, il cambiare marcia col piede sinistro e girare col KTM (ti ricordi il Puch? e lo Zundapp? accidenti, questo iPhone non prende i puntini sulla u) sarà segno di bieco sciovinismo maschile. Sul tema del post, cari Francesco e Adriano, pienamente d’accordo.

  • Era tutto previsto. L’occidente ha raggiunto la crescita e il benessere inquinando anche in tempi già sospetti. Ora India e Cina rivendicano gli stessi diritti. Come dargli torto. Finita l’egemina occidentale in materia di sviluppo i paesi poveri chiedono di fare uguale inseguendo un modello non più sostenibile per noi vissuti negli agi e che però abbiamo esportato nei paesi poveri che non vedevano l’ora di vivere secondo i nostri parametri. Per chi non ha acqua corrente ed elettricità chiedere ulteriori sacrifici o rinunce in nome di un’economia sostenibile é come se chiedessimo a noi di rinuciare a tutte le nostre comodità. Troppo comodo, tanto più che la Cina é il paese che spende di più in termini di ricerca di rinnovabili. E non hanno ancora inquinato quanto abbiamo fatto noi occidentali. Adesso che noi abbiamo capito, pretendere che i paesi poveri non assaporino le nostre prelibatezze forse è chiedere troppo, quando noi in termini di consumo, anche individuale, non abbiamo ancora inventato nuovi modelli culturali e non rinunciamo a niente. Era inevitabile questo cambio di passo, e noi, sulla via del tramonto, quando cambieremo stili di vita, lo faremo solo per necessità.
    Noi più poveri e loro più ricchi. Sono i cicli e ricicli della Storia dove ad una civiltà egemone ne succedono altre. Quindi capisco che abbiano chiesto la libertà dal carbone solo entro il 2070.

  • E giustamene gli Indiani, davanti ai loro coloni inglesi, per arrivare alla neutralità dal carbone stanno chiedendo soldi, non bruscolini.

  • Pur consapevole che una visione miope non porta da nessuna parte.

  • Senza considerare le multinazionali che in quei paesi vantaggiosissimi hanno aggravato la situazione. Che paghino loro il risanamento, non lo facciano pagare a chi si aspetta un po’ di benessere senza inventarsi un modo più green di vivere. Inventiamolo prima noi e comportiamoci coerentemente.

  • Credo che quando la casa brucia, tutti debbano spegnere le sigarette. Sia quelli che si sono già fumati un pacchetto, sia quelli che hanno da poco iniziato a pippare. Se la casa brucia, peccato per chi è arrivato tardi a togliere le sigarette dalla stecca. L’intera Storia umana (ma forse anche quella di tutte le forme di vita) è fatta di gente che arriva prima e gente che arriva dopo. Succede, da sempre, non c’è niente da fare. In sei milioni di anni giù dagli alberi e in duecentomila anni di presunti Sapiens, non siamo mai arrivati a rischiare l’osso del collo come oggi. Siamo al punto di non ritorno. Che Cina, Russia, India e via dicendo insistano a fumare e a buttare braci intorno, invece di spegnere l’incendio, perché quelli più svelti di loro hanno fumato più sigarette di loro in passato, mi sembra demenziale. E mi fa sentire fiero, fierissimo, di essere Europeo. Quando la casa brucia, e si tratta della casa di tutti, si spegne l’incendio e non si rivendicano gli arretrati tabagistici.

    • Troppa saggezza Pietro. Se il mondo é così non si può non pensare retroattivamente. E rispetto al tema io non sono così orgoglioso di essere europeo, occidentale in genere. E mi pare rispetto alle pensioni che tu sia sulla mia lunghezza d’onda. Non staremmo a recriminare sulle pensioni baby. Non é uguale, ma rispetto ai due argomenti abbiamo enormi responsabilità che chiunque potrebbe rinfacciarci
      Mea culpa.

  • Venuto al mondo e cresciuto nella fase storica nella quale cominciava a fruttificare l’albero del CONSUMISMO ne ho assaggiato e gustato i frutti a ……profusion!
    Ho lucido il ricordo di cosa fosse la “dispensa” di casa, di quale dimensione avesse l’armadio dei nostri vestiti e delle nostre scarpe e in cosa consistesse la nostra pattumiera, e non eravamo affatto poveri!
    Fino a quando mi sono reso conto che continuare a mangiare di quei frutti stava portando alla consunzione del pianeta.
    Un paio di decenni fa ho cominciato a sentir parlare (tra gli sghignazzi dei più) di “decrescita felice”.
    Temo che dovremo subire, forzosamente una decrescita infelice!
    E se la smettessimo di “concimare” quell’albero e seminassimo altro?!?

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