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FRANCESCO TORRISI

In cerca di pace!

Non ho mai nascosto la mia simpatia per il modo di interpretare il suo ruolo di vescovo di Roma, massima autorità religiosa riconosciuta nella Chiesa cattolica, da parte di quel Bergoglio che mi è piaciuto chiamare “il Papa con gli scarponi”.L’appellativo (affettuosamente irriverente) nasceva anche in contrapposizione al suo (dimissionario) predecessore, “immortalato” in una striscia di Stefano Disegni, con la meme/domanda “Ubi sunt meas scarpettas rubras de Prada? “

Si, dalle scarpette rosse di Prada agli scarponi, il passo (ops!) non è affatto breve! E Papa Bergoglio (fino a che il ginocchio gli ha retto!) di quei lunghi passi ne ha percorsi assai!

Ora, Antonio Padellaro (giornalista e uomo che apprezzo assai per la sua professionalità, pungete attenta ironia e per il suo modo di essere) scrive un pezzo dal titolo “Quel signore putiniano che veste bianco”, nella rubrica “FRANCOTIRATORE” di FQ di oggi, che condividendolo, mi piace riportare tal quale allo scopo di contribuire alle riflessioni possibili sul tema della guerra di invasione scatenata e portata avanti con crudele determinazione da ……“zarputin” nei confronti dell’ UCRAINA, Stato sovrano.

Ieri il sito di Repubblica, a corredo del titolo: “No ai talk show, il rifiuto dei ricercatori: mai più in tv con i propagandisti russi”, ha messo la foto del professor Alessandro Orsini. Mi dispiace ma non sono d’accordo poiché anche se per quella testata un Orsini si porta su tutto – dalle accuse di nazismo, a quelle di putinismo e, tempo al tempo, di polpottismo e satanismo – ritengo una grave manipolazione della realtà non avere effigiato come si meritava il più formidabile “propagandista russo” in circolazione. Chi, infatti, ha avuto l’ardire di sostenere che l’“ira” di Vladimir Putin sia stata “non provocata ma facilitata forse sì”? Arrivando al punto di dire che “forse l’abbaiare della Nato alla porta della Russia” ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto? Abbaiare: chi osa adoperare un simile linguaggio giustificazionista? Forse neppure un Orsini, un Montanari, un Santoro si sarebbero spinti a tanto. E chi, a proposito delle forniture occidentali, soprattutto italiane, delle armi agli ucraini afferma che “il commercio degli armamenti è uno scandalo e pochi lo contrastano”? Fiorella Mannoia? Sabina Guzzanti? Vauro?

E chi è che con tipico pacifismo capitolardo riesuma un dimenticato episodio di alcuni anni fa: il rifiuto di alcuni lavoratori del Porto di Genova di trasferire un carico di armi su un grande cargo diretto nello Yemen? Con queste esatte parole: “Hanno detto: pensiamo ai bambini dello Yemen. È una cosa piccola ma un bel gesto. Ce ne dovrebbero essere tanti così”. Un chiaro invito alla insubordinazione, alla renitenza, all’imboscamento: cosa si vuole di più? E allora, colleghi di Repubblica, nel registrare il “rifiuto dei ricercatori” a mescolarsi con i pifferai di Putin, non ritenete molto più congruo allegare alla notizia l’immagine che meglio vi si adatta? Quella dell’autore delle frasi sopra riportate, colto in flagrante intelligenza col nemico, disposto perfino a recarsi a Mosca dal criminale macellaio? Perché dunque non mettere la foto di quell’anziano signore vestito di bianco che si affaccia benedicente alla finestra di piazza San Pietro? E che parla di pace.

Stiamo danzando sull’orlo dell’abisso, facendo …..”finta di niente”, lasciando che morte si aggiunga a morte, distruzione a distruzione, continuando a dare credito alle possibilità risolutive della guerra, delle armi (magari atomiche) dimenticando i buoni propositi che la sanguinosa terribile soluzione del secondo conflitto mondiale, ci aveva indotto a individuare quali nuove pietre miliari dalle quali ripartire per un nuovo civile, umano assetto mondiale.

FRANCESCO TORRISI

05 Mag 2022 in Guerra

48 commenti

Commenti

  • Ma vuoi vedere che torniamo alla volontà divina? Intendo che ci vorrebbe una mano forte ma pulita, cioè fuori dai giochi, e la mano cui ci siamo affidati altro che fuori, imbroglia sotto il tavolo! E siccome per barare ci vogliono due mani, meglio liberare prima quella impegnata in Afghanistan, che può servire in Europa…
    E non sono un filo Putiniano, solo un antiamericano!

    • Essere antiamericano è un pregiudizio antioccidentale. Gli USA, anche quelli di Jimmy Carter, di Obama, di Biden, di Roosevelt etano e sono alleati dell’Europa democratica che un esercito comune non ce l’ha. E che non si farà. Non si vuol capire che c’è l’America di Trump, e c’è un America democratica, che prova a legiferare nonostante le difficoltà enormi per i numeri dei Repubblicani di Trump nel “parlamento” americano. C’è l’Europa di Draghi e Mattarella e c’è l’Europa di Orban. C’è la Russia di Putin, e c’è quella delle Anna Politkovskaja che molti europei non hanno letto, perché se lo avrebbero fatto non avrebbero permesso l’Ucraina in ginocchio, Kiev in mano russa. Eppure, in Italia, di vigliaccheria antioccidentale ce n’è un mucchio. Bisognerebbe chiederlo ai russi scappati alla Russia di Putin cosa pensano degli odiatori dell’America.

