Angioletti e Diavolacci nuova edizione

Adriano Tango

Angioletti e Diavolacci nuova edizione

Una nuova edizione, ampliata e rivista, della raccolta novellistica "Angioletti e diavolacci"

Perché  rieditare un lavoro già  fatto?

Innanzitutto perché su una raccolta di storie dovrebbe esserci sempre impresso il marchio "lavori in corso". Anche un romanzo, o un saggio, si rimaneggiano più volte, chiaro, ma poi ci si pone un punto fermo. 

La novellistica invece è fluida per definizione, in quanto raccolta di storie, nate da suggestioni istantanee, e poi le storie non finiscono mai. 

E infatti il numero è aumentato, e non mi chiedete di quante: ora sono venti, prima erano di meno. La novella si scrive, e, come le ciliegie, una tira l'altra, non si sta tanto a pensarci su, altrimenti si appannano. Ma si amano comunque tanto quanto le storie più articolate e complesse. e forse di più, perché nella novella è più difficile nascondere quella quota autobiografica che sempre l'autore esprime, ed è qui che perde il pudore, si mette a nudo.

Ma c'è dell'altro. Un caro amico, scrittore per Cremascolta, Matteo Patrini, autore di "Crema - breve guida pratica", mi ha fatto un appunto: perché dissimuli i luoghi di ambientazione di queste novelle, quando io, da Cremasco, sia pur residente estero, riconosco perfettamente tanti scorci di Crema? Fallo per la mia città, che mi manca tanto, e che voglio sia apprezzata nel mondo, restituisci alle tue storie le ambientazioni originarie, così come le hai sentite nel loro nascere!

Non so perché io tenda ad obliterare i luoghi, una forma di riservatezza, ma ho deciso che aveva ragione, e di accontentarlo, e rivelare anche tutti gli altri posti, pieni di significato nella mia vita, dove diverse storie sono state pensate.

E infine il terzo motivo: quella copertina era proprio brutta! Disegno sempre personalmente, o traggo da mie fotografie, le copertine dei miei libri, il logo di Associazioni ed Eventi a cui do vita, e quella i era uscita proprio male! Così, visto che eravamo in fase di work in progress, l'ho cambiata.

E infine, perché pubblicare la raccolta proprio ora? Ma perché la novellistica è la migliore lettura da ombrellone! 

Potete trasferirle su un qualsiasi supporto informatico, o fare una stampata dal PDF; e non è necessario proprio l'ombrellone, va bene anche un tavolino al bar in un paese di montagna, o la splendida comoda poltrona di casa propria, in una della città turisticamente più appetibili d'Italia: Crema

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La Globalizzazione Tra Opportunità e Danni Collaterali

Cremascolta

La Globalizzazione Tra Opportunità e Danni Collaterali

L’economia ci pervade. Ci condiziona. È essa che, intrecciata alla politica, determina lo stesso destino delle nuove generazioni.

Sono in gran parte ragioni economiche che stanno mettendo in fibrillazione quella fragile ma preziosissima creatura che è l’Unione europea.

Sono in gran parte fattori economici che muovono milioni di persone dal sud del pianeta al nord.

È l’economia, strettamente connessa con la tecnologia, che sta modificando radicalmente la nostra vita.

È la finanza internazionale all’origine di tanti terremoti che hanno a dura prova popoli e governi, perfino dei Paesi emergenti.

È sempre l’economia, (o meglio il modello economico dominante, dopo il crollo dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est, vale a dire quello “capitalistico”, che è alla base delle disuguaglianze crescenti tra i i più ricchi e i più poveri del mondo.

Un mondo che ci sovrasta. Ci determina. Eppure è un mondo in larga parte ignoto ai più.

Da qui l’urgenza di riempirlo.

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A Egregie Cose o Pindemonte

Tiziano Guerini

A Egregie Cose o Pindemonte

“Divertissement”: non trovo altra parola più appropriata per definire questo lavoro. “Giunto a vegliarda età” (come direbbe l'autore de’"Il nome della rosa") mi è venuta la voglia di costruire storie, più o meno credibili, partendo da documenti autentici. Un divertimento, appunto: ognuno ha il proprio bunga-bunga! Spero che altrettanto divertimento, come l'ha avuto l'autore, lo abbia ugualmente il lettore. O per lo meno non ne rimanga scandalizzato per la modestia del racconto, o annoiato per la sua banalità. Se proprio si volesse trovare qualche merito storico a questi scritti (cosa non obbligatoria) si potrebbe pensare che è stata buona cosa liberare i documenti riportati da qualche polveroso scaffale!

