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MARINO PASINI

Crema vicina e lontana da tutto

  Una città, se non si è Matera, è anche la sua ferrovia. Un amico romano che venne a trovarmi, anni fa,  disse al telefono: Marino ce l’ho fatta, sono a Crema; ho preso il treno da Milano Centrale, un regionale diretto a Verona; poi a Treviglio, con un trenino scassato, lento lento,  sono arrivato

 

Una città, se non si è Matera, è anche la sua ferrovia. Un amico romano che venne a trovarmi, anni fa,  disse al telefono: Marino ce l’ho fatta, sono a Crema; ho preso il treno da Milano Centrale, un regionale diretto a Verona; poi a Treviglio, con un trenino scassato, lento lento,  sono arrivato a Crema. Ma qui siamo in campagna! Marino, ma dove vivi? In campagna, gli ho risposto, anche se i cremaschi, che ben conosco, ritengono di essere creature urbanizzate, degli abitanti di città.Si fa presto a dire città. Lo dicono anche i soncinesi, quelli di Orzinuovi, di Castelleone, di Soresina, anzi: Surèsina. In Inghilterra, in effetti, bastano quattro negozi, qualcosa che rassomiglia a una piazzetta, un pub, un municipio, e il cartello dice “town centre”, centro della città. Ma la realtà è un’altra. Forse, noi cremaschi, del centro-mercato che fa passeggiare il sabato, la domenica anche i residenti paesani della quarantina e più di comuni che ci circondano, su e giù per Via Mazzini, crediamo di essere un luogo calamitante, e ci consoliamo, con qualche buona gelateria, un tribunale (che c’era), l’ospedale, e tante città a 35-45 chilometri, che per un australiano, uno di New York sono una bazzecola, ma per un cremasco (che vuole andarci fuori dall’orario dei pendolari studenti-lavoratori), troppa fatica per accendere i motori, e recarsi a Milano, Bergamo, Brescia, Pavia, Cremona, Piacenza, se non si è costretti a guadagnarci il pane. Da ragazzo  ci si lamentava per il poco o niente che c’era da fare, a Crema. Oggi, mia figlia, che ha ventun anni, e studia all’estero, quando torna mi dice: a parte vascheggiare su e giù per il centro, che si fa a Crema? Quello che si fa anche in campagna: un giretto a piedi o in bicicletta, osservando le bellezze (che ci sono, della Crema del lontano passato; un gelato; i diecimila passi a consumar le suole) e poi a dormire, perchè in pochi minuti si è visto (e rivisto) tutto. Crema, oltre a non avere una ferrovia decente, non ha neppure un giornale quotidiano, perchè “La Provincia di Crema” è un emanazione cremonese, degli agricoltori e industriali di Cremona. La provincia di Cremona, se si guarda la cartina, si capisce la scarsa affinità tra i centri maggiori. E’ una provincia lunga come un salame, con il capoluogo in mezzo ben lontano da Crema e Casalmaggiore. La distanza allontana, ovvio. E succede che i casalesi vanno a passeggiare a Parma, e non pochi cremaschi frequentano Milano (come chi scrive), o Bergamo, e a Cremona ci vanno di rado, molto di rado, per quanto ne so. La storia di Cremona e Crema è fatta di antipatia, rivalità, guerre, un matrimonio non consumato, e un territorio, quello cremasco, colonizzato dai cremonesi, con i cremaschi nemmeno capaci di togliere quei cartelli, offensivi, che ci raccontano che a Trescore (Cremasco) ci sono “itinerari gastronomici del cremonese”. Per ignoranti della geografia elementare, o grossi paesani, come siamo noi, che accettano gli ignoranti in geografia. Perchè il cremasco come territorio esiste, come certifica la guida rossa del Touring Club, e la storia di un territorio, le sue particolarità che ci sono. Se Crema fosse una città, con una personalità (che ha perduto da molti anni) quei cartelli li avrebbe già levati di mezzo, ma siamo gente ormai rassegnata ad essere ben poca cosa, come luogo in sè, e cerchiamo di tenerci stretto quello che rimane, conquistato a fatica, come le scuole medie superiori, anche perchè la succursale universitaria del Politecnico ( se non sbaglio) è destinata a tornare a Milano; e al massimo, resteranno i corsi universitari per la terza età, che è sempre un utile ripasso, per i pensionati. Abbiamo Milano a meno di 40 chilometri; da Crema Nuova impiego, se non c’è traffico,  30 minuti per arrivare a Rogoredo, 25 minuti a San Donato Milanese. Lo sviluppo per Crema è tutto in quella direzione. E non sono sicuro se lo si voglia o no. E perchè non te ne vai da Crema, visto che ne parli così male, mi hanno detto? Se fossi ancora giovane, e non lo sono più, sicuro che me ne andrei, rispondo. Andrei in una città che è una città sul serio, e non su un fiume Serio solo di nome. Dello stradone Cremona-Mantova, ai cremaschi può importare, come la pedemontana, o l’allargamento della Bergamo-Lecco. Ogni volta che succede un fatto di cronaca, come di recente a Sergnano, i giornali nazionali, le sedi regionali della Rai spesso il cremasco lo baipassano; e Sergnano, Izano sono “paesi del cremonese”. E se per “Il Fatto Quotidiano” Busto Arsizio (80mila abitanti) è una piccola città; per “il Messaggero”  di Roma un omicidio in un quartiere di Bergamo è avvenuto “nella piccola città bergamasca”, Crema, quindi, che è quasi un quarto di Bergamo, che cos’è? Già: cos’è?