  • Se il tuo “antiamericano” si traduce in: contrario a come gli USA giocano/hanno giocato il loro ruolo di “grande potenza” con le mani libere nell’affrontare, dall’alto del loro indubbio strapotere militare/tecnologico/economico, la gestione dei rapporti con gli altri “Stati sovrani” del pianeta, EU compresa (anzi soprattutto Europa compresa!), mi trovi in sintonia.
    Quanto a Putin ed alla sua fredda, spietata determinazione nell’invadere e distruggere ogni forma di vita (anche fisica) civile in Ucraina, la condanna non può che essere altrettanto spietata, pur in presenza di cotanti “se” e “ma”!!!

    • Sei “figlio” politico di Ugo La Malfa che era azionista, e sai che il Partito d’Azione di spacco’ per l’ala socialista rivoluzionaria di Emilio Lussu. E sai che Ugo La Malfa era atlantista, un progressista democratico che aveva valori precisi: libertà e democrazia, a cui il socialismo democratico aggiungeva la minor disuguaglianza sociale. La Malfa era più Draghi che “Giuseppi”. Mario Draghi è allievo di Federico Caffè, e le lezioni di Caffè non le ha buttate nel cesso, nonostante vari problemi, e difficoltà di governare l’Italia.
      La differenza che passa tra Ugo La Malfa e Michele Santoro, è l’origine del loro pensiero giovanile. Occidentale, per La Malfa e maoista asiatico, antiamericano per Santoro. Le origini spiegano tante cose, anche con la guerra in Ucraina. Per non citare Giulietto Chiesa che ben ricordi, non solo come corrispondente de “L’Unita” ma insieme nell’armata Brancaleone (pre-5 stelle) della lista Di Pietro.

    • Il disastro del mondo sarà responsabilità del miraggio americano, chiamato sogno, sì, da estasi! La responsabilità di questi prossimi 2 – 3 miliardi di morti sarà suddivisa in parti uguali fra tutti quanti ci hanno creduto. Bravi ragazzoni, certo, alcuni svegli e contestatori del sistema, quindi sempre meglio di noi che ci siamo gettati dento a pesce

  • Ma sai, Marino, i contesti storici dal dopoguerra (persa/vinta da chi, e chi) ad oggi sono passati attraverso nuovi interpreti Europei/mondiali, alleanze Europee e mondiali, che hanno visto l’avvicendarsi di uomini politici (più o meno significativi e credibili) che hanno dato luogo a Governi /EU e no, che in questi uomini hanno trovato motivazione e spinta alla “evoluzione/conservazione” secondo scenari nei quali chi ha cercato di seguire in modo non solamente “passivo” il fare politica, si è di volta in volta riconosciuto.
    Tu hai citato personaggi che, a vario titolo, hanno fatto sentire la loro voce in modo motivato contribuendo all’evolversi della situazione politica EU/mondiale, lasciando il loro “segno” che indubbiamente resta e serve alla “Storia” e a chi ne voglia trarre insegnamenti.
    Personalmente credo però non si debba/possa restare fermi, passivamente legati a quei personaggi ma, attraverso un’ interpretazione che deve essere personale, che passsa attraverso al proprio visuuto, decidere come comportarsi, quali scelte fare (certo, proprio aiutandosi con gli insegnamenti contestualizzati di quei personaggi) negli accadimenti, magari drammaticamente coinvolgenti dell’ “hic et nunc”, così come la vita ce li presenta.
    Nessuna “tifoseria”, nessuna “fede indiscussa” che non sia il riferimento alla propria etica che ognuno di noi ha (troppo spesso, purtroppo, “non ha”!) maturato attraverso il proprio “vissuto”.
    Questo credo debba essere! E a questo ho riferito ( e motivato) il mio commento al commento di Adriano.

  • Adriano, non so se ho ben compreso, ma se così fosse non hai idea do come sia d’accordo con te. Ripeto quanto ho già scritto in altri social: meglio un popolo oppresso che una guerra totale, fiducioso che il cammino della democrazia si compia anche in quei paesi che credono ancora che la democrazia possa essere controllata. Ma che cazzo di democrazia é? Di fatto, e per questo non avremmo dovuto partecipare a questa guerra, noi, piccola Europa, siamo niente, schiacciati come siamo tra due superpotenze.

  • Dire che il miraggio del mondo contemporaneo è colpa del “sogno americano” è condivisibile se ci fosse un’altro “sogno” che non ha commesso errori, anche orrori, ben peggiori del sogno americano. C’è? Esiste, nella realtà il “sogno europeo”, con qualche buon risultato pratico, liberaldemocratico e socialista democratico, e le velleità che hanno accarezzato superamenti del capitalismo facendo pappa e ciccia con il totalitarismo euroasiatico del comunismo sovietico, cinese sono stati una stupidaggine contestataria. Altro non c’è. Alcuni sogni sono stati in parte realizzati: decenti democrazie in Occidente, soprattutto in Germania e nel Grande Nord, con leggi sui diritti civili grazie ai Democratici negli USA, alla sinistra democratica in Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Svezia. Gli USA sono una nazione a rischio Trump, e questo pare non interessare; gli USA sono gli alleati dell’Europa. Per chi ha dei dubbi può sempre far le valigie e andare in Cina, nella Russia di Putin, in Bielorussia, a Cuba. Ma ho l’impressione che c’è chi vuole ribaltare il tavolo; sperare in un incendio sociale, politico, e fare a pezzi lo straccio di democrazia che abbiamo. È quello che spera la Russia di Putin. La Cina. In fondo, Putin si aspettava ancora più odio “per il miraggio del sogno americano”. In Italia, un po’ ne ha trovato; il “maoista” Santoro si sbraccia molto; poi ci sono altri odiatori della NATO, tanto da trovare una TV che ha mandato in onda un monologo vergognoso del Ministro degli esteri russo, talmente squallido che persino Putin, pare si sia scusato con il premier israeliano. Da noi, il dibattito è comico: vira sulle “armi difensive e offensive”, che solo un partito comico come i 5stelle poteva raccontare.