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Un Ponte Contro la Paura

Creemascolta

Un Ponte Contro la Paura

In tutte le epoche segnate da significativa trasformazione e conseguente, generalizzata incertezza, si innescano con impressionante regolarità di schemi teorici e psicologici alcuni tipici meccanismi di difesa. Resistere concretamente a quel genere di impulsi richiede il possesso di almeno due facoltà: sensibilità etica orientata alla verità ma aliena da fanatismo; un atteggiamento critico, conscio della insuperabile fallibilità della ragione umana dinanzi alla realtà che essa avrebbe il dovere di penetrare e plasmare. Quanto sia sempre più raro quel genere di umiltà intellettuale è purtroppo ampiamente attestato dalla cacofonia amplificata dalle reti sociali telematiche, dove imperversano il più ossessivo e stolido cospirazionismo, l’informazione più strumentale e parziale, e la reiterazione, dog­matica e violenta, di pochi deboli argomenti. A rappresentare una novità assoluta non è certamente la necessità di restare sempre in guardia dinanzi ai fabbricatori di consenso fondato su menzogne potenziali antica­mere di autoritarismo politico, quanto la diffusione capillare di troppe falsità (o ipersemplificazioni) e la difficoltà dei problemi senza precedenti che il mondo contemporaneo pone. Essere in grado di neutralizzare quel rumore di fondo è innanzi tutto un problema metodologico: anche i contenuti migliori corrono il rischio di venire sommersi da chi grida più forte le proprie certezze.

Uno dei messaggi più potenti tra quelli veicolati dall’ultimo pregevole lavoro di Piero Carelli è proprio di carattere epistemologico. Prima ancora dei fatti e delle argomentazioni che come sappiamo sono co­munque suscettibili di distorsione, il principale monito dell’autore è quello di prendere atto dell’irriducibile complessità dei problemi, in grado di demolire anche le più radicate convinzioni non appena si abbia l’onestà di riconoscerla. Ma questo riconoscimento poggia a sua volta sulle due assunzioni a cui si è accennato poco sopra, ancora più profonde, che sono quelle che fondano l’essenza stessa della migliore raziona­lità che sia possibile esercitare. Sebbene colorata da una sottile vernice hegeliana – quella della priorità dell’intero sulle parti, qui declinata in sintesi di tutti i dati e delle opinioni autorevoli – quel modello di razionalità si regge appunto su due pilastri. Il primo, di natura etica e strategica, esige una visione, un fine di lungo termine senza il quale la pratica politica gira a vuoto in lotte tattiche senza costrutto. Naturalmente, perché quel fine non sia un obiettivo disumano occorre ancorar­lo al rispetto assoluto della persona, alla ricerca della pace, a condizio­ni di vita accettabili per tutti. Questo è il pilastro “ideale”, visionario, etico. L’altro, altrettanto importante, è quello che investe direttamente la pratica politica quotidiana: riforme e non rivoluzioni; piccoli passi nella direzione giusta e non salti nel buio; mediazione, non forza bruta. La consapevolezza delle intricate interrelazioni tra le parti fa sì che un cambiamento locale inneschi conseguenze inintenzionali altrove. Pro­prio in questa parziale impredicibilità riposa il limite della sintesi he­geliana, se pretende di dominare la realtà in una singola presa olistica.

L’accurata documentazione, la densità informativa e le equilibra­te analisi delle pagine che seguono sono pienamente nobilitate da quei princìpi fondamentali, di natura schiettamente filosofica. In tempi di crisi la missione costruttiva che un intellettuale dovrebbe darsi può segnare davvero, se è fortunato, il corso storico; senz’altro, determina la personale responsabilità e credibilità. Anche nel recente passato filosofi da manuale hanno sostenuto ideologie totalitarie, mentre loro colleghi in minoranza davano il proprio “contributo allo sforzo bellico” con il solo rigore di idee controcorrente. È possibile trovarsi in disaccordo su singole questioni, anche rilevanti, discusse in questo libro: le sue proposte restano però fondate su solide premesse. L’auspicio è che il lettore, specie quello più giovane, possa recepire e trasmettere i suoi importanti messaggi di fondo.