MARINO PASINI

28 Ago 2019 in La città

34 commenti

Commenti

  • A caldo, in totale disaccordo. L’alternativa è appunto la grande città, dove se non sei un ricco sei confinato in quelle orrende periferie. Almeno a Crema, nei pochi chilometri quadrati, queste differenze non sono così evidenti. Mancano delle cose? Può darsi, ci han tolto anche il tribunale, ma molti servizi essenziali ci sono. Opportunità culturali? Qualcosa si fa, e magari noi neanche ce ne accorgiamo. La Proloco quantifica in 15.000 il numero di turisti approdati dopo il famoso film, e idipendentemente da quello Crema offre bellezze che io ancora apprezzo. E il tam tam mediatico, anche extra Guadagnino, di turisti ne ha portati altri. Passeggiare nei chiostri del Sant’Agostino o visitare il giardino a ridosso del salone Pietro da Cemmo è sempre un gran piacere, come lo è visitare altri luoghi. Due pedalate e sei in campagna, e mi sembra un vantaggio non da poco. E comunque Milano è a un tiro di schioppo. E non c’è quel casino da approdo a San Donato. Caro Marino, scusa la frettolosa analisi, ma mi pare che possa bastare se mai dovesse svilupparsi un confronto.

    • Caro Ivano, non aspetto condivisioni a “Crema vicino e lontano da tutto”. Conosco troppo bene Crema, i cremaschi, e se non arriveranno gli insulti, certo ci sarà la difesa di bottega, tipico di noi provinciali, anzi sottoprovinciali colonizzati da Cremona. Nonostante non risparmio critiche al paesone di Crema, un giorno ho alzato la cornetta protestando con “Il Corriere della Sera”, ricordando che Izano è paese cremasco,non cremonese, ero “stufo” di verificare l’inesistenza del nostro territorio, (sui notiziari l’ho verificato più volte) scambiato per roba altrui. Mi arrivò una mail di scuse dal “Corriere”. E la faccenda del turismo culturale a Crema, mi fa sorridere. Arrivano anche corriere da Cernusco sul Naviglio, pensionati, per vedere piazza del Duomo, i palazzi dei signori, e Santa Maria della Croce. E qualche orientale, pure un austriaca che ho accompagnato alla villa Albergoni, per i luoghi del film di Guadagnino. Si dimentica che Guadagnino è venuto a vivere a Crema perchè ha trovato posto a palazzo. E, probabilmente, a Palazzo Premoli non avrà speso più dell’affitto di un bilocale, in Via Solferino a Milano. Il film “Chiamami con il tuo nome”, che lo sceneggiatore voleva fosse girato in Sicilia, poteva essere filmato a Cremona, Lodi, Pavia, e in altre campagne che tanto era uguale. Cambiava niente. Tanto che “il famoso” regista (così nelle cronache sbrodolose della stampa locale), ha fatto le valigie e ora tiene appartamento o palazzo a Milano. Tanto che una parte del consiglio comunale di Crema protestò per le riprese del film che limitavano le vendite dei commercianti, e il Comune buttava i suoi soldi per un filmaccio, invece di metterli da parte per una bella sagra del tortello, con il liscio non stop fino a notte fonda. Poi successe l’inaspettato successo, e da provinciali frustrati ci si è fregati le mani dicendo: forse esistiamo, anche per la Corea del Sud! Peccato che il regista famoso, ingrato, ci ha lasciati, quasi sbattendo la porta. Comunque, è vero, sono un fan delle grandi città, dove ho imparato il pochissimo che so, dove ho assistito a grandi concerti, teatri d’Europa, festival del cinema, mostre d’arte, dove frequento librerie e biblioteche. La mia moralità, brutta o decente, non l’ho certo imparato a Crema. Las penso come Robert Walser: “Mi è caro il frastuono e il movimento incessante della metropoli. Ciò che perpetuamente scorre, costringe a una moralità”. E ringrazio Francesco Torrisi per la bellissima scelta della fotografia. Sembra una foto di Luigi Ghirri, che bene descrisse su una rivista scomparsa, un bimestrale “padano”, un certo smarrimento, quel senso di vuoto paesano, che si percepisce, a volte, nella valle pianeggiante del Po, e soprattutto arrivando a Crema con il trenino dei buffi proveniente da Treviglio.

  • Accogliente cittadella,punto di riferimento dei paesi periferici,ancora a misura d’uomo.

    • La storia della “misura d’uomo” la sento da una vita. Piccoli centri, la lentezza, i diecimila passi, quelli che non saluti mai, ma vedi (purtroppo) quasi ogni giorno, e certe volte svicoli e te li ritrovi davanti, perchè le strade sono quelle. Aveva ragione Montale: “mi piace Milano, perchè puoi camminare, da persona libera, senza che ti riconosca nessuno”. Ma la gente cerca protezione, abbandono, e nel paesone, nella piccola città questo c’è. Nella pochezza delle cose, che viene luccicata perchè altro non c’è, nell’andazzo senza fretta, e pure si prende per benedizione, se capita di passaggio la celebrità che concede a Crema una perla delle sue. Poi ci si accontenta di tutto, comunque, soprattutto invecchiando.