  • Però la tua conclusione, Marino mi pare che ci riporti al solito……buttarsi sul ” sintomo” , per toglierlo di mezzo, senza preoccuparsi della causa della ” malattia”, che è poi l’approccio miope che ti “rattoppa” (alla svelta magari, ma però non ti guarisce) di tanta medicina nostrana.!

  • Tutti coloro che non volevano dare “troppe” armi, o armi nient’affatto all’Ucraina, (con Putin che ha ringraziato), gente, che si dice per la libertà e la democrazia: ne’ ne’ che preferivano in ginocchio l’Ucraina, che avrebbero fatto spallucce se i soldati russi avessero passeggiato per Kiev, hanno avuto torto marcio. Ma riconosceranno di aver toppato e di brutto? Macché. È gente senza umiltà, che dovrebbe chiedersi se hanno rispetto per la libertà degli altri. Non ho ancora sentito qualcuno di queste o questi riconoscere di aver avuto una pessima opinione. Di aver capito un fruc

    • Diciamo che la guerra non é ancora finita e le dichiarazioni di ieri di non estendere il conflitto vanno comunque prese con le pinze, a meno che non si consideri il signor Putin un personaggio assolutamente affidabile .

  • Non vedo, o sbaglio? il discorso di Putin del 9.5 (ma in che cavolo di giorno0 dovevo nascere!). Penso parli chiaro, e lo riporto integralmente:
    Cari cittadini russi! Cari veterani! Compagni soldati e marinai, sergenti e capisquadra, guardiamarina e guardiamarina! Compagni ufficiali, generali e ammiragli! Mi congratulo con te per il Grande Giorno della Vittoria!
    La difesa della Patria, quando si decideva il suo destino, è sempre stata sacra. Con tali sentimenti di autentico patriottismo, la milizia di Minin e Pozharsky si alzò per la Patria, attaccò il campo di Borodino, combatté il nemico vicino a Mosca e Leningrado, Kiev e Minsk, Stalingrado e Kursk, Sebastopoli e Kharkov. Quindi ora, in questi giorni stai combattendo per la nostra gente nel Donbass. Per la sicurezza della nostra Patria – la Russia.
    Il 9 maggio 1945 è per sempre iscritto nella storia mondiale come un trionfo del nostro popolo sovietico unito, della sua unità e del suo potere spirituale, un’impresa senza precedenti al fronte e alle retrovie. Il Giorno della Vittoria è vicino e caro a ciascuno di noi. Non c’è famiglia in Russia che non sia stata bruciata dalla Grande Guerra Patriottica. La sua memoria non svanisce mai. In questo giorno, nel flusso infinito del «Reggimento immortale» – figli, nipoti e pronipoti degli eroi della Grande Guerra Patriottica. Portano fotografie dei loro parenti, soldati caduti che sono rimasti per sempre giovani e veterani che ci hanno già lasciato. Siamo orgogliosi della generazione invincibile e valorosa di vincitori, che siamo i loro eredi, ed è nostro dovere conservare la memoria di coloro che hanno schiacciato il nazismo, che ci hanno lasciato in eredità a essere vigili e fare di tutto affinché l’orrore di una guerra globale non succede più. E quindi, nonostante tutti i disaccordi nelle relazioni internazionali, la Russia ha sempre sostenuto la creazione di un sistema di sicurezza uguale e indivisibile, un sistema vitale per l’intera comunità mondiale. Nel dicembre dello scorso anno abbiamo proposto di concludere un accordo sulle garanzie di sicurezza. La Russia ha invitato l’Occidente a un dialogo onesto, a cercare soluzioni ragionevoli e di compromesso, a tener conto dei reciproci interessi. Tutto invano.
    I Paesi della Nato non volevano ascoltarci, il che significa che in realtà avevano piani completamente diversi. E l’abbiamo visto. Apertamente, erano in corso i preparativi per un’altra operazione punitiva nel Donbass, per un’invasione delle nostre terre storiche, compresa la Crimea. A Kiev hanno annunciato la possibile acquisizione di armi nucleari. Il blocco Nato ha avviato lo sviluppo militare attivo dei territori a noi adiacenti. Così, una minaccia per noi assolutamente inaccettabile è stata sistematicamente creata, direttamente ai nostri confini. Tutto indicava che uno scontro con i neonazisti, su cui puntavano gli Stati Uniti e i loro partner, sarebbe stato inevitabile. Ripeto, abbiamo visto come si sta sviluppando l’infrastruttura militare, come hanno iniziato a lavorare centinaia di consulenti stranieri, ci sono state consegne regolari delle armi più moderne dai paesi della Nato. Il pericolo cresceva ogni giorno. La Russia ha rifiutato preventivamente l’aggressione. È stata una decisione forzata, tempestiva e l’unica giusta. La decisione di un Paese sovrano, forte, indipendente. Gli Stati Uniti d’America, soprattutto dopo il crollo dell’Unione Sovietica, hanno iniziato a parlare della sua esclusività, umiliando così non solo il mondo intero, ma anche i suoi satelliti, che devono fingere di non accorgersi di nulla e accettare docilmente tutto. Ma siamo un paese diverso. La Russia ha un carattere diverso. Non rinunceremo mai all’amore per la Patria, alla fede e ai valori tradizionali, ai costumi dei nostri antenati, al rispetto per tutti i popoli e le culture. E in Occidente, questi valori millenari, a quanto pare, hanno deciso di cancellarsi.