LUCA LUNARDI

Presidente del Caffè Filosofico – Crema

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Antologia Immagini dal Futuro

Creemascolta

Antologia Immagini dal Futuro

Molti autori di questa antologia andavano all’asilo, o alla scuola elementare, quando uscì nelle sale cinematografiche “1997: fuga da New York”  di John Carpenter, regista di horror e fantascienza. Le immagini di quella pellicola sembrarono un po’ a tutti fantasie lontane. Fantascienza, appunto. Ma oggi, dopo decenni di sonno comatoso, anche il più irriducibile degli ottimisti inizia ad avvertire la sensazione di essere precipitato in un mondo  in cui la fantascienza è stata superata da una realtà mostruosa, tale da rendere quel vecchio film, al pari del celebre “1984” di George Orwell, una lettura di intrattenimento per scuole medie inferiori.

Dobbiamo ammettere che la situazione ci è letteralmente sfuggita di mano. Così come sarebbe onesto riconoscere che non è facile avere 20anni, o giù di lì, di questi tempi. Anche se molti puntano il dito su questa generazione di teenagers che si vorrebbe eternamente votata al culto dello svago e del godimento immediato, che si accusa di essere avulsa dalla realtà, sciaguratamente persuasa di vivere nel “meno peggiore dei mondi possibili”, turista permanente di Internet e della scappatella low-cost. E’ davvero così? E poi, siamo sicuri che sia tutta colpa loro? Ma soprattutto, perché fare di tutte le erbe un fascio quando è cosa nota che anche in un campo di gramigna nascono le viole? La decisione del blog CremAscolta di bandire un concorso per under30 dal titolo “Immagini dal futuro” è scaturita proprio da queste domande. Le viole sono spuntate e noi ne abbiamo raccolto un bel mazzolino. 

All’invito d’immaginare la propria città così come sarà fra trenta o quarant’anni non ha risposto la massa, ma quei pochi sono stati sufficienti a offrire un quadro abbastanza omogeneo della visione che le ultime generazioni hanno del loro futuro: un mondo devastato da catastrofi ecologiche, umanitarie, politiche e sociali, afflitto da una cronica mancanza di lavoro. Potrebbe apparire uno scenario da brivido; invece no, perché del disfacimento di questo mondo i più giovani sembrano non avere paura. Lo vedono anzi come una cosa naturale, un “passaggio” inevitabile, al quale, ne sono sicuri, loro sopravvivranno. 

Einstein diceva di non sapere come si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma di essere sicuro che la quarta si sarebbe fatta con le clave perché il “ritorno alla barbarie” era scontato. E’ un po’ questa la metafora dei nostri giorni: c’illudiamo di attraversare una fase di evoluzione e di progresso mentre siamo nel bel mezzo di un vero e proprio periodo di transizione, se non addirittura d’involuzione. Che, tuttavia, prelude a un rinnovamento profondo attuato su basi ben diverse da quelle su cui poggiava il precedente equilibrio. E alcuni giovani, non tutti, sembrano essersene accorti. Anche l'esperienza della scrittura, che richiede la capacità di uscire continuamente da una forma già data (e dai suoi ripetitivi godimenti) per andare verso nuovi e più alti piaceri, può fornire loro i mezzi per andare avanti. Spetta quindi agli adulti incoraggiare tale processo di trasformazione, e la presente antologia rappresenta di questo compito un piccolo esempio. 

Rita Rame

presidente di CremAscolta blog

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Città e Università

Adriano Tango

Città e Università

Fare dell’università un “motore di crescita” per Crema, una “fabbrica di cervelli”, un “incubatore di idee per imprese innovative”.

È questa la causa per cui si sta battendo da anni Giovanni Righini, docente presso il Polo didattico e di Ricerca. Lo testimonia questo preziosissimo e-book che tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro territorio dovrebbero leggere e meditare.

Un libro digitale rigoroso e, nello stesso tempo, appassionato.

Un libro che tocca a tratti livelli molto alti di analisi, ma che non manca di un tocco di ironia, come non manca di raccontare verità scomode.

L’autore è fortemente critico nei confronti di coloro che hanno puntato a “provincializzare” l’università, piegarla cioè semplicemente a bisogni locali, quando invece la mission di essa dovrebbe essere quella di “internazionalizzare” Crema, “portare il mondo a Crema” (import di idee, di competenze, di finanziamenti a progetti innovativi) e “portare Crema al mondo” (export di prodotti e servizi migliori e competitivi), “formare giovani imprenditori con competenze scientifiche e tecnologiche avanzate”.