    • Con tutto il rispetto per i massimi sistemi, se Renzi è di sinistra, e altre faccende gravi in cui in tanti dicono la sua, arrivando al bar per il Bitter Campari, mentre la moglie o la sorella sfaccendano a casa, o come su questo blog, dove si prova a dibattere come all’Huffington post due, de’ noialtri: più serioso, certo, e meno casereccio, anche se meno frequentato perchè si sta nel cortile di casa, a contarsela come al condominio, ma sempre ricco di stimoli senza nemmeno, però, un bicchierino, un amaro, un amaretto, la lettura a sbafo del giornale in biblioteca, per farci un’idea di cosa combinano i potenti, vivendo, mio malgrado a Crema, e forse ancora indignandomi per certe faccende, ho notato il “pollaio” di Viale De Gasperi (forse sfuggito ai tanti che i passano davanti), che sarà un’inezia da sopportare, visto il caos architettonico del viale d’ingresso alla cittadella di Crema, ma un’inezia non lo è. Ma che cos’è “il pollaio” che non si può non vedere entrando dal rondò, di fronte a un pretenzioso edificio per il business, tutto a vetrate, e di fianco allo stadio di calcio Voltini? E’ una necessità sportiva,dicono, per impedire la rissa prima della partita, dei tifosi della Pergolettese contro quelli del Como, dell’Arezzo, del Monza, una rete di protezione lunga lunga, che taglia a metà la ciclabile. Siamo così preoccupati del futuro del pianeta, delle capriole di Renzi e di Conte uno e due, del Pd e delle sortite di Dibba che nemmeno facciamo caso a una schifezza, tra altre schifezze di un Viale che accompagna nel centro storico e che dovrebbe appartenerci più del rosario di Salvini. E mentre ci sono cittadone che progettano alberi ovunque, orti, giardini, per contrastare il surriscaldamento anomale, a Crema si fa il contrario. Si abbattano alberi che hanno più di mezzo secolo, e quelli caduti per una tromba d’aria non vengono sostituiti. Le ciclopedonabili hanno alberi potati in modo rozzo, come quella dei Mosi dove hanno tagliato rami solo verso la ciclabile, e gli alberi hanno la chioma pendente. Ci sarebbe da piangere, e per l’ignoranza di chi ha fatto il lavoro, da ridere. In più gli agricoltori della zona si sono accaniti capitozzando, tagliuzzando le piante, per levarle di torno, perchè fanno ombra ai raccolti. Altro che cittadina-giardino, o campagna alberata. Se almeno nel “pollaio” di Viale De Gasperi si mettessero delle galline, i passanti avrebbero qualcosa di bello da vedere, e non credo che ai tifosi foresti, le galline, così simpatiche darebbero fastidio. Almeno, Crema avrebbe anche lei, un piccolo esperimento di campagna in città, come chiedeva qualcuno, invece di un obbrobio da aggiungersi al resto del Viale venuto su a caso, niente che assomiglia all’edificio vicino, come succede oggigiorno, nonostante le scartoffie belle vidimate di architetti e geometri e amministratori comunali.

  • Caro Marino, se il tuo pensiero in sintesi é : “preferisco la grande città ” non c’è confronto possibile, se non in schieramenti di sì e no, senza campanilismi né insulti.

    • Surriscaldamento anomalo, non anomale.

  • Marino, scusa se insisto, ma quando leggo che la grande città offre più l’opportunità di una piccola mi sembra di leggere una cosa molto ovvia. E spero che tu non lo legga come un insulto.

  • Caro Ivano, non si tratta solo di opportunità. Nel mio scritto accenno anche ad altre faccende. Quando collaborai per “Mondo Padano” gestione Antonio Leoni, mi capitò di assistere a varie miserie, beghe di provincia tra Cremona e Crema. Le due paginette dedicate a Crema e il cremasco, certe volte, le si riempiva di fretta, telefonando a qualche prete importante vicino al Vescovo, o al Sindaco di Crema, un assessore disponibile. Al giornale non importava spendere soldi per una redazione cremasca. Tanto non importava, per loro Crema era solo, e ancora è, solo un possedimento riottoso; e Leoni si stizziva per lo scarso interesse che i cremaschi mostravano per faccende cremonesi. Cremona è città molto provinciale, più di altre della medesima stazza. E’ Cremuuna. Giorgio Bocca provinciale di Cuneo, vissuto poi a Torino e Milano, diceva, a ragione, che a sentir parlare i cremonesi gli parevano “gente assonnata con la parlata trascinosa come residenti di un paesello, non una città”. Quando Corrado Stajano, nato a Cremona, venne premiato come “cremonese dell’anno”, e c’era schierata nella sala conferenze tutti quelli con le palanche che a Cremona comandano, Stajano si guardò intorno e disse al microfono: “Vi ringrazio per il premio, ma non capisco perchè lo date a me. Da Cremona me ne sono andato via, per non tornare”. Se ne andò, giovane, a Milano dove è diventato quello che è. Ci fu un momento d’imbarazzo, poi, tanti sorrisi e strette di mano. Dubito che i cremonesi presenti hanno capito cosa intendesse dire Stajano.

    • Egr. sig. Pasini ma quanto astio e livore nelle sue parole ma cosa mai le avranno fatto i cremonesi e Cremona? Come dice lei Crema è provinciale e Cremona forse ancor di più e certamente i rapporti tra le due città sono ridotti ai minimi termini, quindi dubito che vi sia una qualche forma di sopruso della città maggiore nei confronti della sorella minore (per carità minore solo in termini di numero di residenti ovvio), i cremonesi di oggi non sono più battaglieri e coriacei come quelli del passato. Poi la storia è un’altra cosa. Se non sbaglio comunque il territorio cremasco è stato molto e ben rappresentato in Provincia di Cremona, vedasi la presidenza Salini, e foraggiato con investimenti importanti come la nuova paullese, le nuove sedi delle scuole superiori e la sede universitaria, fondi che altre zone del territorio provinciale si sognano, quindi basta piangere per favore. Vede la cultura e il senso di appartenenza al proprio territorio sono positive ma l’incapacità di aprirsi agli altri e di fare sistema con i propri vicini sono dannose. Infine, come dice lei sarà stato probabilmente l’unico a comprendere la parole di Stajano ma forse sarebbe stato meglio scrivere … “dubito che i cremonesi presenti abbiano capito ..”