    Tale degrado morale divenne la base per ciniche falsificazioni della storia della seconda guerra mondiale, incitando alla russofobia, elogiando i traditori, deridendo la memoria delle loro vittime, cancellando il coraggio di coloro che vinsero e subirono la Vittoria. Sappiamo che ai veterani americani che volevano partecipare alla parata di Mosca è stato effettivamente vietato di farlo. Ma voglio che sappiano che siamo orgogliosi delle tue imprese, del tuo contributo alla Vittoria comune. Onoriamo tutti i soldati degli eserciti alleati – americani, inglesi, francesi – i partecipanti alla Resistenza, i valorosi soldati e partigiani della Cina – tutti coloro che hanno sconfitto il nazismo e il militarismo.
    Cari compagni! Oggi la milizia del Donbass, insieme ai combattenti dell’esercito russo, sta combattendo nella propria terra, dove i combattenti di Svyatoslav e Vladimir Monomakh, i soldati di Rumyantsev e Potemkin, Suvorov e Brusilov, hanno combattuto il nemico, dove gli eroi della Grande Guerra Patriottica – Nikolai Vatutin, Sidor Kovpak, Lyudmila Pavlichenko hanno combattuto fino alla morte. Mi rivolgo ora alle nostre forze armate e alla milizia del Donbass. Stai combattendo per la Patria, per il suo futuro, in modo che nessuno dimentichi le lezioni della Seconda Guerra Mondiale. In modo che non ci sia posto nel mondo per carnefici, punitori e nazisti.
    Oggi chiniamo il capo davanti al ricordo benedetto di tutti coloro la cui vita è stata tolta dalla Grande Guerra Patriottica, davanti al ricordo di figli, figlie, padri, madri, nonni, mariti, mogli, fratelli, sorelle, parenti, amici.
    Chiniamo il capo davanti alla memoria dei martiri di Odessa, bruciati vivi nella Camera dei sindacati nel maggio 2014. Davanti alla memoria degli anziani, delle donne e dei bambini del Donbass, dei civili morti per i bombardamenti spietati, i barbari attacchi dei neonazisti. Chiniamo il capo davanti ai nostri compagni d’armi, che morirono alla morte di coraggiosi in una giusta battaglia – per la Russia. Viene annunciato un momento di silenzio. (Momento di silenzio.) Decreto sulle misure aggiuntive a sostegno delle famiglie del personale militare e dei dipendenti di alcune agenzie del governo federale La morte di ciascuno dei nostri soldati e ufficiali è un dolore per tutti noi e una perdita irreparabile per parenti e amici. Lo stato, le regioni, le imprese, le organizzazioni pubbliche faranno di tutto per prendersi cura di queste famiglie e aiutarle. Daremo un sostegno speciale ai figli dei compagni morti e feriti. Firmato oggi il DPR in merito. Auguro una pronta guarigione ai soldati e agli ufficiali feriti. E ringrazio i medici, i paramedici, gli infermieri, il personale medico degli ospedali militari per il loro lavoro disinteressato. Un profondo inchino a te per aver combattuto per ogni vita – spesso sotto tiro, in prima linea, senza risparmiarti. Cari compagni! Ora qui, sulla Piazza Rossa, stanno spalla a spalla soldati e ufficiali di molte regioni della nostra vasta Patria, compresi quelli che sono arrivati direttamente dal Donbass, direttamente dalla zona di combattimento. Ricordiamo come i nemici della Russia hanno cercato di usare contro di noi bande di terroristi internazionali, hanno cercato di seminare inimicizia nazionale e religiosa per indebolirci e dividerci dall’interno. Niente è riuscito.
    Oggi, i nostri combattenti di diverse nazionalità sono insieme in battaglia, coprendosi a vicenda da proiettili e schegge come fratelli. E questa è la forza della Russia, la grande, indistruttibile forza del nostro popolo unito e multinazionale. Oggi difendi ciò per cui hanno combattuto i tuoi padri, i tuoi nonni, i tuoi bisnonni. Per loro, il senso più alto della vita è sempre stato il benessere e la sicurezza della Patria. E per noi, loro eredi, la devozione alla Patria è il valore principale, un supporto affidabile per l’indipendenza della Russia. Coloro che hanno schiacciato il nazismo durante la Grande Guerra Patriottica ci hanno mostrato un esempio di eroismo per tutti i tempi. Questa generazione di vincitori, e noi li ammireremo sempre.

