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FRANCESCO TORRISI

Presentazione del libro di Piero Carelli “Oltre”

Data: 09 Dec 2019
Ora: 21:00 - 23:00

Città: CREMA (CR)
Luogo: Fondazione San Domenico, Piazza Trento e Trieste,

Biglietto: N

Note:
Il libro verrà distribuito in omaggio ai presenti. Al termine della serata verranno offerti una fetta di torta e un calice di vino per lo scambio degli auguri natalizi.

È possibile sapere come “stanno davvero le cose” in una stagione fortemente caratterizzata dalla babele delle lingue, dalle narrazioni contrapposte, dalle mezze verità dei politici e da una cultura digitalizzata di massa che non distingue un “maestro” da un “influencer”, una fonte attendibile da un’altra che attendibile non è? Un’impresa ardua: una sfida a chi

È possibile sapere come “stanno davvero le cose” in una stagione fortemente caratterizzata dalla babele delle
lingue, dalle narrazioni contrapposte, dalle mezze verità dei politici e da una cultura digitalizzata di massa che non distingue un “maestro” da un “influencer”, una fonte attendibile da un’altra che attendibile non è?
Un’impresa ardua: una sfida a chi vuol far credere che il nostro è il tempo della post-verità, il tempo segnato da
quell’ospite inquietante – il nichilismo – che già si aggira nelle nostre case, il tempo, dopo la “morte di Dio”, in cui il terreno della verità si è desertificato.
Un’impresa che l’autore ha affrontato ascoltando la voce delle vittime dello stregone di Marx e del Prometeo
scatenato di Jonas (due poten; metafore che danno un’idea efficace delle forze sprigionate dalla globalizzazione e
dalle tecnologie digitali), toccando con mano i disastri provoca; da un’economia che ha divorziato dalla filosofia e
da una poli;ca che ha abdicato al suo ruolo di governare e si è rassegnata a farsi governare, raccogliendo il “grido
della terra” e il “grido dei poveri”.
L’ha affrontata prestando attenzione alle “passioni tristi” che contrassegnano il nostro tempo: la rabbia, il rancore,perfino l’odio di milioni e milioni di persone contro le élite dominanti, contro le oligarchie finanziarie, controquell’1% della popolazione mondiale che ricorre a ogni mezzo pur di fermare qualsiasi cambiamento.
E l’ha affrontata con gli attrezzi della filosofia.
La filosofia, certamente, non salverà il mondo, ma gli attrezzi costruiti da essa nel corso di millenni, possono ancora oggi fungere da bussola: per orientarci in un mondo convulso come il nostro e, magari, per “trasformarlo”.

FRANCESCO TORRISI

02 Dic in

16 commenti

Commenti

  • “Solo facendo esperienza di una paternità possiamo comunicare a chi ci incontrerà
    per la strada la risposta al vuoto di senso…”

    • Esperienza di paternità, dici, Graziano.
      Tu centellini sempre le parole, e fai bene; valgono più scarni spunti ben calibrati che sproloqui ad ascoltare quanto si è bravi!
      Io l’ho fatta quell’esperienza ed avevo già 45 (di anni anagrafici è!) e ora, son passati altri 30; da comunicare, ce ne avrei, se ci …….incontriamo per strada.
      Soprattutto un paio di errori che mi pesano ancora addosso!

  • Se qualcuno avrà la bontà di leggere il mio testo (frutto di tre anni di… studio maledetto), scoprirà che non ho verità da vendere: chi ha la pretesa – tanto più oggi di fronte a una babele delle lingue, alla diffusione di mezze verità se non di fake news – di uscire dalla caverna platonica e gridare di avere visto il Sole?
    Pur con questa consapevolezza, il mio viaggio parte proprio dalla convinzione che tutti abbiamo “il diritto di sapere” e che di conseguenza, è un dovere di tutti “cercare”.
    Cercare è doloroso perché vuol dire mettere in discussione le nostre presunte certezze, i nostri mantra, i nostri tabù, il nostro rifiuto di ascoltare il punto di vista degli altri perché siamo prigionieri del manicheismo.
    Lo è stato anche per me, ma alla fine è un’esperienza salutare che auguro a tutti (con o senza le provocazioni che ho inserito nel mio libro).