  • Caro Marino, mi sembra che il tuo sia un discorso campanilistico. Senza scomodare la storia del giornalismo, che non conosco, mi sembra che questa contrapposizione tra le due città, di cui non ho esperienza se non attraverso luoghi comuni, forse non esista più, se non ripescando vicende storiche che non so quale segno abbiano lasciato. E che io non conosco. Andando invece a Staiano o Bocca vorrei ricordare invece Gianno Brera che tra testate giornalistiche e grandi città e grande sport fece comunque del suo Po e le sue golene, del vino pavese, delle nebbie e del fumo di polenta la sua cifra stilistica, umana e intellettuale. Nel paese dove è nato è anche sepolto, a significare che anche la provincia e le radici possono lasciare quel segno al quale si ritorna. Soprattutto in un’epoca come la nostra dove si può esplorare il mondo e conoscerlo senza calpestarlo. Emily Dickinson ebbe grande esperienza della vita senza mai uscire dalla sua camera da letto. Per questo non capisco il mito della grande città, dove magari puoi passeggiare in solitudine, senza fastidiose interferenze, che poi è un mito un po’ romantico, che anch’io amo qualche volta. Poi magari leggi della tanta solitudine o disgregazione sociale del vivere nelle grandi città che riempie tante pagine di sociologia o antropologia o letteratura. In tutti i casi i gusti sono gusti. Comunque il tema è interessante e si presta a molteplici letture.

    • Campanilistico? E’ curioso che lo sia chi scrive, che a Crema non risparmia critiche dure, a ricordare che il cremasco è un territorio mentre i notiziari regionali, i grandi giornali se ne dimenticano, senza far sollevare neanche un sopracciglio a chi è convinto che Crema sia un luogo bellissimo. Forse, vivere nell’irrilevanza, nel poco che c’è, ci si abitua, e quando sei di Crema, o di Casalpusterlengo e muore uno chef a New York, ed è di Zorlesco di Casalpusterlengo, “Il Giornale” di Sallusti, fa bene a scrivere nel titolo e nell’articolo di “uno chef, un capo cuoco di Lodi”, come se Casalpusterlengo fosse un cascinale con quattro vacche in croce, quindi si fa prima a dire che lo chef è di Lodi, tanto chi se ne frega di Casalpusterlengo? Fanno bene a mettere il cartello “itinerari gastronomici del cremonese” a Trescore cremasco, perchè siamo una dependance, irrilevanti. Crema, ha solo due strada per migliorare se stessa: puntare su Milano e diventarne un eccellenza periferica, e avere un’altra ferrovia, potenziando l’esistente. Finchè resterà un trasbordo avanti e indietro da Treviglio, con tempi assurdi, e fermate quasi fantasma fuori dall’orario dei pendolari, Crema è destinata a perdere anche quel poco che ha faticosamente raggiunto,per esempio, parte delle scuole superiori. E ricominceranno altri disagi. Basta vedere la ferrovia di Treviglio e Lodi, perchè quella di Crema è inguardabile, è da paesino di campagna. Se non ci si butta anima e corpo, per i politici, in questo, l’irrilevanza aumenterà. Può fregarmi poco, visto che a Crema ci vivo per motivi di causa maggiore, non più per scelta personale, e vado altrove per il cinema, il teatro, la musica, le librerie, i locali, le mostre d’arte,gli stimoli che una cittadina assonnata non ha. Ivano cita Brera e una famosa poetessa. Sono eccezioni. Ti ricordo che Gianni Brera giocava a briscola anche con Mario Soldati in quel dell’Oltrepo, e amava quelle colline, ma per le sue corrispondenze era sempre in viaggio. Bocca titolò la sua autobiografia “Il provinciale” rivendicando le sue origini (era di Cuneo), ma visse a Torino, a Milano. Mario Rigoni Stern dedicò le sue storie all’altopiano di Asiago, perchè era un montagnino, e amava i boschi. Fenoglio fece di Alba una città-mondo, ma senza la guerra, l’epopea partigiana, forse sarebbe morto per troppe sigarette fumate, girovagando anonimo per le colline langarole. Giorgio Bassani scrisse di Ferrara (che Ferrara non è una cittadina irrilevante come Crema), stando a Roma, e vivendo nella capitale; disse lui stesso che se fosse rimasto a Ferrara, della mediocrità di provincia che si vendette al fascismo, forse non avrebbe scritto neanche una riga. Per fare il parrucchiere, il muratore, l’insegnante di scuola media, il medico, Crema va bene, non serve andare altrove, ma per certe passioni, ambizioni, dalla piccola città è meglio far fagotto. Ma ci vuole anche coraggio, ad andarsene, anche può essere un salto nel buio, e non tutti vogliono rischiare. Poi succede che grandi scrittori, uomini politici si fanno sotterrare a Fratta Polesine (Matteotti); Piazzolo (Guido Galli, magistrato ucciso dalle Br); La Salle (Giorgio Bocca), ma la loro vita adulta è stata spesa nelle metropoli.

    • Gentile Signor Bresciani, non ho livore, nè provo antipatia per Cremona e i cremonesi. Di recente ho studiato la storia di Cremona e del suo territorio sorbendo vari volumi, come i tomi a cura di Franco Invernici “Classe politica e ideologia in Cremona 1875-1925”; “Cremona e la sua provincia nell’Italia unita” (a cura di Alberto Cova”; libri su Cremona di Gherardo Bozzetti, su Farinacci; “Le origini del movimento cattolico cremonese” di Bellò; la storia delle leghe bianche e di Guido Miglioli, e le vicende di Danilo Montaldi (una grande persona che ho molto stimato), leader dei militanti politici di base cremonesi; un libretto molto utile di Renato A.Rozzi edito dalla Biblioteca Statale di Cremona, 1991, che consiglio vivamente “I cremonesi e Farinacci”, e altri ancora che non cito perchè già la sto facendo lunga. Conosco anche un pò della città di cui apprezzo soprattutto la stagione concertistica, il fatto di avere un grande fiume (che Crema non ha), e una piazza del duomo, meravigliosa, tra le più belle della Lombardia, forse d’Italia. Questo non cambia di una virgola ciò che ho scritto. Legga Rozzi, che è un cremonese, e mi pare che lui vada giù molto più pesante di quanto ho scritto io. Il suo intervento è comunque interessante, e la ringrazio molto. Le dico, perchè sono oltre che uno polemico, anche tengo ad essere preciso, quando ci riesco, che Cremona non è affatto vicino a Crema, ma è in realtà distante. La provincia di Cremona, come ho scritto è lunga come un salame, e se lei legge la storia di Cremona c’è scritto che Cremona “è città isolata”, lontana dagli altri due centri maggiori, Crema e Casalmaggiore. Da casa mia, quartiere Crema Nuova, raggiungo Milano prima di Cremona, gentile signor Bresciani. E una volta, scherzando, con ironia, ho scritto che il tipo dell’Anas che mette i cartelli è pagato da qualche politico cremonese per allungare le distanze sulla cartellonistica, che segna 41 chilometri in zona Ombriano, per arrivare al cartello “Milano” quando il contachilometri ne segnala 33. E Cremona non può fare a meno di Crema (anche se si sta preparando a un futuro, magari lontano divorzio, legandosi sempre più con Mantova), mentre Crema può fare benissimo a meno di Cremona, avendo Lodi, Treviglio, Milano, Bergamo non così distanti.