  • In un Paese dove nn esiste libera informazione, anzi al contrario ogni voce fuori dal coro e’ repressa o per legge o fuori da ogni legge con la violenza fino all’omicdio, la narrazione sostituiisce , a proprio uso, i fatti! Questa e’ la Russia del dittatore Putin che ha fatto tanto comodo, per troppo tempo all’occidente tutto, Italia compresa.

    • Il Comune di Crema nelle sue attività culturali “polivalenti” potrebbe chiedere all’associazione Memorial Italia di ospitare “anche a Crema” la sua mostra dedicata ai diritti umani che è passata da Milano, ora è a Parma, con incontri, presentazioni di libri, film, e il documentario “Processo alla memoria” (58 minuti), domani alle 1815 a Parma. La mostra sarà a Bologna, incluso il documentario citato,al palazzo cilindrico della Cineteca.
      Forse Crema è troppo piccola, non ancora “Crema al centro” (di qualcosa), ma se di fa avanti, magari l’associazione Memorial Italia è ben disposto a venire con le sue scartoffie, organizzare una serie d’incontri, per la libertà, la democrazia, una Russia democratica.

  • “serie d’incontri, per la libertà, la democrazia, una Russia democratica.” Non ho mai veramente capito l’utilità di queste manifestazioni. Ci metterei anche le marce per pace, gli striscioni colorati ecc. Tanto più che la democrazia in Russia, vedi la sua Storia e ora la malainformazione di regime, non trova casa per ora in un popolo, a parte poco eletti, che nell’essere guidato trova la sua ragione d’essere. Dopo gli zar, il comunismo, una breve parentesi di trasparenza, si ritrova di nuovo nelle mani di autocrati, oligarchi e chiesa ortodossa compresa. Il cammino per la democrazia deve compiersi in loco, dell’importazione del pensiero occidentale, se mai fosse possibile, sarebbe fiato sprecato, se non nei tempi lunghi della Storia, lo devono volere loro. Se anche tutti noi capissimo e partecipassimo della loro condizione, sta ai russi metabolizzare il concetto. Del resto tu Marino sottolinei sempre le differenze culturalli tra centri e periferie, anche relativamente ai risultati elettorali che spesso sono leggibili proprio con questi criteri. La Russia continuerà ad essere la periferia d’Europa. E andando ancora più a est vediamo la rivincita dei talebani dove la presenza americana, come modello culturale, non é servita assolutamente a niente, e non solo perché gli americani se ne sono andati. Un paio di decenni ci sono stati. La democrazia non si esporta e non si impone.

    • Cito a mio conforto l’opinione della figlia della Politkovskaja: ” i russi non sono abituati a pensare”.

  • Esiste anche una Russia democratica, vista ieri a Parma nel documentario “Processo alla memoria” dedicato alla storia di Memorial, l’organizzazione russa a difesa dei diritti civili. Ci sono, o meglio, c’erano organi d’informazione in Russia come “Meduza”, e tanti altri. Il quotidiano Novaja Gazeta. Centinaia di migliaia di persone sono scappate all’estero. Moltissimi tacciono per paura. La propaganda russa è a tambur battente. Ti sbagli quando dici che si vuole imporre la democrazia ai russi. C’è una guerra interna, non di oggi, tra una Russia europea e una Russia euroasiatica, culturale, politica, sociale, religiosa. Leggi “Tempo di seconda mano” di Svetlana Aleksievic; una miniera di testimonianze sulla recente storia sovietica e russa.

  • E le grandi città russe, soprattutto San Pietroburgo e Mosca sono il centro di fibrillazione democratica della Russia; mentre campagne e piccoli centri sono il sostegno più vistoso al governo di Putin. Come ovunque nel mondo

    • Concordo con le tue osservazioni Marino, sta di fatto che la Russia oggi è quella di Putin e delle “operazioni speciali”!
      Riuscire a far passare, con convinzione ( anche!) una guerra di invasione e “pulizia etnico/sociale”, con relativa morte di decine di migliaia di persone e fuga dalla loro casa, di milioni di cittadini, facendo “tabula rasa” di ogni parvenza di vita civile, narrata tanto freddamente, quanto in modo orrendamente falso, come una “operazione speciale” che deriva dal senso patriottico e dalla mission storica della grande madre Russia, da la misura di quanto l’assenza di un controllo democratico sul Governo e sui Media consenta di poter fare tutto e il contrario di tutto, purchè sia adeguatamente supportato da una narrazione cinicamente spregiudicata e altrettanto cinicamente e violentemente punitiva rispetto a qualsiasi ipotesi di dissenso.
      Meglio comunque anche la peggiore delle democrazie occidentali!

  • La tua citazione Ivano: “i russi non sono abituati a pensare”, la metterei così: nei secoli i russi hanno assimilato il concetto che non solo sia improducente pensare, ma che sia anche assai pericoloso, anche per la loro stessa vita !!! Ergo……

    • Di fatto é così, non avrebbeto ancora tra le oalke, dopo 22 anni, quel famigerato di Putin. In tutti i casi io ritengo valido quel motto che dìce che ad una certa età ognuno è responsabile della sua faccia. Se però vogliamo sempre giustificare le ragioni e colpe di tutti con indulgenza, permettimi una battuta, allora va bene che ci siano i ragazzi di Palermo, ne ho già parlato nel riferimento alle piccole inchieste di Iannacone, che con la fuitina e nuova famiglia campano con il reddito di cittadinanza. 😜 perché di ragioni storiche e politiche ne hanno anche loro da vendere. Fuori tema? Paragone improponibile? Aveva ragione Pietro Martini quando scriveva che va bene creare le stesse condizioni di partenza, ma non va bene perché irrealistico parlare i uguali risiltati. Quante volte abbiamo parlato di merito? Ecco, sarebbe ora che anche i russi si assumessero il merito fella conquista della democrazia. E comunque anche la figlia della giornalista assassinata, nella sua aforistica conclusione, abbia tenuto conto di tutti i fattori possibili e immaginabili. Non credo che pensi che i russi sono tutti stupidi.

  • Sono d’accordo con Francesco, pure con Furio Colombo che se va dal Fatto Quotidiano di Travaglio Orsini & C. Mi stupivo che un ottimo giornalista con la sua storia, come Furio Colombo potesse accettare la deriva della linea editoriale voluta da Marco Travaglio.

    • Furio Colombo si è già congedato dal Fatto in totale disaccordo con la linea editoriale.

  • Scusate gli errori sintattici e di battitura del mio ultimo commento dovuti al cellulare e alla fretta di dire.

    • Scusato!

  • Pare che, scatente, sia stata la festa organizzata in onore di Orsini.

  • Sul piede di guerra anche Lerner.