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Il Paziente al Centro

Adriano Tango

Il Paziente al Centro

Un approccio davvero ingenuo quello della medicina antica?

Quali le radici storiche del simbolo tradizionale della medicina (il bastone con i due serpenti avvinti)?

In che misura Crema è stata antesignana in ambito medico, anticipando di un secolo la stessa Milano?

Il diritto del paziente di essere informato deve essere soddisfatto sempre, in ogni circostanza, senza tener conto del carattere e del livello culturale del paziente, anche contro la famiglia che esige il silenzio?

Che fare di fronte alla “disperata richiesta di aiuto” da parte di chi ha capito di essere in procinto di morire e non si rassegna?

Come comportarsi in presenza di un paziente che ha un grado di consapevolezza di gran lunga maggiore di quello che viene riconosciuto dall’entourage e vive in angosciata solitudine la… “commedia degli inganni”?

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Il Gigante e la Bambina

Antonio Bonelli

Il Gigante e la Bambina

E' una storia vera, narra fatti accaduti da queste parti moltissimi, moltissimi anni fa. Quando ancora gli Dei e gli Uomini si parlavano.

Quando non esistevano né macchine né telefoni e la gente viveva in perfetta sintonia con la natura, al ritmo delle stagioni.

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Ecatombe

Livio Cadè

Ecatombe

I testi qui presentati sono gli appunti da me usati come canovaccio per due relazioni tenute nell’ambito degli incontri organizzati dal Caffè Filosofico di Crema. Ad essi ho aggiunto un intervento scritto per una relazione in altra sede. Questi testi sono poco più di una traccia mnemonica, necessaria per intavolare un discorso e definirne le linee generali. I temi e gli argomenti vengono esposti in

forme sintetiche, commisurate al tempo di una conferenza, senza alcuna pretesa letteraria. Questo evidente limite avrebbe imposto, nel caso di una pubblicazione, una completa revisione dello stile e dei contenuti, con numerose integrazioni, più approfondite disamine, l’eliminazione di inevitabili ripetizioni. Tuttavia, ho scelto di conservare la forma originaria di queste note, sperando che in esse si trovi materia sufficiente per una riflessione. Ho cercato di attenermi a un discorso semplice e piano anche se in alcuni punti – per esempio quando si tratta di pensare una definizione della morte – è stato impossibile evitare del tutto alcune difficoltà concettuali.

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La Calda Estate del (19)48

Tiziano Guerini

La Calda Estate del (19)48

“Divertissement…”: non trovo altra parola più appropriata per definire questo lavoro. “Giunto a vegliarda età”( come direbbe l’autore de’ Il nome della rosa) mi è venuta la voglia di costruire storie, più o meno credibili, partendo da documenti autentici. Questo e' il secondo di questi scritti dopo " Quel pasticcio brutto di vicolo Sala".

Spero che altrettanto divertimento, come l’ha avuto l’autore, l’abbia ugualmente il lettore. O per lo meno non ne rimanga scandalizzato per la modestia del racconto, o annoiato per la sua banalità. Se proprio si volesse trovare qualche merito storico a questi scritti (cosa non obbligatoria) si potrebbe pensare che è stata buona cosa liberare i documenti da qualche polveroso scaffale!

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L'Ultimo Volo del Beija-Flor

Alvaro Stella

L'Ultimo Volo del Beija-Flor

Con il racconto L’ultimo volo del beija-flor l’autore offre al lettore non solo l’emozione investigativa caratteristica delle precedenti opere d’ambientazione francese, ma i nuovi colori tropicali offerti dal variopinto mondo carioca. Non è più la Provence dunque, ma è Rio de Janeiro ad esser lo scenario nel quale si muovono gli affascinanti personaggi che animano il racconto. La lunga spiaggia di Barra da Tijuca, l’incanto delle notti della Lapa ed i misteri del candomblé avvolgono l’intreccio amoroso che si svela durante il racconto: Kim, un’affascinante cantante e ballerina; Ney un giovane salva-vidas; Ubaldo, ufficiale dei pompieri e sua moglie Karen sono i personaggi osservati dall’attento occhio dell’investigatore Olegário. L’ultimo volo del Beija-flor non tratta di un caso da risolvere, né di un omicidio da svelare, ma della passione e di come questa agisce sui destini dei personaggi.