  • Mi piace commentare il post dell’amico Marino con un domanda un pochetto ….provocatoria:
    quanti dei frequentatori del blog CremAscolta hanno dedicato una mezzora del loro tempo per ascoltare il primo bellissimo podcast a cura di Giorgo e Mattia: “Università con Giovanni Righini” ? https://www.cremascolta.it/podcast/unicrema-con-giovanni-righini/ (apropò: grazie/grazie a Giovanni Righini, figlio del prof di matematica che, al tavolino di casa in Campo di Marte, si spremeva per ficcarmi nella zucca la matematica del liceo!)
    Ecco li dentro, ci si può trovare la chiave per entrare con intelligenza nel tema CREMA VICINA E LONTANA DA TUTTO !
    Mi ha piacevolmente sorpreso apprendere dal Prof. che i nostri tre rappresentanti in Regione (la dove si decidono le sorti dell’auspicato futuro “Polo di Ricerca Operativa” dell’Università a Crema) stiano lavorando in sinergia al fine di gestire in modo virtuoso il passaggio da “porta chiusa a apertura portone” (e lo capite solo se ascoltate il podcast fino alla fine!) all’Università che stava tanto cara a Degli Antoni (erano i tempi delle giunte DC/PSI/PSDI/PRI e magari anche PLI, toh!) .
    Mi domando: c’è piena contezza di questa enorme potenzialità in Consiglio Comunale?
    C’è una Assessore ( o magari direttamente la nostra vulcanica Sindaco) che segua con competente, continua attenzione questa decisiva partita?
    Il tema potrebbe essere decisivo per riempire di contenuti pregnanti il futuro della città!
    Le domande ovviamente non sono …..retoriche; attendono risposte!

    • Come vedi, Francesco, Crema si dibatte per salvare una facoltà universitaria, una succursale, anche una cantina, purchè sia universitaria. Perchè, nonostante si dica “che bello il piccolo borgo, quasi cittadino, che è a misura d’uomo e di donna” ci si strappa i capelli per avere uno straccio di eccellenza urbana, l’università, e se vengono le corriere con i turisti di qualche valle bergamasca, a vedere il Duomo gotico, diciamo :anche noi abbiamo i turisti, anche noi “siamo luogo da visitare”, perchè, in fondo, soffriamo dell’irrilevanza, della pochezza che abbiamo, anche se a parole ci accontentiamo di granoturco, di boschetti che non ci sono più, tante nutrie al pascolo, e per fiumi seri, laghi, mari e montagne e colline devi fare strada, e non poca. Una multisala cinematografica che proietta i film uguali a Romano di Lombardia, tanto la gente che ci vive è più o meno la stessa. Ho apprezzato molto la tua aggiunta sul “PLI, toh!”, pregevolezza stilistica, tra l’altro. Ricordo una Fiat 1100 con un militante liberale che girava per Crema durante una sfida elettorale, e un megafono che invitata i cittadini a votare liberale. Non ricordo se era della corrente di Malagodi, dei dentisti, dottori commercialisti, e imprenditori, oppure di Zanone e “Critica liberale”, di sinistra. Volevo fermare l’auto e domandargli se era un operaio, il tizio, perchè sarebbe stato un caso più che raro. Un operaio che votava “liberale”. Allora, non ne ho conosciuti, a Crema. Ma la macchina era malmessa, lui vestiva trasandato, chissà.

  • Riflessione interessante e molto puntuale di uno stato di fatto che dovrebbe essere evidente.
    Una città vive grazie ai rapporti urbani, sociali, economici e culturali con territori più o meno vicini e, per poter alimentare queste relazioni, servono infrastrutture materiali e immateriali a supporto.
    Crema, centro piacevole e dove si può stare felicemente se non si vive ai margini non tanto geografici ma sociali (se in una metropoli la periferia è territoriale, in una città piccola la periferia è innanzitutto generata dalla mancanza di relazioni significative e dalla forte chiusura delle élite, molto meno permeabili che in altri contesti), soffre  purtroppo a causa di un profondo isolamento: muoversi è faticoso e, almeno mi sembra, anche le idee si muovono lentamente – o sono condivise tra pochi -. Paradossalmente è curioso considerare che il contado vede invece nella città un centro attrattivo, a causa della difficoltà di raggiungere altri centri e di trovare risposte diffuse ai propri bisogni.
    Alzando lo sguardo al contesto, non solo nazionale, è però evidente come questo destino sia condiviso da moltissime piccole città dalla vocazione promiscua – comunità sui 15/40mila abitanti, dall’identita industriale o turistica – e, di conseguenza, è necessario pensare al futuro. Nei prossimi 20 anni è previsto lo spopolamento dei piccoli comuni – centri ormai incapaci di portare avanti le funzioni per cui sono sorti – e un forte spostamento verso le metropoli o i centri limitrofi. In questo quadro le città come Crema resteranno alla porta, protagoniste forse del mero passaggio dalla campagna alla città. Per non farsi trovare impreparati il territorio intero deve reagire e studiare un piano di sviluppo capace di dare un significato nuovo a Crema e al Cremasco, altrimenti la situazione attuale sarà solo il preludio di un veloce e inarrestabile declino.