  • Per uscire dall’antipatico contesto dei “si dice”, di seguto il testo della lettera di Furio Colombo (pubblicata sul FQ di ieri, come si fa nei giornali che si rispettino), nella quale si motiva la sua interruzione dei rapporti sul FQ:
    ” COLOMBO “LA COLLABORAZIONE SI FERMA
    QUI”. TRAVAGLIO: “SIAMO IL SUO GIORNALE”
    “A due cari amici come Padellaro e Travaglio comunico che non continuerò la mia collaborazione al Fatto Quotidiano fino a quando ci sarà questa posizione sulla guerra in Ucraina, sul divieto, si presume costituzionale, di mandare armi all’Ucraina e sulla celebrazione di un personaggio di cui non ho stima, che è il professor Orsini. Penso che Orsini sia stato
    over-celebrato dalla serata che Il Fatto ha organizzato per lui e non voglio apparire in alcun modo lo sponsor di un simile personaggio”.
    Così Furio Colombo all’AdnKro – nos:“Travaglio e Padellaro, gentilmente, mi hanno chiesto di non interrompere la collaborazione. Ma, purtroppo, non è possibile, perché è un Fatto Quotidiano che non conosco”. Il direttore Marco Travaglio, contattato dalla stessa AdnKronos , ha chiarito:
    “Colombo interrompe la collaborazione con noi? Ribadisco: il Fatto è il giornale di Colombo e attendiamo i suoi prossimi commenti come in questi 13 anni. Come ho scritto, la linea del quotidiano non la dà Orsini né Colombo, ma è il frutto di un’opera collettiva, anche se convenzione vuole che la linea la dia il direttore. Spero che quello di Furio sia solo un momento di smarrimento e continui a scrivere per noi”. Travaglio rivendica “la diversità delle opinioni dei collaboratori: su questi temi ciascuno dev’es – sere libero di dire ciò che ritiene”.
    Da domani pubblicheremo molte delle centinaia di lettere che abbiamo ricevuto sul tema.”

    Quanto al “piede di guerra” di Gad Lerner, smpre per uscire dal contesto dei “si dice” , estraggo da un suo articolo sempre di ieri sul FQ:
    “……Se mi fosse richiesto, con la brutale semplificazione in voga di questi tempi, risponderei dunque che sull’Ucraina aggreditala penso come Furio Colombo. E aggiungo l’ovvio: nonostante le fallimentari politiche imperiali di cui Washington con la Nato si sono rese protagoniste, dovendo scegliere, preferirei vivere negli Stati Uniti che in Russia.
    Una democrazia, benché malata, è sempre meglio di un’autocrazia. Non a caso ci teniamo stretta la nostra Costituzionenata dalla Resistenza antifascista…..”.

    Quanto sopra , come contributo a meglio capire!

    • Dai Francesco, é vero che si deve uscire dal contesto del si dice. A scusante, qui non siamo una testata di informazione, ma soprattutto di commenti, é vero che spesso si dà per scontato quello che non é. Quindi va bene anche il richiamo alla contestualizzazione. Inutile dirti che la lettera di Colombo io la conoscevo. 😜

  • Ah, bene Ivano, so bene che tu ( di base artista, anche nella fotografia!) sei uno che legge assai, ma sai…..cmq repetita iuvant!

  • Ho qui scritto tempo fa, già durante la pandemia, che Travaglio e la linea editoriale del “Fatto Quotidiano” stava sbroccando. Ho spiegato il perché. La colpa è tutta da attribuire a Marco Travaglio, che da tempo, l’ho segnalato, si sta buttando via, anche per la sua stizza caratteriale, e il voler differenziarsi sempre e comunque dai “giornaloni” per vari motivi, anche perché dire le stesse cose con un giornale più povero, significa perdere abbonati.
    Poi c’è Massimo Fini, che ben conosco giornalisticamente. Bicca mi disse, quando lo intervistai a casa sua, che Massimo Fini è un bravo cronista, ma è matto. Sbrocca, intende. È bizzarro e soffre di depressione. Può dirla giusta oppure raccontare cose deliranti. Non è uno di mezze misure. Negli ultimi tempi, il delirio è predominante. La moglie di Bocca, Silvia Giacomoni non sopportava Massimo Fini. L’istinto delle donne è cosa seria.

    • Rispondo all’amico Marino Pasini a proposito di “….Travaglio e la linea editoriale del “Fatto Quotidiano” stava sbroccando….”, riportando di seguito il testo dell’editoriale di oggi del direttore del Fatto Quotidiano.
      Non solo non ritengo che Travaglio stesse/stia “sbroccando”, ma mi sento di condividere quanto lui sostiene, al solito costruendo il suo dire con fatti documentati, a favore della pace, contro la guerra, le distruzioni, il massacro di civili, la sistematica demolizione di città, e di vita sociale in Ucraina, provocate dalla “bestiale” (senza offesa per le bestie!) invasione comandata da Putin .
      Questo il testo che significativamente titola “ARMIAMOLI E MORITE”:

      “Quanto tempo perso, quanti morti, distruzioni, orrori, profughi e prigionieri in Ucraina, mentre l’Europa si svenava e si scannava per le sanzioni alla Russia (ma soprattutto a se stessa) e le armi a Kiev, la lobby militare ingrassava e il mondo tremava per il doppio spettro della guerra nucleare e della fame. Dall’attacco criminale russo abbiamo buttato quasi 100 giorni a ripetere chi era l’aggressore, come se qualcuno ne avesse mai dubitato e quel mantra servisse a salvare una sola vita; a linciare come “putiniano” chiunque cercasse le cause storiche per non ripetere gli errori e le vie d’uscita dalla mattanza, fosse Orsini, Spinelli, Caracciolo, Kissinger o il Papa; a illudere gli ucraini – contro l’evidenza e la matematica – di una vittoria totale e finale sulla Russia che, complici il cancro e altri malanni, ci avrebbe servito su un piatto d’argento la testa di Putin; a menarcela su quanto sono buone, pacifiche e devote all’autodeterminazione dei popoli le democrazie occidentali, attaccate dal Nuovo Satana (anzi Hitler) per le loro preclare virtù, ergo “con Putin non si tratta” perché ogni negoziato sarebbe una “resa”. Insomma: “Armiamoli e morite”.
      Ora, dopo quasi 100 giorni e migliaia di morti, la dura legge dei fatti riporta tutti alla realtà. Zelensky – finalmente libero dal ricatto nazista del battaglione Azov – ammette: “Non credo che potremo riprendere l’intero nostro territorio con l’esercito. Se decidessimo di farlo, perderemmo centinaia di migliaia di vite. Meglio la diplomazia”. Cioè mette sul tavolo della trattativa non solo la Crimea (occupata senza proteste dai russi nel 2014), ma anche il Donbass (ormai in mano russa, come la striscia Sud sul mare d’Azov). E accetta il principio “territori in cambio di pace” che, se fosse stato ben consigliato (cioè non consigliato da Biden e Johnson) e l’avesse accettato prima, gli e ci avrebbe forse risparmiato la guerra (o almeno evitato di fornire alibi alle fregole belliciste di Putin); e ora lo costringerebbe a sacrifici ben più lievi. Il 19 febbraio Scholz lo pregò di dichiarare la neutralità e la rinuncia alla Nato in un mega-accordo di sicurezza con Putin e Biden per evitare l’invasione: Zelensky rifiutò e cinque giorni dopo partì l’attacco russo. Ora l’ex premier giapponese Shinzo Abe conferma che, se si fosse indotto Zelensky a dare larga autonomia al Donbass (come da accordi di Minsk) e a rinunciare alla Nato, la guerra si sarebbe evitata. Ora è inutile piangere sul latte (e il sangue) versato. Ma a patto di non perdere più tempo (cioè vite e territori): se l’Italia, l’Ue e la Nato tengono tanto all’autodeterminazione dei popoli, propongano un referendum nei territori occupati dai russi per far decidere ai cittadini – non a Putin, Zelensky e Biden – con chi vogliono stare.”
      Mi auguro che su questo commento e non su altro, diciamo la nostra in merito.

  • E mi dispiace per i commenti sulla guerra in Ucraina di Massimo Fini, che ho conosciuto personalmente nella sua abitazione di Piazza Repubblica a Milano, lui ex-cronista de “L’Avanti”, che vidi davanti a Corso Sempione, Milano, durante le proteste della Rai allora in mano a Berlusconi. Purtroppo, c’è stato uno scivolamento, una deriva, da parte di alcune figure che un tempo stimavo, da Santoro a Freccero, da Travaglio a Luciano Canfora, allo stesso Massimo Fini, con cui ora condivido ben poco. Successe anche con Lino Jannuzzi, che era un importante giornalista dell’Espresso formato lenzuolo.

  • Francesco, il senno di poi non serve a niente, e anch’io a sprazzi l’ho pensata come Travaglio, ma non dimentichiamo la domanda legittima del Cosa avremmo fatto se fosse toccato a noi nel caso l’Austria avesse invaso il Trentino, la Slovenia il Friuli, la Francia il Piemonte o la Grecia rivendicasse il sud Italia per i loro trascorsi da Magna Grecia. Io credo che la prima reazione sarebbe stata appunto la reazione. Sai, a chiacchiere e inchiostro son bravi tutti. Di fatto una soluzione non é ancora stata trovata e chiedere la resa al culo degli altri anche qui son bravi tutti. E ripeto, anch’io da subito ho pensato all’inferiorita’ dell’Ucraina rispetto a Putin, ma non per questo si devono immediatamente calare le braghe. E scusate anche le metafore poco corrette, di fatto per certe pratiche si deve essere consenzienti. Ma ridaiie, col nostro di culo, non con quello degli altri. Vicenda in tutti i casi complessissima e io mi tengo i miei dubbi contro le soluzioni in tasca di tanti.

    • Ivano, “francesismi” a parte (efficaci nell’esprimere l’assunto, ma per me irricevibili nella forma specifica!) la vicenda è certo complessissima, concordo con te.
      Personamente fatico assai a mettermi nei panni dell'”ucraino medio” (non certo quello con le svastiche tatuate, armato fino ai denti, che proprio non considero nemmeno!) che a fronte dell’invasione dei “carri” russi o decide di “mollare tutto” o di prendere le armi.
      Ciò detto, alla luce dei “precedenti” (che, a suo tempo i media nazionali hanno bellamente e. credo, volutamente ignorato) e di quanto accaduto in questi tre mesi di guerra, massacri, distruzioni, annientamento di ogni barlume sociale di civiltà, insisto nel dichiararmi proprio d’accordo con Marco Travaglio: basta con l'”armiamoli e morite”, quello si che mi sembrerebbe esemplificabile con i “francesismi” che hai ritenuto usare tu!

  • Dai Francesco non fare troppo il moralista. Il politicamente corretto non ha cambiato il mondo, magari a parole sì, nel concreto assistismo ancora a tutte le violenze di cui ci parlano le cronache nei confronti di tutte le minoranze. Quanto al tuo commento , nelle ultime righe, non armiamoli più, ma consegniamo l’Ucraina tutta nelle mani dei Russi con buona pace anche degli ucraini non d’accordo, forse si dovrebbe sentire loro. Certo, meglio vivi e usurpati che morti, anche di fame. In tutti i casi non hai risposto alla mia domanda, che magari mi interessa più dell’opinione di Travaglio: se invadessero te cosa faresti? Come vedi non ho più usato francesismi, anche se ricordo sempre la battuta memorabile di Pietro e lo struzzo che tutti abbiamo apprezzato, e magari usato.