  • Il nostro diritto di sapere. Proprio nel capitolo introduttivo esploro una ridda di “narrazioni”, da quelle più in sintonia con il migliore dei mondi possibili di leibniziana memoria (il migliore, dicono alcuni, tra i mondi fino ad ora esistiti) alle narrazioni più catasfrofiste e apocalittiche su tutto. Anche sull’euro: vi è chi scrive che avrebbe distrutto nell’eurozona ben 18 milioni di posti di lavoro.
    Non è un nostro diritto sapere “come stanno le cose”?
    Se c’è, ad esempio, una centrale che orchestra il flusso dei migranti al fine di tagliare i salari e mettere in ginocchio la classe dei lavoratori a favore del Grande Capitale?
    Già, un complotto.
    Che cosa c’è di vero?
    Queste sono alcune delle domande da cui è partito il mio viaggio.

    • Piero, un amico mi ha mandato un video dove un tipo racconta che le scie chimiche esistono, che ad esempio a Malpensa tutti lo sanno, ma che nessuno ne parla. Insomma il criterio può essere questo: più ci sembrano grosse e meno dobbiamo considerarle credibili. Anche se questo porta a nuove domande: non esistono scie chimiche o non esiste che tutti lo sappiano? Le risposte sono altrettante: 1) secondo autorevoli scienziati non esistono, 2) non è pensabile che nessuno ne parli. Ma perchè invece la gente crede anche a esperti considerati dalla scienza ufficiale non credibili? E chi stabilisce il confine tra scienza ufficiale e scienziati millantatori? Perchè altrimenti si resterebbe sempre ai catastrofismi, ai complottismi, al pessimismo, insomma alle paranoie o al contrario un’incredulità tacciata da molti per ingenuità. Il mondo diviso tra sgamati e furbi o frescotti che credono a tutto. Del resto non potrebbe valere come metodo anche per le vite di ognuno? Insomma un bel rompicapo. Se tu l’hai risolto te ne siamo grati. Altrimenti siamo destinati, noi genere umano a vivere sempre nell’indeterminazione. E difatti è così. Ritorno al mio metodo, mai credere alle esagerazioni. Sperando come in Shakespeare di non concludere con  “Son sempre i nostri dubbi a tradirci e a farci perdere quello che avremmo potuto guadagnare se non ci fosse mancato il coraggio di tentare”. O il coraggio di credere. Credere quindi all’impossibile in questo caso, come seconda via. No, io rimango della mia opinione, anche se non sempre ci riesco.

  • I dubbi, Ivano, sono la molla di qualsiasi ricerca: mai stare attaccati alle proprie certezze (presunte).
    Comprendo bene (e l’ho provato… sulla mia pelle) che è difficile “convertire” una persona che crede alle bufale o ai complotti perché i complotti sono il modo più… semplice per risolvere i problemi.
    Cercare la… complessità è più difficile perché vuol dire rimboccarsi le maniche e… studiare, studiare, studiare, ciò che quasi impossibile per chi vive sui social.