    • Non la conosco signor Sangaletti, ma il suo intervento è notevole, l’ho molto apprezzato. Non so se lei è cremasco, cremonese, se ci siamo mai incontrati, ma se Crema fosse abitata da gente come lei, credo, che forse cambierei idea, non me ne andrei. Purtroppo, non è così. La saluto con vero piacere.

    • Grazie “signor. Sangalletti”, mi viene da dire …..”eppur si muove”!!!!

    • Caro Pasini, sono un semplice cremasco trasferitosi per lavoro a Milano, sempre legato – e interessato – a Crema e al suo mondo “periferico e lontano” ma ricco di stimoli per coloro che vogliono cercarli e riescono a trovarli.
      Come ho detto il problema del ruolo e del futuro delle città medio-piccole è condiviso sia in Italia che all’estero (qualche tempo fa l’Anci ha promosso un forum sull’argomento molto interessante) ma la prima risorsa per un nuovo domani sono i cittadini che devono mettersi in gioco e stimolare amministratori e attori pubblici e privati in nuove progettualità.
      Per questo non ci si deve scoraggiare, e guai a darsi per vinti o perdere l’affetto per il territorio che si vive, poichè, citando Bowie, “di amori è tutta piena la città”.

  • Viene spontaneo chiedersi cosa significhi essere provinciali e come si manifesti il non esserlo. Dove stanno le differenze culturali, intellettuali, comportamentali, sociali…..? Altrimenti il termine rischia di essere così generico da non significare un bel niente. Soprattutto in un mondo iperconnesso, globalizzato e anche con tanta mobilità fisica, anche per noi cremaschi, poveri provinciali. Se poi il futuro sono le megalopoli cinesi o giapponesi o brasiliane o indiane, pur ipotizzando uno sviluppo possibile, spero che le piccole città mantengano le loro caratteristiche. Con qualche disagio per vedere un film o visitare una mostra.

    • Ti ringrazio perchè mi permetti di dire un’altra cattiveria, una delle mie. “Cremascolta” deve smettere di essere solo un cortile, e ho apprezzato molto i due interventi, per esempio, di Bresciani, di Sangaletti; un blog, un giornale deve essere una piazza con varie entrate, opinioni, ecc.
      Sono un provinciale e lo sarei anche a Buenos Aires, se decidessi di svernarci, in futuro, cosa improbabile, nonlostante mi piaccia il tango, la milonga. Ma la mia battaglia, di tutta una vita, è il provincialismo. Provinciale e provincialismo non devono essere la faccia della stessa medaglia, altrimenti è un guaio. Faccende o realtà che a qualcuno farà sbadigliare a parlarne, ritenendole roba superata.Ccon internet, Facebook, Youtube, il tuittaggio, si ritiene di essere centro del mondo anche a Casaletto di Sopra, o Motta Baluffi, come se fosse uguale che a Torino, Milano, o Roma. Ma non è così.
      Si può rivendicare le origini provinciali e non essere affetti dal provincialismo, che è una malattia subdola, pericolosa, e che ha portato in Europa a governi autoritari, e ancora oggi (pure ieri: Mussolini, Francisco Franco, per esempio) sostiene personaggi come Erdogan, Putin, Trump, e ovunque vota in prevalenza personaggi che mia madre chiamava i “gradassi”, gli uomini forti. Il provincialismo unito all’Italia strapaesana porterebbe a un’Italia da cui scapperei senz’altro, o combatterei. Il provincialismo si respira, è l’odore che si percepisce, vivendo in provincia, ma l’importante è non smettere di studiare, di avere curiosità, aprirsi, e andare a prendersi spesso boccate d’aria pure dove è più inquinante, quella che sporca il colletto delle camice bianche, delle cittadone, delle metropoli. Che male al cervello non fa.

  • Interessante Marino: il provincialista vota a destra, il provinciale di nascita può votare a sinistra. Strano, siccome è discutibile, che l’ala destra del blog, che è comunque una piazza e non un cortile, perché aperto a tutti, non sia ancora insorta.

  • Per evitare il declino, Lauro e Marino, non si tratta di salvare quel poco di università che ci è rimasto (anche nel 2020 è destinato a sparire), ma di coltivare un progetto di ampio respiro. So bene che non sarà facile, ma se dovesse andare in porto il progetto del prof. Righini, quello cioè di un Centro di ricerca di eccellenza almeno a livello nazionale di Matematica applicata (applicata agli algoritmi, il petrolio del XXI secolo), Crema potrebbe richiamare cervelli non solo dall’Italia (e tanto meno solo da Milano), ma anche dall’estero e con i cervelli i “capitali”.
    E’ tutta la comunità che dovrebbe appoggiare tale progetto: finora, ad eccezione dell’attenzione del sindaco e di pochi altri (compresi i consiglieri regionali di orientamento politico diverso), il prof. Righini da anni lavora indefesso, ma da solitario.
    Non è una grande occasione perché Crema si risvegli dal torpore e CremAscolta svolga la funzione per cui è nata, quella di “costruire”?