    • Mi ripeto, Ivano:”….Personamente fatico assai a mettermi nei panni dell’”ucraino medio” (non certo quello con le svastiche tatuate, armato fino ai denti, che proprio non considero nemmeno!) che a fronte dell’invasione dei “carri” russi o decide di “mollare tutto” o di prendere le armi…..”. chiedermi che farei non ha alcun senso. Chiedere ad un cittadino europeo che ha vissuto per ottant’anni in pace, in democrazia, con la possibilità di informarsi, di esprimersi di muoversi liberamente, con il sio bravo Erasmus per i ragazzi, pure magari “ubriacato” di consumismo e di desideri di cose superflue, chiedergli se sarebbe disposto ad impugnare le armi per difendere “il sacro suolo della sua patria”, magari pretendendo un “risposta sincera” è solo ingenuità oppure ipocrisia o malafede!
      Teniamocela stretta sta sfigatissima democrazia ….. in questo mondo di ladri/in questo mondo di eroi……

  • E’ stato fatto tutto il possibile per non iniziarla?

    • Caro Romano, a mio parere è questo il punto!
      E sono convinto che non solo non sia stato fatto tutto il possibile per non farla iniziare, ma anzi, al contrario sia stato fatto molto, moltissimo per indurre Putin a farla iniziare, e il ….”povero angioletto” pare proprio fosse li solo ad aspettare l’occasione di essere …..convinto!
      Per cercare di capire, dopo tre mesi di morte e distruzione, facciamoci la domanada: cui prodest?

  • Caro Francesco, non voglio fare polemiche, ma io credo che l’empatia esista, anche se qualità di pochi, perché qui non stiamo elaborando teoremi o riflessioni filosofiche. Questa guerra esiste, eccome, e vedrà probabilmente vincitori e vinti. Tu parli di democrazia, e non vedo un nesso se non nella facile constatazione che se vince l’Ucraina la democrazia é rinnovata, ma se quel paese cade sotto gli artigli di Mosca questa viene meno. Certo, nessuna certezza, sto solo riflettendo, ma se il mio slogan é la pace intesa come fine della guerra questa non é nessuna garanzia di democrazia. Nel ventennio noi siamo stati senza guerra, ma di democrazia neppure l’ombra, e per trovarla sappiamo tutti qual é stato il cammino. Quindi, forse, siccome Putin non desistera’, e ripeto forse, l’unico modo perché in Ucraina – la democrazia -venga ripristinata é armarsi, come facemmo noi a quei tempi. Credo, forse, può darsi.

    • Oltretutto, correggo, nel ventennio o come conseguenza noi di guerre ne abbiamo tre: Libia, Etiopia e poi la seconda guerra mondiale. Concludo: in democrazia non ci sono guerre e mi pare che l’Ucraina non ne abbia mai scatenate, ne sta subendo una con conseguenze probabili non solo per il loro paese, vedi la guerra del grano che già coinvolge i paesi più poveri. Quindi la resa o un trattato di pace la scaraventerebbe parte di un paese che non ha nulla di democratico, col pericolo che le mire espansionistiche di Putin, vinto una volta, potrebbero aumentare. E per far vincere l’Ucraina cosa si fa? Confidare nel buon senso di Putin

  • È stato fatto il possibile per convincere Putin ad aggredire l”Ucraina? Andate a chiederlo a tutti coloro che Putin ha avvelenato, fatto sparire o tiene in carcere, o ha costretto a fuggire all’estero. Chiedetelo a loro.
    Vedo che la propaganda sui “nazisti” ucraini ha presa sugli abbonati del Fatto Quotidiano. Di nazisti ce ne sono molti di più in Russia, se volete cito i gruppi nazisti che spalleggiano la guerra di Putin; ce ne sono piu’ in Bielorussia, di più in Italia, in Francia, in Spagna, in Germania. Marco Travaglio ha detto che era giusto fornire le armi al popolo ucraino ma non all’esercito ucraino. Lo ha detto in diretta a LA7. Ha detto che all’Ucraina sono state fornite dall’Italia troppe armi. Quante sono troppe? Quante sono poche? Lucio Caracciolo ha sostenuto in tv che di armi all’Ucraina ne ha date pochine. Altre nazioni hanno fornito armi importanti all’Ucraina. Quante stupidaggini. Comprendo il motivo per cui Furio Colombo ha lasciato che Travaglio, Orsini e Massimo Fini vadano avanti senza di lui.
    Mi dispiace per Francesco Torrisi che con Ugo La Malfa non ha più niente a cui spartire. Ugo La Malfa era un liberaldemocratico, e atlantista. Il Fatto Quotidiano c’entra con un azionista come Ugo La Malfa, come i 117 grillini che stanno in Parlamento per i cavoli loro senza pero’ mollare la seggiola e lo stipendio, con la decenza.

  • Marco Travaglio potrebbe spiegare come avrebbe fornito le armi al popolo ucraino ma non all’esercito ucraino. E se sa indicarmi cosa sono “troppe armi”, e dire: basta: queste armi si’ e queste no. Siccome è un esperto che si spieghi. Sono cose che non invento ma le ha detto lui in diretta a LA7 nel programna di Lilli Gruber. Cosa gli è successo? Cosa è diventato Il Fatto Quotidiano?

  • Mammamia, Marino , mi spaventerei di me stesso se fossi inchiodato alla mia immagine di 40/50 anni fa! Ugo La Malfa era un grande, ma faticherei molto ad inquadrarlo nell’oggi!
    Io oggi mi esprimo e dico la mia apertamente e senza pre/giudizi, su questo blog. Su quello, e non su altro accetto volentieri il confronto, le critiche le sintonie.

  • “Volete la pace o il condizionatore acceso?”
    Ovviamente il condizionatore acceso!

    • Risuona, con tt il rispetto, al pilatesco gesu’ o barabba!!!

  • Meglio il condizionatore acceso, e l’Ucraina in ginocchio, serva della Russia di Putin, come vorrebbero le serie riflessioni di Michele Santoro, ex maoista del Partito Comunista d’Italia marxista-leninista.

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