  • Caro Piero, viviamo ormai in un’epoca in cui la libertà di credere a ciò che si vuole non è più pericolosa come una volta, rispetto al prossimo. Ad esempio, in ambito religioso, va benissimo credere all’immacolata concezione oppure agli svolazzamenti notturni in sella a un bardotto col viso femminile oppure a un dio proboscidato che va in giro seduto su un topo. Il problema nasce quando le bufale riguardano l’economia e possono mandare a remengo un’intera nazione. Sono le bufale economiche con fini politici il problema vero.
    Sono note le metodologie di produzione delle bufale e le tecniche utilizzate per la loro diffusione mediatica. I principi generali della disinformazione bufalesca vanno dallo “spararle grosse” senza vergogna al fatto di “spararle a ripetizione” una dietro l’altra; dalla loro reiterazione continua e ossessiva al linguaggio usato per propalarle, mirato ai plessi più emotivi della componente cerebrale cosiddetta rettiliana (neuromarketing); dagli attacchi e sciacallaggi personali alla polarizzazione del concetto di Nemico, il “Nemico del popolo da cui ti difendo io”.
    Lo sviluppo di queste tecniche di confusione di massa porta dalle varie bufale singole, via via convergenti, a una vera e propria “mandria di bufale imbufalite”, una mandria eccitabile e di notevole massa d’urto, nella quale la forza dei singoli bufaleggiamenti si esalta non per addizione ma per moltiplicazione, con effetti di sicuro interesse per la squadra dei butteri politici (chiedo scusa ai miei carissimi amici butteri, in scafarda o in bardella: non volevo certo offenderli, solo citare la loro abilità nel governare le mandrie) che gestisce certe transumanze istituzionali.
    L’Euro è un classico, con tutte le sue eurobufale. Poi le bufale contro i “salvataggi” delle banche. Le bufale contro i “tecnici” e le ricette economiche realistiche. Bufale sulle pensioni. Bufale sui “poteri forti” e sui “complotti”. Bufale sulla “crescita” e sulla distribuzione del reddito “più equa”. Bufale sulle tasse (soprattutto “piatte”). Bufale sul debito pubblico. Bufale sulla globalizzazione, coi corollari bufaleschi più fantasiosi.
    Le bufale sono cose nuove?
    Ma no, storia vecchia, antichissima.
    Basta saperlo.

    • Ho appreso in questi giorni che l’Ospedale Maggiore di Cremona si accinge a chiudere i reparti di Terapia Intensiva Neonatale e di Medicina d’Urgenza. L’ospedale di Lodi cerca anestesisti su Linkedin e anche quello di Crema ha i suoi problemi di organico (vedi PS e Pediatria). In Abruzzo gli organici degli ospedali pubblici sono colmati dai medici dell’Esercito. Le scuole cadono letteralmente a pezzi, compresa la nostra (ormai ex) sede universitaria di Via Bramante dove si vorrebbe insediare un centro di ricerca internazionale. I salari arretrano di oltre il 3% rispetto a pochi anni fà e i dati sull’occupazione sono disarmanti. Non si contano ormai più i tavoli di crisi aperti né le infrastrutture e gli edifici pubblici bisognosi di manutenzioni, quando non di riparazioni urgenti.
      A quanto pare si tratta solo di “bufale imbufalite” messe in circolazione da quei cattivoni populisti, loro sì vera emergenza del paese.
      Per fortuna ci sono le liberal-sardine con le loro adunate apolitiche (“noi non siamo contro il sistema”) a contrastare i cattivoni populisti (alias liberal-gattini) che fingono di essere contro il sistema.