    • La proposta del Prof. Righini di un Centro di ricerca a livello nazionale di Matematica a Crema è una bellissima cosa, e sbaglia chi rema contro. Ma non mi sorprende, conoscendo i cremaschi. Un amico mi ha ricordato che resiste, a Crema, il corso di laurea in Infermieristica. Speriamo che tenga almeno quello. Le migliori città, le più vive, culturalmente e intellettualmente sono città dove le facoltà universitarie sono presenti. Questo vale ovunque, con poche eccezioni.
      Senza un potenziamento delle infrastrutture, però, Crema è destinata, come altre piccole città nella medesima situazione, a un inesorabile declino, che è già cominciato. Crema è sulla Serenissima, l’antica strada che porta a Oriente, oltre che a Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia. Ma lo sviluppo ferroviario della Milano-Venezia l’ha tagliata fuori. Stefano Jacini, storico, sociologo e grande proprietario terriero di Casalbuttano volle che la linea ferroviaria passasse per Casalbuttano, e così è stato. Una linea soft, non troppo invasiva per i campi coltivati, per la potenza agricola cremonese, potenza a livello europeo. Se i politici locali avessero voluto, perchè il potere ce l’avevano, lo sviluppo ferroviario sul cremonese e sul cremasco avrebbe potuto far pesare la loro forza. Mi risulta da alcune letture che anche durante il fascismo ci fu chi propose un potenziamento della Cremona-Treviglio, ma non se ne fece nulla, il timore di uno sviluppo che significasse meno coltivazioni, più incremento di popolazione (come è avvenuto a Treviglio che era un semplice borgo di campagna), più gente foresta, non piaceva; il provincialismo ottuso non è un’invenzione recente. Senza infrastrutture adeguate, Crema è destinata a perdere altra autonomia e servizi essenziali, nell’era degli accorpamenti, del taglio dei costi. L’amico, dice che l’Ospedale di Crema è sempre a rischio di diventare una dependance, una succursale dell’Ospedale di Cremona. Se dovesse perdere anche questa autonomia, Crema può appendere il nome “Crema” al chiodo e chiamarsi qualcos’altro, luogo colonizzato dalla personalità perduta. Crema dovrà battersi per staccarsi definitivamente dal matrimonio, mai consumato, con la città di Ugo Tognazzi, che è distante in chilometraggio, e non solo per questo. Cremona lo sa, e da tempo sta intensificando i rapporti con Mantova. Abbiamo Lodi a dodici chilometri, Treviglio, anche Bergamo non lontane, e soprattutto Milano, la metropoli. Il futuro per Crema è Milano, altrimenti oltre all’irrilevanza, all’inconsistenza, rimarremo, anzi consolideremo il paesone che siamo, e niente di più. Anche Cremona punta al raddoppio della Paullese sull’asse Cremona-Crema-Milano, per molti motivi, perchè la metropoli calamita, che piaccia o no, pure i cremonesi, che sono territorialmente isolati e distanti da tutto, più che noi.

    • Il podcast era solo il primo passo, per chiarire il passato e il presente. Senza dubbio non si conclude il contributo che possiamo dare al progetto.
      Volevo aspettare l’aggiornamento che il professor Righini ci farà alla fine del periodo estivo, ma comincio a proporre a voi qualche domanda: non vi sembra che l’approccio che si sta seguendo sia troppo “statalista”? Ovvero, perché deve essere per forza la pubblica amministrazione ad impegnarsi e a finanziare il progetto? Se davvero c’è competenza e potenzialità, perché non si può proporsi nel libero mercato? Mi sembra che ci sia una tendenza ad ammirare la purezza del mondo accademico, senza volersi mettere alla prova sviluppando prodotti e servizi (chiaramente si tratta di avere persone che si occupano della ricerca, e altre dello sviluppo, ma in modo integrato). Con entrambi gli aspetti il centro si può auto-sostenere, se no è sempre alla ricerca di appoggi di qua e di là, e non è indipendente.
      Se poi si fa anche una proposta didattica, quella può essere finanziata dalla regione/stato/comune per non scaricare i costi sugli studenti.

    • Caro Piero, non conoscevo la proposta e l’ho trovata curiosa e abbastanza azzardata da essere positiva. Per il suo successo sarà però necessario costruire una “città smart” aperta, informale, slegata da riti e rituali.
      Condivido l’osservazione di Bressanelli sul ruolo pubblico/privato: progetti simili necessitano di un approccio misto e meticcio.

  • Scelsi Crema nel ’77, ventisettenne, fra le alternative professionali che mi si offrivano, puntando un dito sulla carta geografica, proprio per le città maggiori che la circondano. Poi l’ho definita, abitandoci, la pena di Tantalo, per le motivazioni esposte nel post. Tuttavia “che si fa a Crema?”, no caro Pasini, non ci sto! Crema è fervente di idee che esplodono la sera nelle sue sale conferenze sempre al lavoro, con il solo imbarazzo della scelta. Più volte ho sottolineato che questa anomalia rispetto alle “sorelle maggiori” che la circondano è dovuta per me all’influsso veneziano che porta vivo nell’animo. E allora, ora che non ho quasi più interessi professionali, che ho il grosso del nucleo degli affetti a Milano, resto qui, e mi rodo il fegato per le figuracce che ci facciamo per i collegamenti, per la sindrome di Tantalo, con quelli che dalle “sorelle maggiori” vengono qui a coltivare colti interessi. Non per incensare Cremascolta, ma le nostre iniziative letterarie e i corsi li fanno a Bergamo? E in Giugno Crema ospitrà il Congresso nazionale dell’Associazione Medici Scrittori, proprio in successione alla citata Matera, e proponendo la città per un soggiorno di tre giorni a persone colte e abituate a ottimizzare il poprio tempo non ho temuto certo di far figuracce.
    Presto, spero, pubblicherò dati sul turismo culturale, che si sta rafforzando.

    • Caro Tango, lei ha puntato il dito e ha visto che intorno ci sono ben cinque città, più grandi, il doppio, il triplo di Crema, anche di più, tutte raggiungibili in 35-45 chilometri. E ha fatto bene. Siamo centrali a tutto, e in realtà vicini a niente. Ma facciamo, come dice lei “figuracce” con i trasporti. Appunto. Più di una volta ho preso il treno dei pendolari per Milano, una volta c’era la linea rotta, un’altra un guasto a Casaletto Vaprio, e se tutto va bene per 35 chilometri s’impiega lo stesso tempo che da Milano s’impiega per arrivare a Peschiera del Garda. Non parliamo di Pavia, senza auto bisogna recarsi a Lodi o a Milano per raggiungerla. Per Brescia, bisogna cambiare a Treviglio. Per Milano, fuori orario dei pendolari bisogna aspettare “il Verona”, spesso in ritardo, oppure lo si perde, perchè “il Cremona” arriva a Treviglio sbuffando come un cane da salotto costretto alla passeggiata.