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Forse Tu la Scampi

Lorenzo Miti

Forse Tu la Scampi

Dietro le mentite spoglie di “ Lorenzo Miti “ si nasconde un autore dai mille volti e dai mille nomi. Stavolta il suo personaggio è un collezionista sui generis, che colleziona commenti e messaggi di familiari di pazienti (tutti gravi e alcuni addirittura morti) nei reparti di rianimazione di diversi ospedali. Sono documenti intensamente umani e talora esilaranti che testimoniano fino a che punto la relazione viva tra uomini, il loro incontrarsi in uno spazio fisico e mentale reale, è sostituita dall’incontro virtuale, attraverso gli ingannevoli strumenti avveniristici della nuova tecnologia. 

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il cielo sopra Berlino... non l'ho visto 1

Marialisa Leone

il cielo sopra Berlino... non l'ho visto 1

Inverno 2011: sul grande nastro autostradale che si snoda tra le estese colline dal disegno lungo e morbido della Franconia inizia il viaggio in automobile verso Berlino. Lasciata l’austera Norimberga, Marialisa e Franco giungono a Bayreuth, la città musicale gemellata con Positano, dove l’autrice ritrova insieme alle musiche di Wagner lo spirito della sua infanzia. Fa freddo, molto freddo, ma la neve farinosa non trattiene in casa i viaggiatori, né la gente del posto, che affolla negozi e locali addobbati per le festività natalizie. Meno otto gradi tra le colline e le foreste sterminate di abeti e betulle. Meno dieci gradi in Turingia, dove tocchi di rosa pallido e grigio azzurro sfiorano il biancore della terra tutta fremiti di cespugli delicati di cristallo. Zeitz, Lipsia, i boschi secolari del Brandeburgo, ed ecco finalmente Berlino. L’aria è di ghiaccio, ma la vita berlinese scorre come se niente fosse sottoterra. Nelle gallerie passagen interne, gli Hofe, c’è di tutto: negozi, cinema, ristoranti, zuppe calde e torte. Gli spazi a Berlino sono enormemente dilatati e fare chilometri a piedi è una regola quotidiana. La città non ha un vero e proprio centro ma tanti centri tutti lontani tra di loro. Dall’Italia si susseguono intanto le telefonate di Tonino Guerra che vuole avere da Marialisa notizie sull’arte e l’architettura berlinesi. Dopo il Capodanno in un ristorante vegetariano e qualche giorno a spasso tra quartieri e mercatini, incomincia il viaggio di ritorno. Felici di avere fatto la scelta giusta, perché non c’è mezzo migliore dell’automobile per gustare paesaggi, persone e sapori lentamente, in modo da assimilarli fino in fondo.

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L'Odissea dell'Orso

Rita Rame

L'Odissea dell'Orso

Dopo aver ritrovato il suo tempo insieme al gusto di leggere i classici, l’avvocato Camillo Prandolin – per tutti Prando – intuisce che il reale scenario dell’Iliade e dell’Odissea potrebbe non essere stato il Mediterraneo, come comunemente si crede, ma il profondo Nord. Conferma il suo sospetto una miriade d’indizi: il clima freddo, la notte chiara, il mare livido e burrascoso, i porti immersi nella fitta nebbia, le frequenti nevicate, le fertili pianure coltivate a orzo e grano, il mitico Fiume Oceano (la Corrente del Golfo) l’alta statura degli eroi e i loro lunghi capelli biondi. Deciso a saperne di più parte quindi per la Scandinavia, dove, ad attenderlo all’aeroporto di Copenaghen, c’è un taxi guidato da una specie di circe con la testa rossa di riccioli e negli occhi lo stesso lampo solare della mitica strega. Come la vede Prando capisce che da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa. Inizia da qui una lunga odissea attraverso il mondo degli Achei, le coste del Baltico fino a Troia, la Finlandia meridionale e il nord dell’Atlantico, teatro delle avventure più incredibili di Ulisse, che ripiega infine verso Itaca, nelle isole danesi. Lo accompagnano in questa avventura ai confini del magico gl’immancabili sms di sua sorella Wilma, una buona scelta di brani rock sparati a palla nell’abitacolo della Skoda Yeti color indaco presa a noleggio e una piccola folla di personaggi enigmatici e strampalati come la bella e colta Anja Lagerkvist, il maître di lungo corso Ilmari Korhonen, il falegname in pensione Erkki Hannikainen, una scorbutica e misteriosa sciamana sami, lo stravagante dottor Lars Danielsson e il norvegese Tor Nansen, pilota di un moderno peschereccio con la cabina dotata di filodiffusione e custode dell’impronunciabile segreto di Omero ……