    • Signor Mainetti, purtroppo ci sono sia le bufale economiche, e anche belle grosse, sia le situazioni di effettivo e gravissimo degrado del paese.
      Non è che indicando, come fa lei giustamente, i disastri causati dalla politica in economia si possa controbattere a proposito delle bufale propalate da certi politici in campo economico.
      Nessuno ha mai detto che le difficoltà della nostra Sanità, magari anche in riferimento alle strutture ospedaliere da lei citate, siano inesistenti e frutto di bufale mediatiche. Non c’entra niente.
      L’emergenza del nostro paese è purtroppo ben altra rispetto alla presenza dei populisti attuali (cattivoni o bonaccioni che siano), i quali comunque mi sembrano più zelanti nell’enfatizzarla che solerti nel risolverla. La nostra emergenza economica, sociale e istituzionale nasce, a mio modesto parere, molti decenni fa e si sviluppa ben prima dell’attuale ondata demagogica e mediaticamente bufalesca, la quale si limita a utilizzare questa gravissima situazione senza risolvere i problemi reali. Perché l’interesse nazionale degli italiani coincide ormai molto poco, dopo decenni di deragliamento economico e statuale, con l’interesse elettorale della classe politica, che sia al governo o all’opposizione.
      Questo, almeno, secondo me.
      Quanto alle sardine, ne so pochissimo e quel pochissimo che ne so non mi ispira particolari trasporti emotivi senili. Vediamo un po’ che cosa ne viene fuori, da tanti afflati ideologici e da tanti entusiasmi giovanilistici. Il tempo è un grande medico (in questo caso ittico, un grande veterinario) e non ci mette molto a fornire l’aspettativa di vita dei soggetti che gli si presentano. E non escluderei che la faccenda si risolva in un ennesimo favore a Salvini, anche visto il recente, puerilissimo, proclama sardinesco. Non so perché ma non escluderei che qualcuno tra non molto pasteggi elettoralmente con un piatto noto in Veneto come “sarde in saor”.

    • “Con l’euro lavoreremo tutti un giorno in meno e guadagneremo come se avessimo lavorato un giorno in più”
      Romano Prodi

      Ecco la madre di tutte le bufale (economiche).

  • Ecco, Pietro, a proposito dell’euro, la tesi dell’economista Alberto Bagnai.
    L’attuale parlamentare della Lega parla di «disinformatori di regime» che vendono «vergognose menzogne» , di «nostrani Goebbels» , di intellettuali che «ci bombardano con l’idea che occorra un manganello, quello tradizionale, o quello dello spread, per tenerci in riga» , che non vogliono prendere coscienza che «la vera vittima dell’euro è l’Europa» e che, «quella dell’euro», è la «terza guerra mondiale […] combattuta subdolamente e ipocritamente in nome di ideali di pace» .
    E’ una delle tesi da cui parte la mia ricerca.
    Una ricerca che fa leva proprio sulle tesi più provocatorie, o meglio più lontane dall’opinione dell’establishment.
    E’ così che procedo nel mio libro: i punti di vista più… eretici sono considerati “risorse preziose” che fungono da motore della ricerca stessa.
    Un’impresa difficile. Almeno così è stata per me.

    • Una delle tante differenze tra i principali leader della Lega e i principali leader dei Cinquestelle, caro Piero, è che i primi qualche bufala la sparano ma poi in economia delegano l’azione bufalesca ai loro economisti di scuderia, mente i secondi si espongono direttamente in prima persona, saparandone di colossali senza batter ciglio. Infatti, Salvini è troppo bravo per farsi così male da solo e si limita alle solite tiritere sui tecnici, Monti, la Fornero e ad altri ben mirati sciacallaggi emozionali. Ci pensano poi Bagnai, Borghi, Rinaldi et similia a giocarsi la credibilità professionale (ma guadagnando in visibilità mediatica, che a volte rende di più) con le scempiaggini che sappiamo, di cui quella da te citata mi pare esemplificativa (ma non è certo tra le più indicative). Insomma, Salvini è pur sempre Salvini, mica è arrivato a far man bassa di consensi elettorali esponendosi troppo a cavalcioni delle bufale più spudorate. Invece, Di Maio e, soprattutto, Di Battista imperversano in campo bufalesco senza tema e senza vergogna. Si potrebbe dire che hanno proprio il “pollice verde” per le bufale. Tuttavia, tra non molto ai bufalari più spregiudicati i fatti e i dati di realtà cominceranno a chiedere il conto. Ad esempio, basta guardare ai risultati impietosi del reddito di cittadinanza, ai suoi vergognosi costi economici, a certi suoi destinatari impresentabili e alle affermazioni che gli “abolitori della povertà” ci avevano ammannito pochissimo tempo fa. Ed è solo l’inizio dello smascheramento. Ovviamente non solo per questo, ma anche per questo Salvini vincerà, loro perderanno.