  • Caro amico Cremascolta ne ha fatto una battaglia, tanto da avere una sua voce nelle categorie che recita, ironicamente, “immobilità su ferro”. So bene dov’è il collo di bottiglia che ci impedisce il meritato sviluppo. Sembra quasi fatto intenzionalmente per paura della concorrenza! Abbiamo addirittura partecipato a una conferenza stampa ore 5,30, nella nebbia sui binari. Tavoli aperti da tutte le parti: niente. Io avavo lanciato una trovata clamorosa, una da TG1, ma è stata giudicata claunesca. Vedi, odio il lei, ho passato la mia vita a Roma, Torino, Roma di nuovo, Bologna, Napoli, Crema, e di Crema sono innamorato, perché solo Bologna, come era, reggeva il confronto: dotta, elegante, ma briosa. Ora niente più di tutto questo, e difendo la mia ultima innamorata. Proviamoci ancora, ma non la denigriamo, neanche di nascosto fra di noi!

  • Lauro e Mattia, quando parlavo di “capitali”, non mi riferivo naturalmente a finanziamenti pubblici.
    Per ora, che mi risulta, ci sono contatti con alcune università (non con una e, naturalmente, non con la Statale che ha deciso di chiudere entro il prossimo anno), ma è scontato che una volta si trovasse un accordo tra loro, si cercherebbero capitali privati.
    La stessa università di Crema, se è sopravvissuta fino a ora è perché ha avuto risorse non solo da enti pubblici, ma anche da privati (anche l’Associazione Industriali).

    Il progetto di un Centro di eccellenza di Matematica applicata, sulla carta, dovrebbe esercitare un maggiore appeal: dovranno essere, anzi, le aziende che dovranno fare riferimento a tale Centro di ricerca per sviluppare gli algoritmi di cui hanno bisogno.

    A Trento c’è un centro di eccellenza che vive di università e di capitali provati.

    So che i… puri di cuore storcono il naso quando sentono parlare di capitali privati, ma qui non si tratterebbe di una università “condizionata” da privati, ma di un Cento di ricerca “operativo” che potrà vivere solo (o in gran parte) su “progetti” di imprese.

    Rinnovo ancora l’appello a CremAscolta: perché non segue da vicino il percorso che si è avviato (non pochi tavoli sono aperti, compreso il tavolo della Regione) e magari fornisca dei suggerimenti ad hoc (dopo, naturalmente, uno studio di analoghe esperienze nazionali e internazionali?

    • Certo, io mi riferivo al parlare di assessori regionali e comunali che si stava facendo. Mi trovo in linea con quello che hai scritto.

  • Sarebbe bello che CremAscolta facesse da “supporto” al team che da tempo (prima era solo il prof. Righini, ora lui coordina una squadra) sta lavorando in silenzio, ma anche in isolamento.
    Un progetto che potrebbe lanciare Crema in un circuito nazionale o addirittura internazionale non può che avere il supporto dell’intera comunità e il nostro blog potrebbe svolgere un ruolo di cerniera, ma anche quello di un gruppo capace (perché ha studiato bene il progetto e ha conoscenze, magari con università vicine o con centri di ricerca di eccellenza) di fornire suggerimenti.

    • Si, teniamo viva l’ottima iniziativa del Podcast sul tema Università, lanciata da Mattia e Giorgio.
      Non…. “molliamo la presa”!
      Il tema può essere decisivo per le sorti future di Crema, da “cittadina di provincia”, “bella senz’anima” a………..

    • Perchè non contattare imprenditori locali che hanno già mostrato interesse per faccende cremasche? Ancorotti, per esempio, altri nomi non mi vengono in mente (si potrebbe chiedere al sig. Arvedi, che tiene in piedi Cremona, con le sue palanche, se ci dà una mano: per il momento siamo ancora una provincia); parlare con i politici locali, dagli ex comunisti di Via Bacchetta (dove gli alberi sono ancora in piedi), ai 5stelle che hanno un ragazzo in Consiglio Comunale con la mente aperta; pure l’opposizione grattasottane che a Crema è sempre stata una forza spirituale, politica, e ci ha regalato quello scempio, quello spreco assurdo di soldi, della scuola di Comunione e Liberazione ai Sabbioni, ora da riconvertire a qualcos’altro. Peccato per il murales di qualità, che un artista sconosciuto ha dipinto su quella scuola lì, che raffigura un politico due volte eletto presidente della Regione Lombardia, se non sbaglio, che fa il giocoliere con le monetine.
      Fossi un sindaco, o una sindaca, uno come Piero Carelli lo vorrei nella squadra, e lo tempesterei di telefonate; farei anche mobbing, se rifiuta.
      E’ possibile che qualche politico locale locale preferisca un centro di ricerca sul tortello cremasco, la torta bertolina, il vinello rosso che stanno provando a fare allo Stanga, e che con coraggio ho già bevuto. Diversi anni fa fu organizzato un convegno a Crema di letteratura francese, che durò più giorni, roba pure per gente foresta, che costò un pò di soldi (arrivò anche Giovanni Macchia, un francesista coi fiocchi); in parte i soldi li fornì un imprenditore socialista cremasco, in parte li sborsò il Comune. Ricordo un importante politico di Crema, di cui taccio il nome perchè ancora attivo politicamente, che mi disse, brontolando, quei soldi lì potevano essere spesi meglio, per la cultura locale, per iniziative del nostro territorio. Sempre a proposito del provincialismo ottuso, che è nell’aria che si respira più della nebbia, dell’umidità, e delle zanzare d’estate.

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