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Crema - Breve guida pratica

Matteo Patrini

Crema - Breve guida pratica

Una guida turistica di Crema che esce dai soliti canoni. Sono pagine che scorrono tra le mani con facilità, grazie a un’esposizione rapida e sintetica che, con apprezzabile sollecitudine, vuole raccontare il più possibile senza avere la pretesa di proporsi come esauriente enciclopedia di cose cremasche. Personaggi, monumenti, chiese e palazzi, ma anche folklore, cucina, sport e dialetto, costituiscono la trama di questo lavoro di Matteo Patrini, arricchito da una galleria di belle immagini. L’idea è quella di aprire le porte della nostra città insieme a quelle di ville e castelli, senza dimenticare alcuni itinerari nella natura, da seguire in moto o in bicicletta, per imparare a conoscere un territorio non fenomenale nelle sue forme, ma di gradevole aspetto. 

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Chiunque tu sia

Piero Carelli

Chiunque tu sia

«Non sono mai riuscito a liberarmi dalla tentazione di capire e di ricercare delle motivazioni “ragionevoli” per credere». La cifra della testimonianza di Piero Carelli, l’indagine inesausta di una vita intera, è in questa insopprimibile fiducia nell’uomo, “animale razionale” che reca in sé l’anelito al Numinoso.

La tredicesima pubblicazione del Caffè Filosofico è una gemma dalle molte sfaccettature. Si tratta in primo luogo di una «confessione» articolata che attesta un cammino personale, ma «tutti coloro per i quali il problema-Dio conta ancora» riconosceranno molti dei propri stessi travagli. È un lavoro introspettivo e appassionato, ma anche documentato e rigoroso. Al di là del dichiarato agnosticismo, fallirebbe il lettore che volesse etichettare gli orientamenti dell’autore: la ricerca non è condotta con l’intento di giustificare posizioni preconcette e non prestabilisce l’approdo, nella libertà delle migliori imprese filosofiche. Anche il “nulla” finale, nulla ha da spartire con “nichilismo”: non è affatto vero, per Carelli, che fuori dalla «città di Dio» crollano tutti i valori, perché resta la «città dell’uomo». Questo principio, che non esclude la meditazione sulle “cose ultime”, rende possibile instaurare un dialogo proficuo tra “credenti” e “diversamente credenti”. Tutti devono vivere, infatti, tra le mura di quella città non celeste e cooperare per la sua buona politica che è, nelle parole dell’autore, «la più alta forma di carità».

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QUEL PASTICCIO BRUTTO DI VICOLO SALA

Tiziano Guerini

QUEL PASTICCIO BRUTTO DI VICOLO SALA

Un libro di schiacciante attualità, che esce in concomitanza con l’avvio della campagna referendaria per l’abolizione della legge Merlin e la legalizzazione della prostituzione. La vicenda si consuma sullo sfondo della Crema degli Anni Trenta e ruota attorno alla casa chiusa di vicolo Sala. Alcuni personaggi sono di fantasia, ma i protagonisti sono reali, così come autentiche sono le lettere inviate da Monsignor Allovisio alle varie autorità, dal Prefetto all’onorevole Farinacci, nell’intento – che poi risulterà vano – di far chiudere la casa di tolleranza di vicolo Sala e far dormire sonni tranquilli ai parrocchiani della SS. Trinità di Crema. L’Allovisio morirà prima dell’introduzione della legge “Merlin”, varata nel 1958 al fine di debellare la prostituzione e risultata totalmente inefficace. Non solo questo fenomeno non è stato sconfitto dalla normativa ma, anzi, è aumentato e ha assunto connotazioni ancor più preoccupanti. Oggi in Italia la prostituzione è anche minorile e gestita per lo più da racket malavitosi. Si stima che le prostitute che esercitano la professione sulla strada siano un numero compreso tra le 50 e le 70mila, con 9 milioni di clienti e un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro annui. Attraverso numerosi sondaggi i cittadini si sono già espressi favorevolmente circa un riconoscimento e una disciplina di questo antico “mestiere”, in quanto si tratterebbe si sottrarre ai racket molte ragazze oggi sfruttate e picchiate, che invece potrebbero esercitare la professione che hanno scelto in posti ordinati, puliti e protetti, dove si va semplicemente a fare del sesso. Ma poiché non tutti sono d’accordo, il dibattito continua.