  • Non mi sono mai permesso, Achille di dare dei cattivoni ai populisti o ai sovranisti.
    Ho riportato la tesi di Bagnai sull’euro (sollecitato indirettamente da Pietro Martini) perché è una delle tesi da cui sono partito nel mio libro: i punti di vista fuori dal coro sono stati da me privilegiati (non a caso, ad esempio, ho dato un ampio spazio a quella voce fuori dal coro che è Varoufakis, riportando non pochi stralci dai suoi due ultimi tomi di oltre 700 pagine l’uno: “I deboli sono destinati a soffrire?” e “Adulti nella stanza”.
    Due libri da leggere, tanto più di questi tempi che si discute animatamente del Mes.

  • Studiare, Achille, ci aiuta a smascherare tutte le bufale, da qualsiasi parte provengano.
    Senza addentrarmi nel discorso dell’euro (nel mio libro dedico pagine e pagine), mi limito a dire qui che, dall’avvento dell’euro la divaricazione tra Nord e Sud (che avrebbe dovuto ridursi) è cresciuta.
    Ma è cresciuta per che cosa? “Per colpa dell’euro” o cause di politiche economiche sbagliate? Il motore dello studio è costituito dalle “domande” e questa è una delle domande fondamentali che dobbiamo porci.

  • Ho sentito Cottarelli da Lilli Gruber, qualche sera fa diceva che non è vero che dall’Euro in poi i prezzi sono raddoppiati. Sostiene anche che dall’introduzione i prezzi sono aumentati, secondo l’Istat solo del 2,7%. Diceva tutto o questo poco, con la solita cautela e flemma che lo contraddistingue, con considerazioni un po’ spicciole tipo “che allora vorrebbe dire che il bar che mi serve il caffè sarebbe diventato ricco il doppio di come era prima” e altre semplici considerazioni. In verità credo di aver sentito dell’intervista solo uno spezzone, forse a Blob, quindi niente di organico che magari avrei avuto altra impressione. Di fatto la nostra percezione è altra, tra tasse che aumentate in questi anni e posti di lavoro che saltano. Ma questo non credo sia imputabile all’euro, neanche all’Europa. E indubbiamente la profezia di Prodi non si è avverata. Ma la mia considerazione voleva essere altra, diciamo di carattere sociologico più che politico. In questi giorni Parigi è stata messa a ferro e fuoco da una riforma delle pensioni molto più blanda di quella targata Fornero. Con la differenza che la Francia è scesa in piazza, noi no. Ma si sa, loro hanno fatto la rivoluzione. Cosa significa questo? Che noi siamo più saggi o realisti di loro? Loro hanno i gilet gialli che incendiano i cassonetti e infrangono vetrine, noi le pacifiche sardine.

  • Piero, nord e sud. Ho letto quanto rende alle regioni del nord la migrazione sanitaria dal sud. Un calcolo preciso ha quantificato che con quei soldi si sarebbero potuto creare eccellenze ospedaliere anche in Calabria o Sicilia. E qui la Politica ha enormi responsabilità. Oltre a enormi differenze economiche di fatto ci distanziano quelle culturali. E non credo sia un luogo comune. Del resto avevamo nel precedente governo un lombardo e un campano con quello che ne è seguito.Ora abbiamo un Pd molle come la…… e un campanino che persevera con la solita logica assistenziale di derivazione borbonica, anche se la contingenza lo porta ad occuparsi di temi meno geograficamente circoscritti. Vedrai che approvata la manovra ritornerà al suo parallelo e vedremo se oltre a ridurre i parlamentari cercherà anche di ridurre le guardie forestali in Sicilia. Ma qua sono già fuori tiro e sono certo che tu il problema euro lo avrai analizzato con argomenti più tecnici e maggior cognizione..

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