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GIORGIO CINCIRIPINI

Lo smartphone e … la dopamina

Vi suggerisco di leggere questo interessante articolo di una psicologa della Standford University (Professor of Psychiatry and Behavioural Sciences at Stanford University)   https://www.thejournal.ie/readme/dr-anne-lembke-on-smartphone-social-media-addiction-5569503-Oct2021/   che si sofferma sulla relazione causale tra (iper)uso dello smartphone ed il cervello.   L’approccio è di tipo andropologico:   ” Siamo cablati per connetterci. È ciò che ci ha

Vi suggerisco di leggere questo interessante articolo di una psicologa della Standford University (Professor of Psychiatry and Behavioural Sciences at Stanford University)

 

https://www.thejournal.ie/readme/dr-anne-lembke-on-smartphone-social-media-addiction-5569503-Oct2021/

 

che si sofferma sulla relazione causale tra (iper)uso dello smartphone ed il cervello.

 

L’approccio è di tipo andropologico:

 

” Siamo cablati per connetterci. È ciò che ci ha tenuti in vita per milioni di anni in un mondo di scarsità e pericoli sempre presente. Muoversi nelle tribù protegge dai predatori ottimizza le risorse scarse e facilita il legame di coppia.
Il nostro cervello rilascia dopamina quando facciamo connessioni umane, il che ci incentiva a farlo di nuovo. La dopamina è il nostro neurotrasmettitore di ricompensa, e anche la principale sostanza chimica coinvolta nella dipendenza.

 

 

Approfondisce il tema su variabili legato l’uso del social media ed al suo pre-visto, impellente ed immanente uso.

 

Comunque dà (ovviamente promuove un libro suo) le istruzioni su come disintossicarsi:  astinenza per un mese!   Consiglia magari di anticipare il proprio ‘network’ su questa intenzione …

 

Io aggiungerei un approccio meno impegnativo:  togliere la ‘connessione dati’ nel proprio smartphone ed attivarlo una o due volte al giorno.  Questo tra l’altro riduce del 90% (!) l’inquinamento generato dallo smartphone in genere in contatto fisico con il ns corpo!

 

GIORGIO CINCIRIPINI

14 Nov 2021 in Salute

1 commento

Commenti

  • Quando scrissi su queste pagine che dalla comunicazione in rete in poi erano calati i suicidi in località isolate fui preso per difensore di una cultura deteriore. In realtà il problema è quello di una precoce educazione a fare del cell e tutto il resto un mezzo per una successiva comunicazione diretta, e ciò mi risulta avvenga massimamente solo per finalità erotiche, ma manco sempre (Tiziano ferro Rosso relativo). Le comunicazioni epistolari esistevano fra sommi pensatori dei secoli passati, ma poi, dopo una decina di lettere, prendevano una carrozza e, anche in un diverso Stato, si incontravano! Comunque visto che Theilard de Chardin aveva previsto questa fase è il caso che vada a compimento, con parallela maturazione.

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