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Angioletti e diavolacci

Adriano Tango

Angioletti e diavolacci

Il tema degli scavi - lo scenario dei fortunati romanzi dell,autore - diventa qui una metafora, come metafore sono gli “angioletti” e i “diavolacci” che danno il titolo alla presente raccolta di novelle. Siamo di fronte a pagine da cui emerge con prepotenza un po’ tutta la personalità vulcanica dell’autore: la calda umanità, i guizzi della fantasia, gli slanci di affetto, la fine capacità di penetrare nell’universo femminile (con le sue impennate umorali e con le sue tenerezze).Adriano Tango, dopo avere… lavato a lungo i suoi panni in Arno, dimostra di padroneggiare le tecniche narrative più efficaci: non è un caso che catturi costantemente il lettore. Lo cattura con la magia della parola, con l’equilibrato dosaggio di colpi d’ala dell’immaginazione e di riflessione. Lo cattura fotografando con disincanto la disintegrazione della famiglia, trasmettendo la sua passione civile (contro “ingegneri cementificatori assatanati”), posando il suo sguardo sugli aspetti più inquietanti e più sorprendenti della tecnologia del nostro secolo, avventurandosi con discrezione, qua e là, nel giardino della filosofia (vedi, tra l’altro, il dialogo sul relativismo) e negli universi paralleli ipotizzati dalla scienza contemporanea. Cattura, stupisce, emoziona.

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Bianco

Renata Boselli

Bianco

Il titolo di questa raccolta è preso da una poesia dall'incipit folgorante: “Muri a calce del sud ebbri di sole”. Il libro contiene ottantotto liriche e costituisce la seconda serie di versi ordinati dall'autrice. Vi ritroviamo alcuni temi cari a Renata: l'amore, i colori, la Sardegna, il mare. Centrale nella sua esperienza poetica è la luminosità unita a un senso di libertà inebriante. Ci colpisce il sorriso che pervade ben sedici poesie di straordinaria vitalità, ma anche la vibrante intensa musicalità. Il suo universo espressivo è illuminato dalla giocosità divertita e accende la realtà di bagliori inediti.

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La società fetalizzata

Secondo Giacobbi

La società fetalizzata

I recenti sviluppi della scienza e tecnologia medica hanno protratto in maniera straordinaria la durata della vita. Il fenomeno ha profondamente trasformato, e trasformerà sempre più radicalmente, la vecchiaia e la morte, sottoponendone lo statuto antropologico ad una vera e propria mutazione. Vecchi sempre più longevi sono così destinati a cadere in una condizione di “fetalizzazione” che spoglia la loro condizione esistenziale di qualsiasi dignità e pone famiglie e società di fronte a problemi di accudimento sempre più difficili. Al tempo stesso l’anziano o il vecchio ancora in buone condizioni di vita esprimono con sempre maggiore frequenza una domanda di sostegno psicologico, di ricerca di senso e di ri-narrazione del proprio Sé attraverso l’esperienza della psicoterapia. Il libro indaga e riflette su tali fenomeni con radicalità di analisi e di riflessione clinica.

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La Fiera di Santa Maria

Gruppo Antropologico Cremasco

La Fiera di Santa Maria

Lo scetticismo e l'abitudine ormai consolidata alla ricerca di nuovi stimoli spettacolari, sensazionali e giganteschi (quali i mezzi di comunicazione di massa si affrettano a garantirci), tende a far rimpicciolire il nostro occhio e la nostra acutezza visiva. Nella vita quotidiana l'attenzione per le sfumature e i dettagli si attenua, forse anche perché il mondo in cui viviamo ha ormai raggiunto un tale grado di complessità che si impone, da parte nostra, una cernita e una semplificazione dell'immensa mole di informazione e stimoli che riceviamo. […] Due dimensioni che sembrano appunto andare irrimediabilmente appiattendosi sono quelli della storia e della festa. Il fatto che molta cultura pubblicistica culturale verta su questi argomenti non è ancora un argomento a favore della loro sopravvivenza.

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